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La Russia “addestra paracadutisti cinesi per decapitare Taiwan”? Secondo un dossier trafugato dal gruppo di hacker Black Moon, la Russia sta armando silenziosamente le forze aviotrasportate cinesi e fornendo “equipaggiamento e assistenza” a un battaglione di forze speciali. L’obiettivo? Un’operazione di decapitazione a Taipei da lanciare in contemporanea con l’invasione dell’isola, che preoccupa la regione del Pacifico per i riflessi che potrebbe avere sugli assetti globali in caso di una “difesa” occidentale. Ma davvero Pechino sta tramando una “operazione militare speciale” per occupare i centri nevralgici di Taiwan? In Ucraina, il blitz degli Spetnaz russi sull’aeroporto di Hostomel per raggiungere Kiev e decapitare il vertice non funzionò, e lo schema potrebbe fallire anche in questo scenario. Del resto, le variabili sono infinite sul campo di battaglia. La “guerra è anche il campo del caso” ricordava Von Clausewitz.

Un dossier rubato

Una trama perfetta per un thriller tecnologico alla Tom Clancy, quella diffusa dal fantomatico dossier di 800 pagine trafugato dagli hacker antirussi che si fanno chiamare Black Moon come un malware di tipo banking Trojan. Il dossier, che è finito nelle mani del Washington Post ed è stato analizzato dal Royal United Services Institute for Defence and Security Studies (Rusi), cita accordi e collaborazioni che sembrano avere un solo fine: stringere un’alleanza militare con un supporto bilaterale in vista di una nuova guerra.

Il documento segreto dovrebbe essere “la prova” di un accordo tra Pechino e Mosca per “sviluppare sistemi interoperabili e condividere esperienze di combattimento in aree che la Cina considera cruciali per vincere la battaglia su Taiwan“, l’isola contesa che continua a temere un’imminente invasione militare da parte della Repubblica Popolare Cinese, che vuole riottenere il completo controllo sullo Stato insulare ed estirpare ogni genere d’influenza politica occidentale. Il Rusi ha affermato che “l’addestramento e i trasferimenti descritti nei documenti avrebbero conferito all’aeronautica militare cinese una maggiore capacità di manovra aerea” offrendo “opzioni offensive contro Taiwan“.

Secondo Jack Watling, ricercatore per la guerra terrestre presso il Rusi, ci troveremmo davanti a “un ottimo esempio di come i russi siano diventati un facilitatore per i cinesi“, in uno scenario in cui il Cremlino non solo offre il suo know-how a livello militare, ma propone di fornire “supporto strategico alla Cina” in campo energetico; offrendo le sue riserve di petrolio e gas nel caso di una guerra con Taiwan, che non si risolverebbe con una fulminea e decisiva “operazione di decapitazione“.

Gli analisti britannici hanno riferito che la Russia avrebbe “accettato di fornire alla Cina equipaggiamento militare e addestramento aviotrasportato” per supportare i preparativi di una potenziale invasione di Taiwan entro il 2027.

A lezione da Mosca

Pechino, carente nel campo delle azione di “guerra reale”, vuole utilizzare l’esperienza sul campo di battaglia maturata dalla Russia per formare unità aviotrasportate cinesi che si rivelerebbero decisive in un piano d’azione. L’addestramento e il know-how dei russi sarebbero ciò che ci vuole per condurre un dispiegamento rapido, prendere il controllo dei centri nevralgici di comando, e ottenere la vittoria il prima possibile. Le capacità russe superano ancora quelle dell’Esercito cinese. Proprio le truppe aviotrasportate russe, più esperte, secondo gli analisti militari, rappresentano l’esempio da seguire. Oleksandr Danylyuk e Jack Watling suggeriscono che “le procedure di addestramento e comando siano il valore fondamentale dell’accordo“, data l’esperienza di combattimento della Russia. Queste informazioni compaiono in documenti separati dove vengono delineati i programmi di addestramento per i paracadutisti cinesi sull’uso in combattimento degli armamenti – e sui sistemi avanzati di comando e controllo utilizzati per dirigere le operazioni – da parte di specialisti russi in Russia e, successivamente, in Cina.

