L’ombra di Pegasus si staglia sul Marocco: secondo un’inchiesta di un consorzio giornalistico guidato da Forbidden Stories e comprendente testate del calibro del Guardian, di Le Monde e di Haaretz per un totale di 14 media, starebbero emergendo pesanti prove dell’utilizzo dello spyware israeliano che consente infezioni a distanza di telefoni cellulari e altri device, sviluppato dal gruppo israeliano Nso, da parte del governo di Rabat fin dal 2017. A operarlo sarebbe stata la Direction Générale de la Surveillance du Territoire (Dgst), l’intelligence interna marocchina, per almeno quattro anni, secondo quanto ha dichiarato un ex insider consultato dai media che hanno condotto l’inchiesta.
Gli obiettivi? Membri del Fronte Polisario, l’organizzazione che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, come l’attivista Aminatou Haidar, attivisti, politici e giornalisti francesi e spagnoli. Secondo le fonti che hanno lavorato al rapporto si potrebbe sospettare anche il fatto che Pegasus sia stato utilizzato per cercare di intercettare degli esponenti di primo piano del governo spagnolo: il Guardian scrive che secondo l’inchiesta sarebbe riconducibile proprio alla Dgst l’infezione da parte di Pegasus del cellulare del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e della titolare della Difesa, Margarita Robles, rivelata dall’esecutivo di Madrid nel maggio 2022, un anno dopo i fatti. Nel mirino anche il Ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, in una fase critica ove Madrid e Rabat erano intente in un braccio di ferro politico.
La testata britannica riporta che in precedenza Rabat avrebbe sperimentato anche per la sorveglianza interna questo sistema attivabile da remoto e di matrice israeliana, ritenuto un’avanguardia della cyberwarfare offensiva. La testata britannica dice esplicitamente “recenti analisi indicano che la Dgst potrebbe responsabile degli attacchi mirati contro gli alti funzionari politici spagnoli” su cui, in precedenza, le inchieste giudiziarie non sono riuscite a fare chiarezza. La pistola fumante per confermare queste accuse, chiaramente, non c’è e va ricordato che il Marocco anche in passato ha sempre respinto ogni addebito.
La gola profonda
Safir, nome in codice dell’ex agente marocchino che ha raccontato la storia al consorzio giornalistico, indica peraltro che la copertura per l’ingresso di Pegasus in Israele sarebbe stata una compagnia emiratina, FSSYS Maroc, che a detta dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project avrebbe avuto formalmente un contratto con la società israeliana, che cosi non sarebbe apparsa come fornitrice diretta della Dgst. In tal senso, questo fatto, se confermato, aprirebbe delle chiavi di lettura interessanti: mostrerebbe la pervasività della cooperazione tra Israele e Emirati Arabi Uniti sul piano strategico anni prima della firma degli Accordi di Abramo conclusi nel 2020, che ha ufficializzato la distensione; consoliderebbe la relazione tra entrambi i Paesi e il Marocco, che nel dicembre 2020 ha normalizzato a sua volta le relazioni con Israele sulla scia di quanto fatto da Abu Dhabi e dal Bahrein; aprirebbe a un profondo dibattito sul possibile uso dello spionaggio cyber contro gli indipendentisti del Sahara occidentale.
Insomma, l’inchiesta tocca molti nervi scoperti di una storia misteriosa e che chiama in causa rapporti politici e interessi strategici consolidati e profondi: Rabat per ora non risponde nel merito anche se va detto che, politicamente, l’inchiesta non ha per ora prodotto svolte politiche. Proprio ieri il premier francese Sebastien Lecornu era in Marocco per rafforzare la partnership con Rabat, attore sempre più strategico al crocevia tra Maghreb e Africa profonda, e Sanchez nei mesi scorsi ha consolidato il rapporto col Paese posto oltre lo Stretto di Gibilterra su commercio e gestione dell’immigrazione. In tal senso, è difficile sapere quale sia la verità: la prudenza resta d’obbligo, anche se la mole di prove presentata dalle testate coinvolte nell’inchiesta indubbiamente rivelino che molto resti ancora da scoprire su Pegasus e sui giochi di spie consumati all’ombra della rete, tra infezioni cyber e rivalità coperte.
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