Negli ultimi anni, un numero crescente di Stati autoritari ha intensificato l’uso di operazioni segrete all’estero per eliminare o intimidire dissidenti, oppositori politici e attivisti. Dalla Russia alla Cina, passando per l’Iran, la Turchia e, più recentemente, l’India, questi regimi sfruttano un mix di intimidazione, rapimenti, minacce e omicidi per controllare la diaspora e soffocare ogni forma di dissenso. La Russia, per esempio, è stata associata a più di 60 morti sospette in Europa e Russia dal 2022, secondo Michael Weiss di The Insider. Queste operazioni sono spesso mascherate da episodi criminali, complicando la risposta delle autorità occidentali.
L’Iran e il controllo della diaspora
L’Iran è tra i paesi più attivi in questo campo. Nel Regno Unito, secondo l’MI5, dal 2022 sono stati sventati almeno 20 complotti iraniani volti a colpire dissidenti e cittadini britannici di origine iraniana. Operazioni simili sono state documentate in altri Paesi europei, con attivisti perseguitati da agenti iraniani che utilizzano metodi di coercizione e intimidazione. Questi attacchi non sono limitati all’Europa: in Canada, il Servizio di Sicurezza Intelligente (CSIS) ha denunciato ripetuti tentativi di minaccia contro dissidenti iraniani, dimostrando la portata globale delle attività di Teheran.
La Turchia e il ricorso ai rapimenti
Il Governo turco ha utilizzato tattiche simili, concentrandosi sulla diaspora curda e sui critici del regime di Erdoğan. La National Intelligence Organization (MIT) è stata accusata di rapimenti mirati, che spesso culminano nella deportazione forzata in Turchia. Questa pratica si accompagna a campagne di intimidazione, come testimoniano i numerosi giornalisti e attivisti perseguitati in Europa. La Turchia sembra voler estendere il proprio controllo anche oltre i confini nazionali, cercando di neutralizzare figure scomode ovunque si trovino.
La Cina e il nuovo fronte della repressione
La Cina, nel frattempo, ha intensificato il suo controllo sulla diaspora uigura e sugli oppositori politici, utilizzando sia agenti governativi che intermediari occidentali per monitorare e minacciare individui ritenuti pericolosi per il Partito Comunista. Queste attività non si limitano all’Asia, ma si estendono anche a Stati Uniti e Europa, dove dissidenti cinesi hanno denunciato episodi di stalking e coercizione. Pechino sfrutta inoltre la collaborazione di gruppi criminali locali per aumentare la pressione sui propri obiettivi, dimostrando un approccio sempre più sofisticato.
L’India e il caso Khalistan
L’India rappresenta una novità in questo panorama. Tradizionalmente meno attiva nelle operazioni nere in Occidente, New Delhi ha intensificato le sue attività contro i separatisti Sikh e i gruppi kashmiri, considerati una minaccia alla stabilità nazionale. L’assassinio di Hardeep Singh Nijjar in Canada nel 2023 ha scatenato una crisi diplomatica tra Canada e India, evidenziando il ricorso dell’intelligence indiana (RAW) a metodi non convenzionali. Secondo le autorità canadesi, il RAW avrebbe collaborato con gruppi criminali locali, come il Bishnoi Group, per eseguire omicidi e intimidazioni. Questo modus operandi si è esteso anche agli Stati Uniti, dove l’intelligence indiana è stata accusata di pianificare operazioni contro leader separatisti.
Le implicazioni per l’Occidente
La crescente attività di questi Stati pone sfide significative per le democrazie occidentali. La mancanza di un’agenzia di intelligence unificata in Europa limita la capacità di risposta, mentre le restrizioni legali, come quelle vigenti in Germania, rendono difficile un’azione efficace contro le minacce transnazionali. Inoltre, la dipendenza geopolitica dall’India nella strategia indo-pacifica complica ulteriormente la possibilità di contrastare le operazioni indiane in Occidente. Questa situazione evidenzia la vulnerabilità delle democrazie liberali di fronte a regimi autoritari che sfruttano la libertà occidentale per perseguire i propri obiettivi.
Un futuro incerto
Se l’Occidente non agirà in modo coordinato e deciso, il rischio è che queste operazioni segrete diventino la norma. Ciò non solo minerebbe la sovranità degli Stati occidentali, ma eroderebbe anche la fiducia nelle istituzioni democratiche. È fondamentale adottare strategie comuni per monitorare e contrastare queste minacce, creando un sistema integrato di risposta che includa la cooperazione internazionale e l’adeguamento delle leggi. Senza un cambio di passo, le democrazie rischiano di diventare un terreno fertile per pratiche che minacciano i principi fondamentali della libertà e della sicurezza.
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