Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Avete mai notato che alcuni sottomarini hanno dei curiosi alloggiamenti cilindrici sullo scafo? I primi ad averli, erano sottomarini italiani come lo Sciré. Servivano, e servono ancora, a rilasciare dei mezzi subacquei che trasportavano gli incursori sommozzatori in prossimità delle coste più difese e impenetrabili, per compiere delicate azioni di sabotaggio o per effettuare ricognizioni con lo scopo di acquisire informazioni di massima importanza per gli apparati d’intelligence.

Proprio questo tipo di operazione segreta, secondo quanto rivelato ieri in esclusiva dal New York Times, è stata tentata e fallita dal Team 6 della Navy SEAL, uno dei raggruppamenti di incursori più preparato al mondo, sulle coste dalla Corea del Nord, uno dei paesi maggiormente ostili agli Stati Uniti, e forse uno dei più impenetrabili al mondo.

Un raid al massimo livello di segretezza

L’operazione top-secret, precisano fin dalle prime righe gli autori dell’articolo “bomba” Dave Philipps e Matthew Cole, è stata autorizzata durante la prima amministrazione Trump, pianificata nel 2018 e condotta nel 2019. Ha provocato delle vittime nella popolazione nordcoreana e si è conclusa in un compromettente fallimento per l’Us Navy che ha probabilmente impiegato uno sottomarino nucleare classe Los Angels o classe Ohio, almeno una coppia dei suoi Advanced SEAL Delivery System o SDV, dei mini-sottomarini alloggiati in dei “Dry Deck Shelters”, o DDS, che possono trasportare una squadra di incursori completamente equipaggiata nelle acque poco profonde che li condurranno alla costa designata, e un team di 8 operatori divisi in due squadre.

Nel 2019 la costa che fa da sfondo a questo raid della massima segretezza, viene localizzata in una parte non meglio specificata della Corea del Nord. L’obiettivo della missione, lanciata in una “fredda notte d’inverno“, in un paese che imponendo il coprifuoco – posso assicurarvi – cade in un’oscurità quasi “totale”, era quello di “installare un dispositivo elettronico che avrebbe permesso agli Stati Uniti di intercettare le comunicazioni del leader nordcoreano Kim Jong-un” per consentire all’allora presidente Trump una qualche posizione di vantaggio durante “i colloqui nucleari ad alto livello” che si sarebbero tenuti nel breve periodo.

L’inchiesta del Ny Times sottolinea come la missione avesse come scopo principale quello di “colmare un punto cieco strategico” nell’ottenimento di informazioni sensibili dal momento che le agenzie di intelligence statunitensi si erano scontrare per anni con la “quasi impossibilità di reclutare fonti umane e intercettare le comunicazioni nell’isolato stato autoritario della Corea del Nord.

Le informazione “intercettate” attraverso il dispositivo clandestino avrebbero concesso agli Stati Uniti un vantaggio, ma l’invio di un commando, nel caso qualcosa fosse andato storto, avrebbe anche potuto portare il mondo sull’orlo del baratro: ossia verso un’escalation tra la prima potenza nucleare del mondo e un regime che ha fondato la sua intera strategia di deterrenza sull’osteggiato programma missilistico, e che aveva condotto, tra il 2006 e il 2017, ben sei test nucleari. Compreso quello che aveva previsto la detonazione di ordigno ritenuto analogo a una bomba H, la bomba all’idrogeno.

Un mini-sub Mark 8, veicolo subacqueo “declassificato” impiegato dai Seal dell’Us Navy

Il Team 6 della SEAL da Bin Laden alla Corea

Trump aveva approvato personalmente l’operazione, e il “Red Squadron” del Team 6 dei SEAL, lo stesso commando che aveva eliminato Bin Laden nel raid in Pakistan del 2011, si era addestrato alla perfezione per raggiungere una spiaggia che sarebbe dovuta essere deserta, dopo essere arrivata in prossimità con l’ausilio dei mini-sub.

Quando il commando di 8 uomini in mute da sub, respiratori e visori notturni ha raggiunti la superficie, un’imbarcazione norcoreana ha inavvertitamente incrociato la loro rotta, facendo luce per capire cosa stasse succedendo. Nello stesso momento le armi automatiche dotate di silenziatori hanno immediatamente eliminato la minaccia. Tutti i nordcoreani che li avevano “probabilmente” scoperti erano morti. Ma ormai l’operazione era compromessa nella sua segretezza. Così i Seal sono scomparsi nelle acque gelide e oscure con la stessa spettrale furtività con la quale erano apparsi. Senza piazzare nessun dispositivo per le intercettazioni. La missione era fallita.

Operazioni nere e silenzio

Secondo quanto riportato dal New York Times, che ha pubblicato la notizia a 24 ore dall’imponente sfilata militare di Pechino cui ha assistito anche il leader nordcoreane Kim Jong-un, l’operazione in questione “non è mai stata pubblicamente riconosciuta, né nemmeno accennata, dagli Stati Uniti o dalla Corea del Nord“.

I dettagli che la riguardano – se è realmente esistita, e si ritiene che lo sia – sono classificati. Ma tutti ora si interrogano sulla “legalità” delle operazioni nere come questa. Perché, e questo è un dato certo, non è la prima volta che unità delle forze speciali americane vengono inviate in territorio ostile per condurre operazioni miliari o paramilitare all’insaputa del Congresso. Esiste addirittura una sezione “esperta” in questo genere di cose, si chiama “Tertia Optio” ed è gestita dalla CIA.

Fonti a conoscenza dei fatti e un raid nel 2005

Le fonti dei giornalisti dell’attendibile testata newyorkese sarebbero “dozzine“, tra personale militare e personale dello staff politico autorizzato a conoscere i dettagli di questa delicata e fallimentare missione top-secret che ha provocato la morte di quelli che si stima essere quattro innocenti pescatori di molluschi sopraggiunti nel posto sbagliato, e nel momento sbagliato. Pur avendone tutto il diritto.

A bordo della loro imbarcazione l’ispezione condotta velocemente dagli incursori della Marina americana non rinvenne né armi né uniformi. Almeno stando alle dichiarazione rilasciate sotto anonimato.

Sempre secondo gli autori dell’inchiesta, già nel 2005 un commando dei SEAL aveva impiegato un mini-sottomarino per sbarcare e lasciare con successo le coste della Corea del Nord durante la presidenza di George W. Bush. I dettagli dell’operazione e il suo obiettivo non sono mai stati resi pubblici, ma evidentemente c’erano le “basi” per lanciare una seconda operazione che seguisse uno schema simile per consentire al nuovo inquilino della Casa Bianca di conoscere la posizione del suo misterioso omologo nordcoreano, e capire come affrontare dei futuri negoziati.

Al tempo non fu possibile determinare se i nordcoreani avessero davvero capito cosa fosse successo, e se intendessero accusare gli Stati Uniti o semplicemente la Corea del Sud. In ogni caso, si rammenta come il vertice sul nucleare in Vietnam si svolse regolarmente alla fine del febbraio 2019, senza raggiugnere alcun accordo. Lasciando questa oscura questione in un cassetto che ora, proprio durante la seconda amministrazione Trump, è stato riaperto.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto