Stati Uniti e Israele hanno compiuto nella giornata del 28 febbraio la più ampia e vasta operazione congiunta mai realizzata concretizzando mesi di lavoro d’intelligence e raccolta informazioni per mettere in campo l’azione che ha portato all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di diversi alti funzionari del regime iraniano. L’operazione “Ruggito del Leone” (nome israeliano) o “Epic Fury” (nome americano) ha seguito un intenso processo volto a massimizzare il danno per la leadership iraniana e secondo le ricostruzioni del New York Times è stata costruita con un’attenta divisione dei compiti.

Per mesi la Central Intelligence Agency (Cia) ha seguito i movimenti di Khamenei e dell’establishment iraniano. Ha ricostruito gli spostamenti della Guida Suprema, il suo network di contatti stretti, la sua routine. Va capito in che modo: se, da un lato, sicuramente la Signal Intelligence (Sigint) israeliana da tempo aveva costruito reti d’influenza e penetrazione nell’establishment iraniano, già dimostrate nella loro efficacia dagli attacchi coordinati per l’omicidio di alti funzionari durante la guerra dei dodici giorni, dall’altro è plausibile che anche delle infiltrazioni di Human Intelligence (Humint) abbiano promosso una raccolta informazioni dettagliata.

Il New York Times fornisce un dettaglio meritevole di approfondimento: “gli Stati Uniti e Israele hanno deciso di modificare i tempi del loro attacco, in parte per trarre vantaggio dalle nuove informazioni di intelligence” nella giornata del 28 febbraio. La Cia ha avuto informazioni di prima mano sulla possibilità di ricostruire dei movimenti chiari che puntavano in direzione dello svolgimento di una riunione tra vertici della Repubblica Islamica nelle prime ore di sabato, che in Iran inaugura la settimana lavorativa.

Da qui la decisione di anticipare l’inizio dei raid: si è palesato un coordinamento diretto tra la Cia e il servizio segreto estero di Israele, Mossad, con probabile coinvolgimento anche dell’Aman, il servizio segreto militare.

Questo ha consentito di attivare i caccia israeliani e di far partire i velivoli parte dello squadrone di 200 F-15 e F-35 dello Stato Ebraico decollati per colpire 500 bersagli nella Repubblica Islamica, tra cui il compound dove si trovava Khamenei. La Guida Suprema è risultata uccisa assieme al generale Mohammad Pakpour, capo dei Pasdaran, al generale Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa, e all’ex Segretario generale del consiglio di sicurezza nazionale, l’ammiraglio Ali Shamkhani, figura chiave nel convincere l’apparato securitario di Teheran a una postura negoziale nei mesi e negli anni scorsi.

La sensazione è che un’operazione di questo tipo difficilmente potrebbe essere condotta senza presenza di elementi sul terreno, capaci di indicare con precisione cambi di agenda, tabelle di marcia dei leader, programmi e spostamenti. Nulla che un’elaborazione informatica e tecnologica per quanto complessa possa forare con così poco anticipo. Da qui la decisione di far decollare alle 6 del mattino di sabato gli aerei: “Due ore e cinque minuti dopo il decollo dei jet, intorno alle 9:40 di mattina a Teheran, i missili a lungo raggio colpirono il complesso. Al momento dell’attacco, alti funzionari della sicurezza nazionale iraniana si trovavano in un edificio del complesso, mentre Khamenei si trovava in un altro edificio vicino”, nota il New York Times.

La Cia, la Humint e l’asse Trump-Netanyahu

Plausibilmente, la Cia ha avuto informazioni di prima mano in tempo reale. La spinta sulla Human Intelligence e la maggiore “aggressività” dell’agenzia dall’ascesa alla guida di John Ratcliffe, già viste in azione in Venezuela, con ogni probabilità hanno forato il gruppo dirigente iraniano. La presenza di strutture di coordinamento informativo capaci di trasmettere all’intelligence israeliana gli spostamenti della Guida Suprema è plausibile, a testimonianza di un coordinamento d’intelligence che parrebbe andare oltre la tradizionale alleanza Tel Aviv-Washington.

Un coordinamento a cui l’Iran non è in grado di opporre le dovute contromisure, vedendo il suo cerchio magico forato e decimato da un’intensa attività d’intelligence che testimonia la degradazione della sicurezza del sistema della Repubblica Islamica. Si conferma il fatto che sull’Iran Donald Trump e Benjamin Netanyahu marciano uniti e fanno marciare uniti Stati Uniti e Israele: è successo nel 2018 col ripudio americano degli accordi sul nucleare che ha aperto la strada alla guerra odierna, nel 2020 con l’omicidio del capo della Quds Force dei Pasdaran Qasem Soleimani, lo scorso anno con la guerra dei dodici giorni, oggi con Epic Fury/Ruggito del Leone. E l’intelligence fornisce la cinghia di trasmissione operativa alla postura aggressiva di Usa e Israele.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto