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Spionaggio

La Cina spia i caccia francesi: chi è la gola profonda dell’Affaire Rafale

A fare rivelazioni ai cinesi sarebbe stato Pierre-Henri Chuet, cittadino franco-canadese, ex pilota di grande esperienza.

Un pilota francese è stato accusato di aver trasmesso alla Cina informazioni sensibili riguardanti i caccia Dassault Rafale. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di Pierre-Henri Chuet, ex pilota della Marine Nationale specializzato nell’impiego del Rafale M, la versione imbarcata del caccia francese. L’uomo è stato posto sotto investigazione dalla Direction générale de la Sécurité intérieure, DGSI, il servizio di controspionaggio francese, con l’accusa di aver condiviso informazioni compromettenti sul velivolo con l’intelligence cinese. La vicenda assume particolare rilievo anche alla luce di un altro episodio, pur privo di collegamenti accertati: il primo Rafale abbattuto in combattimento nella storia sarebbe stato distrutto durante lo scontro aereo tra India e Pakistan del maggio 2025 da un missile aria-aria di fabbricazione cinese.

Secondo quanto confermato dalla procura di Parigi, l’indagine preliminare è stata avviata dopo una segnalazione trasmessa dal Ministero delle Forze Armate francese il 19 febbraio 2025. Il fascicolo riguarda un ex militare sospettato di aver divulgato segreti di difesa nazionale, intrattenuto rapporti con una potenza straniera, raccolto e trasmesso informazioni riguardanti gli interessi fondamentali della nazione, oltre ad aver violato le norme che disciplinano le attività professionali dei militari e ad essere coinvolto in ipotesi di riciclaggio di denaro proveniente da frode fiscale.

Identificato dai quotidiani francesi Le Parisien e Mediapart come Pierre-Henri Chuet, 36 anni, cittadino franco-canadese, l’ex ufficiale è stato interrogato dalla DGSI dopo che gli investigatori hanno ricostruito due viaggi compiuti in Cina nel settembre 2018 e nell’agosto 2019. All’epoca Chuet era ancora in servizio nella Marina francese e, secondo le ricostruzioni, avrebbe raggiunto il Paese asiatico senza informare la propria catena di comando, come invece previsto dalla normativa militare francese. Durante quei soggiorni avrebbe preso parte a sessioni di addestramento destinate a piloti militari cinesi, organizzate attraverso una società aeronautica sudafricana.

La posizione di Chuet è particolarmente delicata anche per il suo passato operativo. Nel corso della carriera ha pilotato i Rafale M e i Super Étendard, accumulando oltre 200 appontaggi sulla portaerei Charles de Gaulle. Si tratta di un’esperienza estremamente specialistica, maturata nelle operazioni CATOBAR (Catapult Assisted Take-Off But Arrested Recovery), cioè il sistema che utilizza catapulte per il decollo e cavi d’arresto per l’atterraggio. Una competenza che potrebbe rivestire un notevole interesse per la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione, PLA Navy, soprattutto dopo l’entrata in servizio della portaerei Fujian, la prima unità cinese dotata proprio di configurazione CATOBAR. Dopo aver lasciato la Marina, Chuet ha intrapreso la carriera di pilota civile, volando sui Boeing 737 per Air Canada, e si è affermato come conferenziere e divulgatore nel settore aeronautico. Oggi gestisce il canale YouTube “ATE CHUET”, seguito da oltre mezzo milione di iscritti, dove analizza temi legati all’aviazione militare e alla leadership.

Il suo nome era già finito al centro delle cronache nel 2025 per alcune dichiarazioni riguardanti l’Operazione Sindoor, il conflitto aereo combattuto tra India e Pakistan. Chuet sostenne pubblicamente che alcuni Rafale dell’Aeronautica indiana fossero stati abbattuti dai caccia pakistani Chengdu J-10C equipaggiati con missili aria-aria cinesi, arrivando a definire questi ultimi “Rafale killers“. Le sue affermazioni furono respinte sia dal Ministero della Difesa indiano sia da Dassault Aviation, il costruttore del Rafale, che nel 2016 aveva fornito all’India 36 velivoli attraverso un accordo intergovernativo del valore di 7,87 miliardi di euro. Pochi giorni prima dell’Operazione Sindoor, Nuova Delhi aveva inoltre firmato un secondo contratto con Parigi per l’acquisto di altri 26 Rafale Marine destinati alla Marina indiana.

L’inchiesta nei confronti di Chuet si inserisce in un fenomeno ben più ampio che negli ultimi anni ha coinvolto numerosi ex piloti occidentali sospettati di aver fornito competenze militari alla Cina. Tra i casi più noti figurano quello dell’ex maggiore dei Marines statunitensi Daniel Edmund Duggan, arrestato in Australia nell’ottobre 2022 con l’accusa di aver addestrato piloti cinesi, e quello dell’ex pilota dell’Aeronautica americana Gerald Eddie Brown Jr., arrestato nel febbraio 2026 nell’ambito di un’indagine analoga.

Per perte sua, Chuet respinge ogni accusa. In dichiarazioni rilasciate al settimanale satirico francese Le Canard Enchaîné, il primo a rivelare l’esistenza dell’indagine, ha sostenuto di aver semplicemente “tenuto due seminari di tre giorni” durante i suoi soggiorni in Cina. “Il viaggio del 2019 non è andato molto bene e da allora non ho più rimesso piede in Cina“, ha dichiarato, negando di aver commesso qualsiasi illecito. Ora l’inchiesta dovrà accertare se quei contatti si siano limitati ad attività di consulenza privata oppure abbiano comportato la trasmissione di conoscenze operative e informazioni riservate su uno dei principali sistemi d’arma dell’industria aeronautica francese. Se le accuse fossero confermate, il caso rappresenterebbe uno degli episodi di controspionaggio militare più delicati affrontati dalla Francia negli ultimi anni e offrirebbe una nuova misura dell’interesse con cui Pechino continua a osservare, o spiare, le capacità operative delle aviazioni occidentali.

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