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Cosa sta succedendo in Iran? Gli osservatori su fonti aperte sono attenti a monitorare lo scenario nella Repubblica Islamica che secondo i report Osint sarebbe stata colpita da quattro esplosioni con cause non chiare tra le 14 e le 15 ora locale.

La più grave è avvenuta ad Ahvaz, nella provincia occidentale del Khuzestan di cui è capoluogo. Il centro da oltre 1,35 milioni di abitanti, vicino al confine con l’Iraq, importante territorio per l’industria siderurgica e l’energia, è stato scosso da un’esplosione in un deposito di gas che avrebbe causato almeno quattro morti.

Nella città costiera di Bandar Abbas è invece stata data la notizia di un’esplosione in un edificio residenziale che sui social network nei primi momenti è stata ricondotta a un possibile attentato contro esponenti di vertice della componente navale dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), prima che fossero gli stessi Pasdaran a dare la smentita.

E non finisce qui. A Parand, nella periferia di Teheran, capitale dell’Iran, è stata riportata un’altra importante esplosione. Alcuni canali parlano della presenza di un deposito sotterraneo nel centro abitato che sarebbe collassato per l’esplosione. Report non confermati diffusi dall’opposizione iraniana parlavano della presenza di droni in cielo prima dell’esplosione, ma nulla appare certo e confermato.

https://twitter.com/visionergeo/status/2017579237423607966

Si parla anche di una esplosione a Tabriz, importante città nel Nord del Paese, dove alcuni video parlano di una colonna di fumo che si è levata in cielo.

Chiaramente, presentiamo tutte queste notizie come cronaca di eventi indubbiamente anomali e chiaramente degni di ulteriore attenzione visto il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran degli ultimi tempi. Mentre si possono formulare molte ipotesi, registriamo il fermento delle notizie e lo strano tempismo con cui in un Paese blindato sotto una cappa di censura digitale molte immagini sono riuscite a emergere in forma esplicita in poco tempo dopo queste sospette esplosioni.

Dopo la guerra dei dodici giorni combattuta a giugno con Israele, Teheran aveva subito sabotaggi sospetti alle proprie infrastrutture, col caso più clamoroso della raffineria di petrolio di Abadan, nell’Iran sudoccidentale, avvenuto il 19 luglio scorso. L’idea di una manovra-ombra interna al Paese per suscitare caos e scalpore mentre si prepara un’azione più vasta non va esclusa. Parimenti, la fatiscente infrastruttura della Repubblica Islamica si presenta come bersaglio per operazioni coperte ma è anche un sistema estremamente fragile. Tutte le opzioni sono sul tavolo. Ma c’è un dato di fatto: in Iran la tensione, anche sul fronte interno, resta alle stelle.

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