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Il ritorno del Partito Laburista ai vertici dello Stato nel Regno Unito dopo quattordici anni ha cambiato tutto nel governo e nella leadership del Paese oggi guidato da Keir Starmer dopo la vittoria elettorale del 4 luglio. Tutto, tranne l’intelligence. A dare il benvenuto al nuovo primo ministro appena insediato a Downing Street, nella giornata del 5 luglio, è stato infatti il briefing sulle attività cruciali per la sicurezza nazionale preparate dal Secret Intelligence Service (Sis), il celeberrimo MI6, guidato da Sir Richard Moore.

Sir Richard Moore

iNews ha sentito fonti d’intelligence britanniche a valle delle elezioni per sottolineare come compito dell’intelligence di Londra sia stato quello di vagliare le minacce alla sicurezza nazionale in un’epoca di “turbolenta instabilità globale” e ragguagliare Sir Keir su cinque dossier decisivi: “Il nuovo governo laburista di Sir Keir Starmer prenderà forma in un mondo sempre più ostile. L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia continua a imperversare, un Iran rinfrancato potrebbe raggiungere la capacità nucleare e la Cina continua a minacciare un’invasione su vasta scala di Taiwan. A ciò si aggiunga il conflitto a Gaza e una serie di elezioni negli Stati Uniti e in Europa , che potrebbero portare a vittorie per i leader critici della Nato”.



Ora più che mai il servizio segreto di Sua Maestà, quello universalmente noto grazie alla saga di James Bond (prodotto di Ian Fleming, grande uomo d’intelligence prima ancora che scrittore) è il vero guardiano del Regno Unito che punta, con le sue capacità previsionali, a farne la punta di lancia della sua sicurezza nazionale. E l’MI6 targato Moore, nel primo passaggio di potere tra partiti legato a elezioni dopo quattordici anni, sarà il necessario raccordo tra ministri, funzionari entranti, nuove leve in arrivo nella rientrate fase del Labour di governo. Moore, che vedrà scadere a fine 2025 il suo mandato iniziato nell’ottobre 2020, avrà modo di convivere con il governo Starmer nel primo anno della sua gestione, e non sembra esser prevista nella logica del cambio dei vertici dello Stato britannico alcuna modifica nelle gerarchie dei servizi.

Moore, del resto, da tempo sta avviando una strutturale rivoluzione della postura operativa e comunicativa del servizio che, oltre a andare incontro a necessità strategiche, anticipava già nell’era Tory diverse necessità care ai Laburisti: non potrà esser sfuggita a Starmer la volontà dell’MI6 di puntare maggiormente sui figli delle ex colonie, sulla diversità di origine etnica, sulla lotta a ogni discriminazione legata a patologie o sindromi di vario tipo nell’arruolamento, non tanto per un cedimento al “politicamente corretto” quanto per rendere più moderna e complessa la capacità di pensiero del servizio segreto. Reso, al contempo, più trasparente nella comunicazione. Dal sostegno convinto all’Ucraina al coordinamento con le altre spie dell’Anglosfera, passando per l’analisi dei critici scenari mediorientali e indo-pacifici, le spie di Londra serviranno al nuovo governo Starmer come pivot su cui fare perno per conoscere, passo dopo passo, il mondo. I governi e i premier passano. Il Secret Intelligence Service resta. E questa è una costante consolidata della recente storia britannica.

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