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Alcune settimane fa, il Ministro per gli Affari della Diaspora israeliano, Amichai Chikli, avrebbe incontrato il CEO di Black Cube, una società di intelligence privata israeliana. Secondo il quotidiano israeliano The Marker, l’obiettivo di questo incontro era proporre un’operazione di intelligence da svolgere sul suolo americano, commissionata dal Governo israeliano. Questa operazione avrebbe preso di mira un’organizzazione con sede negli Stati Uniti, nota per essere in prima linea nelle proteste contro Israele nei campus universitari americani, proteste che lo Stato di Israele considera antisemite.

Stando alle fonti, l’incontro tra il Ministro Chikli e il CEO di Black Cube, Dan Zorla, si sarebbe svolto in una residenza privata a Herzliya, vicino a Tel Aviv. Chikli sarebbe stato direttamente coinvolto nelle discussioni con Black Cube, con l’intesa che le operazioni di intelligence realizzate dall’azienda sul suolo americano non sarebbero state ufficialmente attribuite allo Stato di Israele. Tuttavia, non è chiaro se tali operazioni di intelligence siano state effettivamente autorizzate.

L’organizzazione che Chikli avrebbe chiesto di prendere di mira è “Students for Justice in Palestine”, un gruppo che ha organizzato numerose manifestazioni nei campus universitari degli Stati Uniti dopo lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas lo scorso ottobre.

L’uso di una società di intelligence privata contro un’organizzazione americana, i cui leader sono in gran parte cittadini americani, potrebbe essere visto come una violazione della sovranità degli Stati Uniti. Tale attività potrebbe ulteriormente danneggiare i rapporti tra Israele e il Governo americano e stigmatizzare l’immagine di Israele tra l’opinione pubblica americana.

In seguito alla pubblicazione del report di The Marker, il Ministero degli Affari della Diaspora ha dichiarato che la proposta per l’operazione di intelligence era stata avanzata da Black Cube e che alla fine i funzionari del Ministero l’avevano respinta. Tuttavia, almeno tre fonti diverse sembrano confermare il contrario, sostenendo che l’iniziativa di spionaggio sarebbe stata promossa dal Ministero. Black Cube avrebbe rifiutato la proposta a causa dei rischi elevati che una tale operazione avrebbe comportato per i suoi rapporti con il Governo degli Stati Uniti e per la sua capacità di operare sul suolo americano in futuro.

Una dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari della Diaspora ha affermato: “Dall’inizio della guerra, il ministero ha avuto incontri con decine di organizzazioni che cercano di assistere gli sforzi dello Stato di Israele in vari campi. Su richiesta dell’azienda [Black Cube], si è tenuto un incontro con i professionisti del ministero, al termine del quale si è deciso di non procedere con alcun impegno”.

Black Cube ha dichiarato: “[La nostra] azienda pianifica e realizza operazioni di intelligence complesse a beneficio di procedimenti legali, tutto in conformità con le leggi di ogni paese in cui opera. Black Cube non opera e non ha mai pianificato di operare contro studenti o gruppi di protesta politica negli Stati Uniti”.

Ulteriori informazioni suggeriscono che il Ministero degli Affari della Diaspora potrebbe comunque considerare l’esecuzione di un’operazione di questo tipo. Al presunto incontro segreto tra le due entità avrebbero partecipato alti funzionari, tra cui il Ministro Chikli, il CEO del ministero e altri funzionari. Dal lato di Black Cube, all’incontro avrebbero partecipato il CEO Zorla e il capo del Comitato Consultivo, l’ex generale di divisione delle forze di difesa israeliane Giora Eiland.

Sebbene vi siano pochi dubbi sul fatto che tale incontro segreto abbia avuto luogo, è importante ricordare che, dopo la condanna del cittadino statunitense Jonathan Pollard nel 1987 per spionaggio contro gli Stati Uniti a favore di Israele, il governo israeliano aveva assicurato a Washington che tali incidenti non si sarebbero ripetuti, impegnandosi a non spiare più contro gli Stati Uniti. Tuttavia, un Ministro del governo israeliano potrebbe aver almeno considerato di spiare sul suolo americano attraverso un appaltatore privato israeliano.

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