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Spionaggio

Slovenia, spie israeliane nel cuore della campagna elettorale: scandalo a pochi giorni dal voto

Scandalo spionaggio in Slovenia: Black Cube, l’agenzia israeliana vicina a Netanyahu, accusata di aver spiato il governo Golob
Slovenia spionaggio Israele

Scandalo spionaggio in Slovenia. A meno di una settimana dalle elezioni parlamentari del 22 marzo, una clamorosa inchiesta della storica rivista Mladina ha scosso il panorama politico del Paese, rivelando un presunto caso di interferenza straniera che coinvolge la controversa agenzia di intelligence privata israeliana Black Cube. Secondo l’inchiesta, la società – nota per i suoi legami con ambienti vicini al governo di Benjamin Netanyahu – avrebbe spiato e registrato segretamente esponenti del governo di centrosinistra e loro alleati, con video compromettenti poi diffusi anonimamente online.

La coalizione di centrosinistra guidata dal premier Robert Golob arranca nei sondaggi, tallonata dal centrodestra del leader dell’opposizione Janez Janša. Le nuove rivelazioni rischiano però di ribaltare gli equilibri della campagna elettorale e di aggravare ulteriormente le già tese relazioni tra Israele e Unione Europea, soprattutto alla luce della posizione filo-palestinese assunta da Lubiana negli ultimi mesi. A seguito dell’inchiesta, il primo ministro Golob ha convocato una conferenza stampa, denunciando una possibile «interferenza di servizi stranieri» nel processo democratico sloveno. «È inaccettabile che attori esterni tentino di condizionare il voto dei cittadini», ha dichiarato, senza però fornire dettagli operativi per non compromettere eventuali indagini in corso.

L’inchiesta di Mladina

L’inchiesta di Mladina, realizzata in collaborazione con giornalisti dell’8 March Institute, ricostruisce una sequenza inquietante. A dicembre 2025, alti rappresentanti di Black Cube – tra cui il co-fondatore e Ceo Dan Zorella e l’ex generale israeliano Giora Eiland, già consigliere per la sicurezza nazionale – sarebbero arrivati a Lubiana con un jet privato. Fonti e dati di tracciamento dei voli indicano un incontro di circa due ore con Janez Janša presso la sede del suo partito SDS.

L’agenzia di intelligence slovena Sova ha confermato l’ingresso nel Paese dei quattro israeliani il 22 dicembre, ma non ha potuto verificare il contenuto del colloquio. Nelle settimane successive, esponenti governativi e loro collaboratori sono stati avvicinati con la classica tattica di Black Cube: falsi investitori o potenziali partner (in questo caso sotto la copertura di un finto fondo britannico chiamato “Stockard Capital”) li avrebbero attirati in incontri, spesso a Vienna o in altre località, registrandoli di nascosto. Pochi giorni fa sono poi comparsi online, su un sito anonimo, spezzoni di video editati che contengono accuse di corruzione e dichiarazioni imbarazzanti, spesso decontestualizzate.

I rapporti con Netanyahu di Black Cube

Black Cube, società fondata da ex agenti dei servizi segreti israeliani, è da tempo soprannominata un Mossad privato proprio per i suoi stretti rapporti con l’apparato di sicurezza di Tel Aviv e, in particolare, con la cerchia di Netanyahu. La sua fama negativa deriva soprattutto dall’operazione condotta per conto del produttore cinematografico Harvey Weinstein: l’agenzia aveva spiato giornalisti e accusatrici del magnate, poi condannato per stupro, scavando nel loro passato alla ricerca di informazioni compromettenti.

Come riporta Haaretz, l’agenzia di intelligence privata israeliana è stata collegata a operazioni mirate contro la società civile in Ungheria in vista sia delle elezioni del 2018 sia di quelle del 2022. Nel 2018, Politico Europe rivelò che agenti dell’azienda avevano utilizzato società fittizie per attirare funzionari di organizzazioni non profit legate a George Soros in incontri durante i quali venivano segretamente registrati. Il materiale emerse alcune settimane prima del giorno del voto e fu utilizzato nella campagna elettorale.

Nel 2022, gli stessi operatori impiegarono falsi profili LinkedIn per intrappolare giornalisti e attivisti critici nei confronti del primo ministro ungherese Viktor Orbán. LinkedIn (di proprietà di Microsoft) confermò che l’operazione era riconducibile a Black Cube e rimosse sia i profili falsi sia la pagina aziendale della ditta per violazione dei termini di servizio.

Trattandosi di spie israeliane, e non russe, difficilmente questa notizia clamorosa avrà grande eco sulla grande stampa “mainstream” sempre pronta a denunciare le (presunte) ingerenze di Mosca nei processi elettorali europei. Ad oggi si è scelta la via del silenzio.

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