Il nonno del nuovo capo dell’MI6 era una spia nazista. Ma non stiamo parlando di uno dei tanti “doppiogiochisti” che sono finiti a lavorare per il Comitato XX di John Cecil Masterman e il controspionaggio britannico che aveva deciso di usare gli agenti nazisti per fargli diffondere false informazioni e fuorviare i vertici del servizi segreti tedeschi, l’Abwehr e lo Sicherheitsdienst (SD). Al contrario, il nonno di Blaise Metreweli, designato come agente N.30 del Abwher era considerato un fedele nazista e “principale informatore” di Adolf Hitler a Černihiv. Un uomo che si vantava di aver ucciso molti ebrei e aveva ricevuto il soprannome di “Macellaio“. Quasi un personaggio degno delle strazianti Benevole di Jonathan Littell.
Non abbiamo fatto in tempo a finire di celebrare la nomina di Blaise Metreweli, prima donna a capo del Secret Intelligence Service, che un’indagine del Daily Mail ha già gettato un’inquietante ombra sulla sua famiglia, svelando al mondo che Constantine Dobrowolski, suo nonno, è stato un collaborazionista nazista reclutato dai servizi segreti tedeschi per diventare l’ “informatore chiave” per Hitler per ciò che riguardava la Oblast di Černihiv, nell’Ucraina settentrionale.
Le rivelazioni sui suoi crimini, incluse le sue presunte responsabilità nel genocidio di ebrei, hanno “sollevato interrogativi profondi sulla memoria storica e sull’identità di Metreweli“, che ha dichiarato di non aver mai conosciuto il nonno paterno, essendo cresciuta in un contesto familiare segnato da “conflitti e divisioni”.
Zelante assassino di ebrei e ucraini
Le ricostruzione storiche rivelano che Dobrowolski disertò dall’Armata Rossa per diventare una spia nazista. L’agente N.30 dell’Abwher rimase nell’Ucraina occupata fino 1943, ossia fino alla conquista della regione da parte dall’Armata da cui aveva disertato, proprio per evitare di essere catturato dai sovietici, ed essere certo di sfuggire agli interrogatori dello SMERŠ , il dipartimento di controspionaggio dell’Armata Rossa che agiva al motto di “morte alle spie“. I documenti che convalidano questa ricostruzione della storia sono stato “scoperti” in un archivio tedesco, mostrerebbero che Dobrowolski era conosciuto dai nazisti e che i sovietici offrivano una taglia di 50.000 rubli, circa 200.000 sterline attuali, a chi lo avesse consegnato, definendolo “il peggior nemico del popolo ucraino“.
Secondo un’indagine condotta dal Daily Mail, il nonno dell’attuale capa dall’MI6 voleva vendicarsi dei sovietici per aver “ucciso la sua famiglia e averne confiscato i beni durante la rivoluzione del 1917“. Ciò non giustificherebbe lo zelo nel firmare la sua corrispondenza dove si vantava di aver “partecipato personalmente allo sterminio degli ebrei” o di “aver ucciso centinaia di soldati ucraini” come zelanti saluti nazisti. Secondo le ricostruzioni, il padre del nuovo vertice dell’MI6 trovò rifugio nel Regno Unito subito dopo la fine della guerra, prendendo il cognome del patrigno, David Metreweli.
Il Foreing Office ha commentato la vicenda sottolineando come le origini est-europee di Miss. Metreweli, che è cresciuta all’estero prima di studiare antropologia a Cambridge, ed entrare a far parte dell’MI6 nel 1999, conducendo una brillante carriera, non fanno altro che illustrare come una “complessa eredità” possa contribuire solo al suo “impegno nella prevenzione dei conflitti e nella protezione del pubblico britannico dalle minacce moderne provenienti dagli stati ostili di oggi, in qualità di prossimo capo dell’MI6“. Del resto, suo nonno è solo il fantasma che appartiene a un passato oscuro. Un passato che in fondo riguarda gran parte dell’Europa e anche dell’America; non solo la famiglia da cui proviene la nuova “M”.
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