Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, Parigi ha compiuto un salto strategico che pochi avrebbero previsto prima della guerra. Emmanuel Macron, che fino al 2021 insisteva sul “dialogo” con Vladimir Putin, ha riconosciuto a Bratislava nel 2023 la “negligenza storica” della Francia verso l’Europa orientale e promesso un nuovo impegno per la sicurezza del fianco Est della NATO. Questo “pivot” si è tradotto in aiuti militari record all’Ucraina, esercitazioni in Polonia e Romania e un riposizionamento dell’intelligence, sempre più concentrata su Bielorussia, Mar Nero e Caucaso.
Intelligence: corteggiare i Paesi piccoli
L’elemento più innovativo è l’attività della DGSE e della DGSI, che hanno moltiplicato partnership con i servizi dei Paesi dell’Est. L’obiettivo è ottenere informazioni dirette sulle mosse di Mosca e prevenire operazioni ibride, dalla propaganda online agli attacchi cibernetici.
- Polonia: cooperazione GEOINT per la condivisione di immagini satellitari, supporto al monitoraggio dei confini con Bielorussia e Russia. Un trattato di cooperazione globale – difesa, intelligence, industria – è previsto entro il 2025.
- Romania: rafforzati i legami sul Mar Nero, con AWACS francesi schierati per sorvegliare i cieli e con la Francia alla guida del battlegroup NATO. Le esercitazioni “Dacian Spring 2025” testeranno la piena interoperabilità.
- Moldova: accordo firmato nel 2024 per contrastare la destabilizzazione russa in Transnistria e sostenere la sicurezza interna. Parigi vede la piccola repubblica come “ponte strategico” tra UE e Ucraina.
- Baltici: liaison permanente a Tallinn, cooperazione cyber con Estonia e Lituania, presenza di Mirage 2000D per missioni di ELINT.
La guerra delle informazioni
Il nuovo asse di cooperazione mira a neutralizzare operazioni russe come “Doppelganger” o “Portal Kombat”, campagne di disinformazione che nel 2023-2024 hanno colpito elezioni e opinione pubblica in Europa. La Francia ha espulso oltre 50 agenti russi e rafforzato i sistemi di cyberdifesa attraverso framework comuni (SCPEVA). Con Kiev, un accordo bilaterale del 2024 prevede scambio di intelligence e addestramento per contrastare manipolazione informativa e guerra elettronica.
Il pivot non si limita allo spionaggio. Navi FREMM francesi hanno operato nel Baltico, Atlantique-2 nel Mar Nero, mentre Macron ha ribadito nel 2024 che la deterrenza nucleare francese è “una garanzia per l’Europa”. Parigi vuole dimostrare di poter assumere un ruolo guida, anche se questo implica frizioni con alcuni partner più esitanti come Ungheria e Slovacchia.
Geoeconomia e industria della difesa
L’intensificarsi della cooperazione con i Paesi dell’Est ha anche un risvolto industriale: rafforzare MBDA, Thales e Safran, promuovere il procurement europeo e ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi. È una risposta indiretta all’incertezza sull’impegno USA, soprattutto in vista delle elezioni americane del 2028. Il messaggio è chiaro: la Francia vuole un’Europa capace di difendersi, ma senza rinunciare all’ombrello atlantico.
Sfide e rischi
Il nuovo orientamento comporta sfide notevoli. La Francia deve bilanciare il ruolo di potenza mediterranea con quello di attore centrale sul fronte orientale, mantenere l’unità interna dell’UE nonostante le resistenze di Budapest e Bratislava e, soprattutto, sostenere nel tempo l’impegno finanziario e militare. C’è poi il rischio di un’escalation con Mosca, che percepisce il rafforzamento dell’intelligence occidentale ai suoi confini come un atto ostile.
Il riorientamento strategico dei servizi francesi rappresenta molto più di un adattamento temporaneo: è il segno di una Francia che vuole essere protagonista nella sicurezza europea, trasformando l’Est da periferia trascurata a fulcro dell’azione. Una scelta che rafforza la credibilità di Parigi, ma che richiederà coerenza politica, investimenti costanti e la capacità di gestire una relazione sempre più conflittuale con Mosca.
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