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In un Medio Oriente segnato da crisi, tensioni e scontri militari dopo il “big bang” rappresentato dagli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023 continua la guerra-ombra dei servizi segreti tra lo Stato Ebraico e l’Iran. La sensazione è che il clima di calma apparente garantito dal duplice cessate il fuoco in Libano e a Gaza stia venendo sfruttato dai due maggiori rivali regionali sia per proiettare le proprie attività di raccolta informativa sugli avversari a un più alto livello di complessità sia per stringere le viti del controspionaggio su network nemici ritenuti potenzialmente pericolosi.

Riparte la guerra delle spie?

Alcune notizie delle ultime settimane lasciano pensare che tra Tel Aviv e Teheran la guerra delle spie si sia intensificata su ogni fronte. Per l’Iran portare il proprio spionaggio nel territorio israeliano serve a controbilanciare l’ingresso in forze del Mossad nella Repubblica Islamica e le conseguenti manovre volte a colpire alti ufficiali, scienziati nucleari e altri target di primo piano nel territorio del Paese centroasiatico, acquisendo informazioni sulle capacità di difesa di Tel Aviv e suoi assetti. Lo Stato Ebraico intende invece raccogliere sempre più informazioni al fine di capire se saranno fattibili operazioni come un raid contro il programma nucleare, idea accarezzata da tempo da Benjamin Netanyahu.

Al contempo, la fase di tregua impone ordine e quei network interni tracciati mentre i cannone tuonavano nella regione sono ora repressi. In Israele, a metà gennaio sono stati arrestati due riservisti, Yuri Eliasfov e Georgi Andreyev, accusati di spiare per l’Iran trasferendo a Teheran informazioni riservate sul sistema antiaereo Iron Dome.

Intel News ricorda che “Eliasfov, che prestava servizio nel sistema Iron Dome, ha filmato un video mentre partecipava a una riunione in cui venivano trasmesse informazioni classificate, che ha poi inviato al suo gestore iraniano. Ha ricevuto 3.500 dollari dallo stesso funzionario iraniano, mentre il suo complice di allora ha ricevuto 70 dollari. Durante il suo interrogatorio, Eliasfov ha affermato di aver commesso gli atti perché si trovava in una situazione finanziaria difficile e perché cercava di ottenere denaro facilmente”, fatto che mostra quanto profonda sia la rete di human intelligence (Humint) iraniana, tale da cogliere informazioni sulle difficoltà economiche di singoli, potenziali bersagli.

Controspionaggio in azione sull’asse Israele-Iran

Al contempo, il Tehran Times nota che lo Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna israeliana, e la polizia dello Stato Ebraico hanno registrato nel 2024 un aumento del 400% dei casi di spionaggio e “reso noto di aver incriminato 27 coloni israeliani con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran e ha affermato di aver smantellato 13 importanti operazioni di spionaggio che, a suo dire, erano state orchestrate dall’intelligence iraniana”.

La scorsa settimana è arrivata la risposta della Repubblica Islamica, con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), i cosiddetti Pasdaran, che hanno annunciato lo smantellamento di un network “israelo-americano” nella provincia settentrionale di Mazandaran. Il locale comandante dei Pasdaran, generale Siavash Moslem, ha sottolineato che l’Irgc avrebbe arrestato molti elementi che “operano sotto le mentite spoglie di cittadini stranieri o visitatori, utilizzando la copertura di società commerciali, organizzazioni culturali o enti di beneficenza per raccogliere informazioni o stabilire reti di infiltrazione”.

Arrestata anche una spia israeliana, o presunta tale, nella città nordoccidentale di Ardabil, mentre Al-Monitor riferisce che “a gennaio, le forze di sicurezza hanno arrestato decine di persone nella provincia sud-occidentale del Khuzestan, accusate di aver raccolto dati su strutture sensibili per un’agenzia di spionaggio straniera non identificata” la cui fisionomia, però, è difficilmente distinguibile da quella del Mossad vista la complessa articolazione delle strutture militari iraniane nell’area.

L’innalzamento della posta in gioco

Israele e Iran stanno alzando la posta nello scontro per procura e sotterraneo che più volte nel 2024 è diventato confronto aperto e hanno una strategia chiara: non lasciare nulla di intentato nell’affrontare il rivale con l’intelligence sul campo ma stroncare ogni tentativo di infiltrazione sfruttando il capitale del controspionaggio per non fornire teste di ponte all’avversario. La sensazione è che molte reti interne venissero seguite da tempo, su entrambi i fronti, e che sia con pratiche Sigint che, soprattutto, con contro-infiltrazioni e operazioni Humint lo Shin Bet e i Pasdaran stessero monitorando attivamente ogni scenario. Con un possibile confronto su larga scala alle porte, tanto la guerra delle spie che quella alle spie diventano asset di sicurezza nazionale vitali. E mentre i cessate il fuoco, per ora, tengono sono le ombre dell’intelligence a rendere caldo e agitato un tesissimo Medio Oriente.

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