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L’intelligence australiana e le agenzie di spionaggio di Tel Aviv guidate dal Mossad, il servizio estero di Israele, stanno cooperando congiuntamente per la sicurezza di Canberra e per indagare sulle cause scatenanti del massacro di Bondi Beach a Sydney, dove ieri 15 persone sono rimaste uccise in un attacco contro la comunità ebraica celebrante Hanukkah.

L’Australian Security Intelligence Organisation (Asio), l’intelligence interna australiana che opera contro le minacce alla sicurezza dello Stato del Commonwealth, sta indagando sulle presunte affiliazioni allo Stato Islamico dei due attentatori, mentre i media israeliani notano che l’intelligence israeliana starebbe battendo un’altra pista, ben funzionale ai piani strategici di Tel Aviv, cercando di analizzare la possibile mano dell’Iran dietro gli attentati.

L’Australia, i Five Eyes e il dialogo con Israele

La cooperazione Mossad-Asio non deve stupire. Questo per almeno tre ragioni. In primo luogo, l’Australia è membro della rete d’intelligence dei Five Eyes, la più ramificata alleanza di spionaggio al mondo. Essa unisce le potenze dell’Anglosfera (Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda, Australia) e gli Usa in una convergenza informativa, strategica, politica sulle scelte securitarie. Inevitabilmente, è chiaro che per la predominanza americana e un trend storico consolidato Israele sia il primo partner di questa alleanza.

Documenti ottenuti dall’International Consortium of Investigative Journalists e trasmessi al Washington Post a ottobre indicano i Five Eyes come partner primari dell’intelligence israeliana assieme a Bahrein, Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per lo scambio informativo sulla situazione geopolitica del Medio Oriente. Chiaramente, per le quesitoni internazionali i servizi operativi sono quelli esterni ed è plausibile che per Canberra siano in campo l’Australian Secret Intelligence Service (Asis), equivalente dell’Aise italiana, e l’Australia Signals Directorate sottoposto al ministero della Difesa

Il ruolo di Pine Gap per le intelligence occidentali e Israele

In secondo luogo, dalla guerra di Gaza in avanti tale cooperazione d’intelligence si è rafforzata anche in parallelo alla crescente presa di distanza da parte del premier laburista Anthony Albanese dal governo di Benjamin Netanyahu, culminata a settembre nel riconoscimento della statualità palestinese da parte di Canberra. Il simbolo di questa cooperazione è la base di Pine Gap, sita vicino ad Alice Springs, nel cuore desertico del Territorio del Nord australiano. Tale base, operata dagli Usa, è tra i più importanti apparati di Signal Intelligence al mondo.

“Due grandi satelliti geostazionari Orion, di proprietà degli Stati Uniti e gestiti da Pine Gap, si trovano a 36.000 chilometri sopra l’equatore, sopra l’Oceano Indiano. Da lì, osservano il Medio Oriente, l’Europa e l’Africa e raccolgono enormi quantità di dati di intelligence da trasmettere alla base di Pine Gap. Come ha ricordato il portale informativo Michael West Media poco dopo lo scoppio della guerra di Gaza:

Due grandi satelliti geostazionari Orion, di proprietà degli Stati Uniti e gestiti da Pine Gap, si trovano a 36.000 chilometri sopra l’equatore, sopra l’Oceano Indiano. Da lì, osservano il Medio Oriente, l’Europa e l’Africa e raccolgono enormi quantità di dati di intelligence da trasmettere alla base di Pine Gap. Dopo aver raccolto e analizzato i dati sulle comunicazioni e di intelligence per la National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti, Pine Gap li sta fornendo alle Forze di difesa israeliane, che stanno intensificando il loro brutale attacco contro i palestinesi nell’enclave di Gaza.

La cooperazione tra Australia e Israele contro i pasdaran

Terzo punto, tra Canberra e Tel Aviv la cooperazione sul dossier iraniano è cogente. Nel mese di agosto di quest’anno l’Australia ha accusato l’Iran di aver organizzato tramite le Guardie della Rivoluzione (Irgc) il rogo di una sinagoga di Melbourne e l’attacco vandalico a un ristorante ebraico di Sydney, mentre a ottobre il Mossad ha indicato l’alto ufficiale della Forza Quds dei Pasdaran Sardar Ammar come capo di una rete di 11mila militari ed agenti che comprenderebbe anche i responsabili dei due misfatti. Solo poche settimane fa i Pasdaran sono stati inseriti dall’Australia nell’elenco delle entità statali “sponsor del terrorismo”.

L’attacco a Sydney è caduto dunque in un contesto di aperta convergenza tra le intelligence dei due Paesi, che ha sorpassato anche la netta rottura tra Albanese e Netanyahu, arrivata a palesarsi a valle del massacro.

Il premier israeliano ha provato a collegare il massacro di Sydney a un presunto flop australiano nel governare la lotta all’antisemitismo dopo il riconoscimento della Palestina, ricevendo la piccata risposta del leader di origine italiana.

Il dilemma e i dubbi sulla mano iraniana

Canberra non ha commentato riguardo presunte responsabilità di Teheran ma il Times of Israel riferisce di aver appreso che “l’intelligence australiana sta indagando per verificare se gli autori dell’attacco facessero parte dello sforzo iraniano”. Sottolineiamo, a tal proposito, una possibile asimmetria: i gesti del 2024 sono parsi operazioni improvvisate, dilettantesche, ben lontane dall’efficacia militare dei due attentatori di Bondi Beach.

Inoltre, il presunto legame di uno dei terroristi con l’Isis, che con la sua cellula centroasiatica (Isis-K) ha colpito duramente l’Iran con violenza in passato, cozza con la regia di Teheran. Infine, l’Australia ha smantellato buona parte della presunta rete pro-Teheran e Irgc dopo la segnalazione di ottobre del Mossad. Le premesse per un invito alla cautela ci sono tutte.

Dopo la guerra di giugno è possibile che a Tel Aviv ci sia chi sta spingendo con forza per una nuova resa dei conti con la Repubblica Islamica nel 2026 e il contesto dei massacri di Sydney e dell’indagine globale sui presunti attacchi marchiati Pasdaran può essere una via per materializzarla. Questa ipotesi dovrà essere ben vagliata dalle autorità australiane, per fare giustizia delle vittime di Sydney e per garantire una reale sicurezza a un Paese strategico per gli equilibri geopolitici e d’intelligence globali.

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