Fonti del Dipartimento di Giustizia hanno rivelato che l’ex direttore della CIA, John Brennan, e l’ex direttore dell’FBI, James Comey, sono attualmente sotto indagine penale per possibili irregolarità legate all’inchiesta sul Russiagate, compreso il presunto rilascio di dichiarazioni false al Congresso.
Secondo quanto riferito, il direttore della CIA John Ratcliffe ha trasmesso al direttore dell’FBI Kash Patel prove di presunti illeciti da parte di Brennan, aprendo di fatto un’inchiesta criminale. Sebbene i dettagli non siano stati resi noti, l’indagine sembra includere, almeno in parte, le dichiarazioni che Brennan avrebbe rilasciato al Congresso. Sul fronte di Comey, fonti del Dipartimento di Giustizia hanno confermato l’esistenza di un’indagine aperta, ma senza fornire dettagli sulle specifiche accuse.
Il dossier Steele e la sua controversia
Al centro delle accuse vi è la decisione di includere nel documento di valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti (ICA) del 2017 il cosiddetto “dossier Steele”, un documento anti-Trump pieno di affermazioni non verificate e in gran parte smentite, commissionato dalla società Fusion GPS e finanziato dalla campagna presidenziale di Hillary Clinton e dal Comitato Nazionale Democratico.
Un rapporto recentemente declassificato ha riconosciuto per la prima volta da parte di funzionari di carriera della CIA la politicizzazione del processo con cui fu redatto l’ICA, soprattutto per l’influenza di nomine politiche dell’era Obama. I documenti rivelano che Brennan spinse personalmente per includere il dossier nel rapporto, nonostante i dubbi interni. Durante la sua testimonianza davanti alla Commissione Giudiziaria della Camera nel maggio 2023, Brennan dichiarò invece di non ritenere che il dossier dovesse essere inserito nel documento di intelligence. Una contraddizione che ora alimenta i sospetti sull’accuratezza delle sue dichiarazioni ufficiali.
Dettagli sull’origine e l’uso del dossier
L’allegato declassificato riporta che:
“Una fonte dell’FBI (Steele), utilizzando fonti secondarie identificate e non, ha fornito informazioni politicamente sensibili dall’estate all’autunno del 2016 sugli sforzi di influenza russi volti alle elezioni presidenziali USA. Abbiamo solo una limitata corroborazione delle informazioni fornite e non le abbiamo usate per le conclusioni analitiche dell’ICA della CIA/FBI/NSA”.
Prosegue precisando che:
“La fonte raccolse queste informazioni per clienti privati e non fu compensata dall’FBI. Inoltre, il rapporto di Steele non fu sviluppato dalla rete di fonti secondarie dell’FBI”.
Il rapporto aggiunge:
“La fonte ha dichiarato di non poter garantire per l’accuratezza o l’origine delle ulteriori informazioni fornite, pertanto esse non sono state incluse nel prodotto finale”.
Il rapporto del DOJ e il ruolo dell’FBI
L’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, ha anche esaminato l’inclusione del dossier Steele nell’ICA nel suo rapporto sulle presunte irregolarità legate all’uso del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA). Nel rapporto, pubblicato nel 2019, Horowitz evidenziò “significative inesattezze e omissioni” nei mandati FISA ottenuti contro Carter Page, ex collaboratore della campagna Trump, che si basavano pesantemente sul dossier, nonostante la mancanza di prove concrete a sostegno delle accuse.
Lo scenario politico e l’allarme Brennan
Nel 2020, è emerso che Brennan aveva informato l’allora presidente Obama e i vertici dell’amministrazione sul fatto che la candidata democratica Hillary Clinton stava pianificando di “gettare fango” su Trump legandolo alla Russia. Il 28 luglio 2016, Brennan riferì a Obama di un piano di un consulente di Clinton per “vilipendere Donald Trump attraverso uno scandalo che accusava il servizio di sicurezza russo”. Alla riunione parteciparono, oltre a Obama e Brennan, anche James Comey, il vicepresidente Joe Biden, l’allora procuratore generale Loretta Lynch e l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper.
Dopo il briefing, la CIA inviò queste informazioni tramite un responsabile delle operazioni di controspionaggio a Comey e a Peter Strzok, con oggetto “Crossfire Hurricane”.
L’inizio di Crossfire Hurricane
Il 31 luglio 2016 l’FBI aprì un’indagine di controspionaggio su possibili collusioni tra la campagna Trump e la Russia, nota internamente come Crossfire Hurricane. L’indagine fu affidata al Procuratore Speciale Robert Mueller, che dopo quasi due anni concluse senza trovare prove di cospirazione o coordinamento criminale.
Successivamente, John Durham fu nominato procuratore speciale per indagare sulle origini di “Crossfire Hurricane”. Il suo rapporto evidenziò che: “Se l’FBI avesse aperto l’indagine Crossfire Hurricane come una valutazione, e avesse raccolto e analizzato dati in combinazione con le informazioni sul piano di Clinton, è probabile che le informazioni ricevute sarebbero state esaminate, almeno, con uno sguardo più critico”.
Durham continuò affermando che: “L’FBI non agì su ciò che avrebbe dovuto essere – se combinato con altri fatti incontrovertibili – un chiaro segnale d’allarme che l’FBI potesse essere il bersaglio di un tentativo di manipolare o influenzare il processo di giustizia per scopi politici durante le elezioni presidenziali del 2016”.
Richiesta di responsabilità alla Casa Bianca
La Casa Bianca chiede che i funzionari dell’era Obama siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato: “Il presidente Trump aveva ragione — di nuovo. Chi ha partecipato a questo scandalo politico deve essere ritenuto responsabile per la frode commessa contro il presidente Trump e per le bugie raccontate al popolo americano”.
Questa inchiesta rappresenta una svolta significativa nella lunga vicenda del Russiagate, aprendo scenari nuovi su possibili abusi istituzionali e manipolazioni politiche. L’esito dell’indagine penale su Brennan e Comey sarà fondamentale per chiarire responsabilità e ripristinare, se possibile, la fiducia nell’intelligence americana.

