Morte alla spie: l’Iran sta giustiziando gli infiltrati del Mossad

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L’Iran ha giustiziato un uomo accusato di aver spiato per conto del Mossad. La “spia“, identificata come Bahman Choobiasl, è stata condannata a morte e giustiziata per impiccagione nella grande ondata di arresti ed esecuzioni che sta interessando la Repubblica Islamica, alle prese con un’ampia azione di controspionaggio e polizia per rispondere all’infiltrazione degli agenti e al tradimento dei profili reclutati dal servizio segreto israeliano per portare a termine sabotaggi che hanno preparato il campo per l’Operazione Rising Lion. Gli iraniani hanno accusato Choobiasl di aver “incontrato agenti dello spionaggio israeliano”, definendolo la “spia più fidata” del Mossad in Iran.

Morte alle spie

Dalla fine della Guerra dei 12 giorni, operazione per cui lo spionaggio israeliano avrebbe infiltrato centinaia di agenti in territorio iraniano, sono stati centinaia gli arresti e molte le esecuzioni. Nei giorni scorsi le autorità avevano annunciato quattro condanne nei confronti di persone accusate di essere degli “infiltrati agli ordini degli israeliani“. E, a quanto ne sappiamo, per il crimine di intelligenza con il nemico, specialmente se “in favore del regime sionista“, viene inflitta la pena capitale per impiccagione. Ricordiamo il destino di Elie Cohen, spia del Mossad catturata e giustiziata dal regime siriano nel 1965.

Già nel mese di giugno, al termine della guerra lampo condotta da Israele per eliminare obiettivi strategici nel territorio iraniano e colpire i siti dove viene portato avanti il programma nucleare di Teheran, l’Ayatollah Khamenei aveva annunciato l’impiccagione di tre uomini accusati di essere spie al soldo di Israele.

Le identità riportata dalla stampa erano quelle di Idris Ali, Azad Shojai e Rasoul Ahmad Rasoul, tutti responsabili di aver portato in territorio iraniano attrezzature non meglio identificate ma evidentemente utili ai commando e agli agenti israeliani. Tutte e tre le esecuzioni sono state svolte nella città di Urmia, al confine con la Turchia. Un altro uomo, Ismail Fekri, accusato di essere anche lui una spia del Mossad, è stato condanno e giustiziato il giugno.

Ciò che spaventa il popolo iraniano, tuttavia, è la notizia diffusa dalla stampa – specialmente se vera e non frutto di un’operazione di propaganda utile a riaffermare la reputazione del controspionaggio iraniano – che almeno 700 persone sarebbero state arrestate con l’accusa di collaborazionismo nei confronti del Mossad che, secondo alcune teorie, non aveva come unico obiettivo la preparazione di una vasta operazione di sabotaggi come preludio dei raid aerei, ma ambirebbe a infiltrare una rete clandestina che possa innescare dall’interno la rivoluzione per arrivare al regime change. Il timore, infatti, è quello di un repulisti generalizzato che potrebbe allontanare non solo i sospettati di intelligenza o collaborazionismo con il nemico, ma anche semplici oppositori politici invisi al regime degli ayatollah. Nel mese di agosto la polizia iraniana aveva dichiarato di aver arrestato “..ben 21.000 sospetti durante la guerra di 12 giorni con Israele“. La caccia alle spie continua.

Tra psicosi, spionaggio e propaganda

Mentre le fonti israeliane continuano a lasciar trapelare dettagli sulla loro grande operazione di spionaggio e sabotaggio nel cuore del territorio iraniano – ricordiamo l’eccezionale diffusione dei video che mostravano i commando israeliani all’opera già il giorno successivo all’azione – le Guardie Rivoluzionarie dell’Iran diffondevano notizie secondo cui otto personesospettate di aver tentato di trasmettere le coordinate di siti sensibili e dettagli su importanti figure militari al Mossad israeliano” erano state arrestate e sarebbero state giustiziate per il crimine di spionaggio.

I condannati a morte sono tutti accusati di aver fornito informazioni al Mossad per facilitare gli attacchi agli impianti nucleari iraniani e eliminare gli alti comandanti militari in quello che è stato considerato come “il peggior colpo inferto alla Repubblica Islamica dalla guerra con l’Iraq degli anni Ottanta”.

Questo clima di terrore potrebbe aver provocato una psicosi collettiva generata dall’impotenza dell’intelligence iraniana che sembra non essersi accorta dell’infiltrazione di centinaia di agenti nemici e del reclutamento di altrettanti profili nel tessuto sociale iraniani. Profili pronti a tradire la guida suprema dell’Iran e il suo apparato. C’è inoltre chi sostiene che questo clima di sospetto e repressione potrebbe essere alla base di un’operazione di guerra psicologica all’interno del Paese.

Le spie dell’Iran in Israele

La notizia che “due israeliani” sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, ci mostra una guerra di spie estremamente attiva tra i due nemici esistenziali del Medio Oriente.

Identificati come Maor Kringel e Tal Amran, sono stati accusati di aver “scattato fotografie di basi militari e luoghi pubblici effettuate sotto la direzione di agenti iraniani” in cambio di un pagamento in criptovaluta. A loro si aggiunge una terza presunta spia: un soldato della riserva israeliana che è stato arrestato con l’accusa di svolgere attività per conto dell’Iran. Il riservista è sospettato di aver stabilito contatti con l’intelligence iraniana e aver scattato fotografie di installazioni militari mentre prestava servizio nell’Idf. La conclusione delle indagini determinerà la colpevolezza dei tre sospettati e la pena da scontare, che in Israele, anche per il crimine di intelligenza con il nemico, non prevede la condanna a morte.

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