Una nave spia russa, la Kareliya, unità d’intelligence assegnata alla Flotta del Pacifico della Marina di Mosca, è stata avvistata il 29 ottobre a sole 15 miglia nautiche dalle isole Hawaii, precisamente a Sud dell’isola di Oahu. Al di fuori ma “molto vicino” al limite delle acque territoriali statunitensi. La notizia è stata resa nota solo pochi giorni fa dagli americani, che hanno inviato un aereo da ricognizione e cutter della Guardia Costiera per monitorare la situazione. Ma cosa ci faceva una nave spia russa alle Hawaii?
La Kareliya, appartenente alla classe Vishnya, è una delle sette piattaforme progettate negli anni Ottanta per la raccolta di informazioni elettroniche e dotate di sistemi d’arma ravvicinata Ak-630 e missili terra-aria Sa-N8. Secondo quanto sappiamo, non è la prima volta che questa nave spia opera vicino alle Hawaii: dato che era già stata osservata nel 2021 e nel 2022. Si ritiene che le navi russe che lambiscono le acque territoriali delle isole Hawaii fossero sempre impegnate a raccogliere informazioni di intelligence.
Le autorità statunitensi hanno sottolineato che l’attività della Guardia Costiera, intervenuta per monitorare gli spostamenti nella nave russa, si è svolta “in conformità con il diritto internazionale” per garantire la sicurezza delle navi americane e sostenere la difesa nazionale. Le norme internazionali consentono infatti alle navi militari straniere di transitare al di fuori delle 12 miglia nautiche che delimitano le acque territoriali di uno Stato.
“Monitoriamo regolarmente l’attività marittima intorno alle Hawaii per proteggere i nostri confini e i nostri interessi sovrani”, ha dichiarato l’ufficiale statunitense che ha seguito le operazioni. Le isole delle Hawaii, cinquantesimo stato americano, ospitano alcuni dei principali asset militari statunitensi nel Pacifico: la Flotta del Pacifico, il 3° Reggimento Litorale dei Marines e il Pacific Missile Range Facility.
L’avvistamento della Kareliya si inserisce in un quadro più ampio di attività russe vicino agli Stati Uniti e agli alleati dell’Alleanza Atlantica. Negli ultimi anni, infatti, le navi da guerra di Mosca sono state monitorate nel Regno Unito e nell’Europa settentrionale, mentre velivoli militari russi entrano regolarmente nella zona di identificazione aerea dell’Alaska.
Secondo gli americani le piattaforme di spionaggio russe, in particolare aerei, vengono avvistati regolarmente anche al largo degli Stati Uniti. L’attività militare russa nella zona è comune e non è considerata una minaccia. Tuttavia la presenza crescente è sottoposta ad analisi e considerazioni di scenario.
Episodi più rischiosi non sono mancati: nel settembre 2024 il NORAD, comando congiunto di Stati Uniti e Canada responsabile della difesa aerospaziale e marittima del Nord America, ha già denuncia una manovra “pericolosa e non professionale” di un Su-35 russo che aveva sfiorato a pochi metri un aereo americano; mentre in Europa le violazioni attribuite agli aerei militari ormai sono sempre più frequenti.
Il Cremlino e il comando della Marina russa non hanno commentato l’episodio. Per Washington, tuttavia, si tratta dell’ennesimo segnale di una presenza militare russa sempre più assertiva nelle aree sensibili del Pacifico e dell’Atlantico.
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