La Cina non ha mai realmente utilizzato le sue forze aviotrasportate in una situazione di combattimento“, ricorda Joshua Arostegui, presidente del China Landpower Studies Center presso lo Strategic Studies Institute dell’U.S. Army War College, e ” si aspetta di combattere in un ambiente degradato, dove i suoi sistemi saranno minacciati da interferenze e attacchi informatici”, il know-how della Russia rappresenta quindi una risorsa fondamentale. Dando alle unità speciali cinesi “l’opportunità di apprendere tattiche, tecniche e procedure per operazioni aviotrasportate con armi combinate“.

Russia, ministro della Difesa in Crimea per seguire esercitazioni militari

Le armi russe nell’arsenale di Pechino

I russi starebbero fornendo al battaglione aviotrasportato cinese una combinazione di veicoli anfibi, cannoni anticarro, veicoli trasporto truppe e veicoli di comando e osservazione che dovrebbero consentire un dispiegamento rapido “dal cielo”, attraverso vettori di trasporto come l’Y-20, equivalente cinese del Il-76, aereo da trasporto pesante che potrebbe essere utilizzato per sganciare veicoli corazzati in un assalto aereo.

Le informazioni diffuse menzionano nel dettaglio 37 veicoli d’assalto anfibi Bmd-4M, 11 cannoni anticarro Sprut-Sdm1 e diverse piattaforme di comando, tutti modificati per integrare i sistemi di comunicazione cinesi e “sistemi di paracadute speciali” progettati per il “lancio di carichi pesanti da alte quote“. Contestualmente gli istruttori russi stanno addestrando un battaglione di paracadutisti cinesi all’impiego di equipaggiamenti e tattiche aviotrasportate, con esercitazioni collettive programmate sul territorio cinese. “Questo darebbe loro l’opportunità di apprendere tattiche, tecniche e procedure per operazioni aviotrasportate con armi combinate“, secondo gli analisti.

Un obiettivo strategico e un piano “simile”

Per Taiwan, il sostegno russo alle capacità offensive della Cina rappresenta un ulteriore timore. L’intelligence di Taipei, già alle prese con l’ipotesi che una quinta colonna stia operando all’interno dell’isola per rovesciare silenziosamente il governo della Repubblica di Cina, teme che Pechino possa e voglia impadronirsi delle infrastrutture essenziali nell’entroterra mentre il grosso della forza d’invasione assalta porti e spiagge lungo la costa.

Per questo gran parte delle esercitazioni annuali svolte dalle forze armate taiwanesi prevede l’addestramento a “respingere un attacco aereo cinese”, che potrebbe avere come obiettivo l’aeroporto internazionale di Taoyuan, principale scalo dell’isola. L’aeroporto sarebbe considerato uno dei principali obiettivi dai commentatori militari cinesi, che lo hanno indicato come “la chiave per sfondare le difese taiwanesi“.

L’obiettivo strategico di questa collaborazione, in conclusione, sembra essere quello di migliorare le capacità di manovra aerea dei cinesi, consentendo loro di lanciare di unità corazzate vicino ai porti e agli aeroporti di Taiwan, aggirando i rischi degli sbarchi anfibi che comunque verrebbero effettuati, anche attraverso i le strani navi-pontiere osservate nei cantieri navali cinesi. Questa capacità potrebbe “consentire la rapida conquista di infrastrutture critiche” prima della mobilitazione delle forze armate taiwanesi.

Questo piano di battaglia ricorda per alcuni dettagli l’inizio dell’Operazione Militare Speciale per la denazificazione dell’Ucraina lanciata dalla Russia la notte del 24 febbraio del 2022, che doveva concludersi entro una settimana grazie al fatidico “colpo di mano” affidato proprio alle unità d’élite aviotrasportare dell’Esercito russo, che, affiancate da alcune unità di Spetnaz, le forze per le operazioni speciali cogestite dell’intelligence, dovevano prima prendere il controllo dell’aeroporto di Hostomel, a poca distanza da Kiev, e poi penetrare fulmineamente nella città per portare a termine un’operazione di decapitazione del governo e dei vertici militare che avrebbe portato, si credeva, a una capitolazione istantanea. Come la storia ci ha mostrato, anche per intercessione della Cia, questa strategia fallì.

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