Intrighi tra Francia, Cina, Thailandia: Phuket, il paradiso che copriva un tradimento

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Certe storie di spionaggio non si consumano nei vicoli bui o negli scantinati. Si svolgono sotto il sole, tra palme e cocktail, mentre il mare cancella le impronte sulla sabbia. È il caso raccontato da Intelligence Online: un tranquillo resort di Phuket, quattro stelle nella zona di Karon/Kata, sarebbe stato per anni uno dei “nascondigli tropicali” usati dal Ministero della Sicurezza di Stato cinese per gestire una talpa di altissimo livello all’interno della DGSE.

Il tradimento che scosse il controspionaggio francese

Il riferimento è al caso più grave di infiltrazione mai subito dai servizi francesi negli ultimi decenni: quello che portò, tra il 2017 e il 2020, alla condanna a porte chiuse di due ufficiali di intelligence, Pierre-Marie H. e Henri M. Il secondo, reclutato già nel 1997 con una classica honeytrap a Pechino, continuò per anni a fornire informazioni. Ma la vera falla, quella devastante, fu Pierre-Marie H., ufficiale anziano della DGSE ancora in servizio al momento dell’arresto, che dal 2008 in poi consegnò a Pechino dati operativi, identità di agenti, organigrammi. Una penetrazione che arrivò al cuore della macchina francese.

Phuket, il luogo “perfetto” per sparire in bella vista

Il Tropical Resort, descritto come un hotel turistico di fascia media con bungalow sparsi tra le palme, piscina a bordo spiaggia e clientela internazionale, era un set ideale. Non troppo lussuoso da attirare attenzioni, abbastanza affollato da confondere gli incontri nella folla.

Le ragioni della scelta cinese appaiono evidenti:

– un resort frequentato da turisti europei, russi e soprattutto cinesi;
– spazi all’aperto perfetti per conversazioni non intercettate;
– una Thailandia neutrale, con controlli rilassati e scarsi rischi di cooperazione giudiziaria con Parigi;
– facilità d’accesso per un ufficiale DGSE in “vacanza”, magari con la moglie, come spesso accadeva.

Per almeno quattro o cinque anni, tra il 2011 e il 2016-2017, il resort sarebbe stato uno dei punti fissi dei debriefing dell’MSS con Pierre-Marie H. Qui, secondo le nuove rivelazioni, si decise di stabilire un ritmo annuale degli incontri: ogni anno, un “check-up informativo” completo in un resort tropicale, con pagamenti in contanti consegnati in camera o in giardino.

Le tecniche di gestione: vacanze che non erano vacanze

Gli handler cinesi arrivavano da Bangkok o direttamente dalla Cina, registrandosi nello stesso hotel ma in aree separate. Gli incontri avvenivano con una routine collaudata: passeggiate in spiaggia, conversazioni a bordo piscina, cene “casuali” al ristorante dell’hotel. Tutto studiato per sembrare un soggiorno romantico, un viaggio di coppia, una fuga dalla routine parigina.

La moglie di Pierre-Marie H., informata e coinvolta, fungeva da copertura aggiuntiva: una famiglia in vacanza non attira sospetti, e nel caos turistico di Phuket nessuno guarda due volte una coppia francese che sorseggia un drink al tramonto.

Una rete di resort tropicali

Il Tropical Resort non era un’eccezione, ma uno dei tasselli. La serie di rivelazioni di Intelligence Online, iniziata ad agosto 2025, sta ricostruendo la geografia dei “resort operativi” dell’intelligence cinese. A settembre era emerso il Veranda Pointe aux Biches di Mauritius, usato per gli stessi scopi. L’MSS predilige da anni resort 4/5 stelle in Thailandia, Mauritius, Seychelles, Maldive, Sri Lanka: luoghi perfetti per gestire fonti europee senza attirare l’attenzione.

Ferite ancora aperte

Pierre-Marie H. è in carcere dal 2020, con una condanna a dodici anni. Henri M. ha scontato la sua pena più breve e potrebbe già trovarsi in regime di semilibertà. Ma sul piano istituzionale, la ferita non si è mai davvero chiusa: l’idea che un ufficiale DGSE in servizio attivo sia stato gestito per anni sotto le palme di Phuket resta un monito su quanto sia fragile il confine tra normalità e infiltrazione.

Conclusione

Il Tropical Resort di Phuket è il simbolo di uno spionaggio che non assomiglia più al passato. Non servono stanze segrete o valigette scambiate all’alba: basta un resort turistico, due cocchi freschi, un mare turchese e la certezza che, sotto il rumore delle onde, le conversazioni più delicate restino indisturbate.