Morti due agenti Usa in Messico: la CIA e le operazioni contro i cartelli della droga

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Due agenti della CIA sono morti in un incidente che si è verificato in Messico al termine di un’operazione antidroga. L’agenzia di spionaggio statunitense ha ampliato in modo significativo il suo ruolo nel contrasto ai cartelli della droga che operano in Sudamerica durante la seconda amministrazione Trump ed è attiva da diverso tempo proprio in Messico, dove sono stati schierati diversi asset, militari e dell’intelligence, per contrastare il traffico degli stupefacenti diretti negli Stati Uniti, in particolare il temuto fentanyl, un oppioide sintetico con alto potere analgesico e anestetico.

Le operazioni condotte dalla Central Intelligence Agency, che avevano attirato l’attenzione degli osservatori internazionali a causa dell’ampio dispiegamento di forze – che ha coinvolto diversi aerei spia U-2, un aereo di intelligence strategica Rc-135 Rivet Joint e droni MQ-9 Reaper operati direttamente dall’agenzia – sono passate in secondo e terzo piano per via delle escalation e crisi internazionali in Sudamerica e Medio Oriente – dove le spie americane hanno giocato un ruolo rilevante – ancora in corso, e la presenza di 007 statunitensi determina un ruolo ancora attivo. Quale?

Secondo quanto riportato dal Washington Post, i due funzionari di stanza presso l’ambasciata statunitense di Città del Messico sono deceduti in un incidente automobilistico nel Nord del Messico mentre tornavano dal “luogo di un’operazione antidroga”. Entrambi lavoravano per la Central Intelligence Agency nella lotta al narcotraffico nell’emisfero occidentale, secondo quanto riferito da due fonti a conoscenza dei fatti. L’incidente, che si è verificato nello stato di Chihuahua, ha spinto la presidente messicana Claudia Sheinbaum verso l’apertura di un’indagine per accertare se l’operazione avesse violato le leggi sulla sicurezza nazionale, mentre altri osservatori si domandano se le dinamiche dell’incidente possano rivelare trame più torbide o una semplice e tragica fatalità. La CIA ha rifiutato di commentare la notizia relativa all’avvio di un’indagine.

In passato, le autorità messicane hanno sempre garantito la piena collaborazione nelle operazioni antidroga condotte dagli Stati Uniti lungo i confini e all’interno del territorio messicano. Secondo le informazioni diffuse dalla stampa americana, i morti sarebbero stati quattro: tutti tornavano da “un incontro con funzionari messicani a seguito dell’operazione per lo smantellamento di un laboratorio clandestino di droga in una zona remota” del Messico, dove è stato recentemente condotto un blitz contro il laboratorio definito come “uno dei più grandi mai scoperti”.

I funzionari messicani hanno riferito che l’auto su cui si trovavano i due agenti americani “è sbandata, precipitata in un burrone ed è esplosa”.

Un evento tragico, dalle dinamiche contorte, avvenuto in un contesto complesso, in cui l’amministrazione Trump, già alle prese con l’ampia operazione contro i cartelli della droga condotta nel Mar dei Caraibi, e in particolare contro il Venezuela, dove i droni armati hanno affondato decine di imbarcazioni che, secondo l’amministrazione, erano “coinvolte nel traffico di droga”, uccidendo almeno 180 persone, culminata con ilblitz delle forze speciali che ha portato alla cattura (o rapimento) dell’ex presidente Nicolas Maduro, attualmente sotto processo presso un tribunale federale di Manhattan con accuse di narcotraffico, corruzione e terrorismo, sta imponendo una “crescente pressione” sul Messico affinché le autorità “intraprendano azioni più incisive contro i cartelli”.

L’agenzia d’intelligence statunitense ha ampliato le sue operazioni antidroga nel Paese e in altre parti dell’America Latina. Non si possono escludere a priori ritorsioni nei confronti degli emissari di Langley che stanno portando avanti, di fatto, una guerra aperta alla droga, intaccando pesantemente le capacità logistiche e gli introiti economici dei cartelli della droga. Come è già stato reso noto, la CIA ha impiegato droni non armati sul Messico per rintracciare i capi dei cartelli e individuare laboratori clandestini di droga, svolgendo un ruolo di primo piano nelle retate che hanno portato alla cattura e al sequestro di figure apicali e importanti hub per la lavorazione e lo stoccaggio di sostanze stupefacenti pronte per essere messe sul mercato. Secondo funzionari statunitensi, le informazioni fornite dall’intelligence sono state fondamentali per supportare le autorità messicane nella localizzazione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, il boss della droga noto come “El Mencho” e capo del cartello Jalisco Nuova Generazione, morto durante l’operazione a causa delle ferite da arma da fuoco.

Sebbene le operazioni non siano state condotte dagli americani e non abbiano visto, almeno ufficialmente, un coinvolgimento attivo, la loro presenza sul campo li rende bersagli potenziali in una guerra sempre più aperta contro i cartelli. Che da un anno a questa parte devono fare i conti con un nemico straniero in quello che reputano il loro territorio.