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Un report appena pubblicato afferma che la CIA, principale agenzia di spionaggio statunitense, possiede un metodo segreto “non violento” per disattivare a suo piacimento grandi navi e sistemi di una certa importanza. Un’opzione che l’amministrazione Trump prese in considerazione per bloccare delle petroliere venezuelane nel 2018 per quella che doveva essere senza dubbio un’operazione segreta. La notizia è stata diffusa lo scorso 31 ottobre dalla rivista Wired.

La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti dispone di “armi segrete“, potevamo immaginare, tra queste, anche di un sistema misterioso in grado di disattivare navi su cui non dovrebbe poter esercitare alcun controllo. Compresi grandi mercantili e petroliere, il tutto a distanza e in gran segreto. Questo sistema occulto, almeno stando alle voci che circolano, sarebbe stato preso in considerazione per essere utilizzato contro le petroliere che navigavano tra Venezuela e Cuba durante il mandato del presidente Donald Trump. Ora tornato alla Casa Bianca come 47° presidente degli Stati Uniti.

Il dossier che rivela l’esistenza del “sistema”

L’esistenza di questo misterioso “sistema di disattivazione delle navi” nelle mani della CIA è incluso in un’esposizione relativamente dettagliata sui tentativi falliti dell’amministrazione Trump di rovesciare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Considerato da alcuni un dittatore, e da altri una sorta di baluardo della resistenza antiamericana e, di conseguenza, baluardo antioccidentalista.

Il rapporto descrive una serie di sforzi intrapresi e sostenuti dal Governo degli Stati Uniti e dai partner stranieri per cercare di spodestare Maduro tra il 2018 e il 2020. Tali sforzi includerebbero un attacco informatico al sistema di pagamento delle forze armate del Venezuela, il sabotaggio da parte di agenti colombiani dei caccia Sukhoi Su-30 di fabbricazione russa dell’Aeronautica militare venezuelana e il supporto al poi completamente dimenticato Juan Guaido per consentirgli di rovesciare il Governo di Maduro.

Un’operazione segreta contro le petroliere

Secondo quanto riportato da Wired, entrato in possesso di queste informazioni, l’intenzione dei servizi segreti statunitensi era quella di sabotare le petroliere di Caracas dirette all’Avana, per colpire entrambi i “regimi” socialisti. “Cuba fa affidamento sul petrolio del Venezuela. In cambio, ritengono i funzionari statunitensi, i servizi di sicurezza cubani hanno contribuito a proteggere Maduro, fungendo essenzialmente da guardia pretoriana sul campo per l’assediato autocrate socialista“.

L’amministrazione Trump pensava che se gli Stati Uniti fossero riusciti in qualche modo a intercettare o sabotare le navi petrolifere che salpavano dal Venezuela verso Cuba, avrebbero potuto sferrare un colpo contro entrambi i regimi“, spiegano nel rapporto che afferma: “Almeno un’opzione coinvolgeva la CIA, che aveva un sistema mobile in grado di disattivare segretamente (e in modo non violento) le navi. I funzionari dell’amministrazione Trump volevano che l’agenzia spostasse il sistema vicino al Venezuela, per colpire alcune delle sue petroliere“.

L’agenzia si è tirata indietro. I funzionari della CIA hanno spiegato che aveva solo uno di questi sistemi, che al momento si trovava in un altro emisfero e che non volevano spostarlo all’estremità settentrionale del Sud America”. Per questa ragione “l’idea è stata accantonata“. Ma di che tipo di sistema stiamo parlando?

Un sistema a energia diretta

I dettagli riguardanti questo misterioso sistema posseduto dalla CIA non sono menzionati nel rapporto, ma gli specialisti di The War Zone hanno ipotizzato possa trattarsi di un sistema a energia diretta. Uno di questi sistemi dei quali inizialmente si era parlato durante il sabotaggio dei teledrin e dei walkie-talkie di Hezbollah in Libano. Attacco poi attribuito al Mossad.

Secondo gli esperti, il sistema in questione potrebbe indirizzare “raffiche” di energia a microonde ad alta potenza, dette HPM, contro un bersaglio alla sua portata, distruggendo, disattivando o causando l’interruzione di sistemi essenziali come radar, apparecchiature di navigazione computerizzate, suite di comunicazione, sistemi di sterzo e sistemi di controllo elettronico del motore. Ciò consentirebbe a chi impiega il sistema di “fermare una nave”, lasciando illeso l’equipaggio, e costringerla alla deriva. Un metodo segreto e non violento per fermare una grande nave, dunque.

Esiste un’arma simile?

Le armi HPM creano fasci invisibili di energia elettromagnetica all’interno di uno spettro specifico di frequenze radio e microonde che possono causare una serie di effetti temporanei o permanenti su bersagli elettronici. Esempi includono la disattivazione non cinetica dei sistemi informatici, il danneggiamento dell’elettronica mirata, l’interruzione dei sistemi di sicurezza e di controllo industriale, ecc“. È quanto si apprende da un comunicato stampa del 2023 relativo al programma dell’Us Air Force e dell’US Navy denominato High-power Joint Electromagnetic Non-Kinetic Strike.

Possiamo perciò convenire, per consuetudine e conoscenza del passato, che se una cosa è parte di un programma menzionato da una forza armata statunitense, è già stata messa a disposizione, forse anche da più di un decennio, della CIA.

È interessante notare come un “sistema basato su HPM” richiederebbe di “avvicinare la fonte” al “bersaglio”, suggerendo l’impiego, quindi, di una piattaforma camuffata. Nel caso di un’azione ai danni di una petroliera possiamo pensare quindi a una nave civetta, come un altro mercantile o un peschereccio, per non far attribuire l’attacco a un’unità militare come un aereo o un sottomarino.

Sebbene i dettagli forniti siano estremamente limitati, l’ipotetica capacità di fermare grandi navi descritta nel rapporto ci svela un sistema plausibilmente operativo e impiegabile nelle mani dei servizi segreti statunitensi che potrebbe essere impiegato in molteplici scenari: dall’inibire trasmissioni di informazioni d’intelligence, all’immobilizzare un vascello con un carico particolarmente sensibili. Compreso l’eventuale impiego, ovviamente segreto, nel teatro della “guerra per le rotte commerciali” che interessano l’Artico e l’Indo-pacifico e già si prospettano all’orizzonte.

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