In ricordo di Maurizio Giglio, nome in codice “Cervo”

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Quando l’agente dell’OSS, il servizio segreto americano, Peter Tompkins giunse a Roma a pochi giorno dallo sbarco Alleato ad Anzio, ad accoglierlo e sistemarlo fu un giovane tenente dai capelli scuri noto nella rete clandestina con l’identificativo di agente “Cervo”. Il suo nome era Maurizio Giglio, un giovane tenente ausiliario del Corpo degli agenti di pubblica sicurezza che sapeva bene come muoversi nella Città aperta, come smarcarsi dagli agenti del SIM, il servizio informazioni militare del Regio Esercito, che facevano il doppio-gioco con i fascisti, e come difendere un agente americano dallo Sicherheitsdienst o SD, il servizio segreto delle SS che non dava più credito all’Abwher dell’Ammiraglio Canaris, e dall’OVRA, la polizia segreta di Mussolini che aveva seminato informatori nell’Italia spezzata in due.

Egli era, inoltre, il custode dell’apparato radio “Vittoria” nascosto su un barcone del Tevere all’altezza di Castel Sant’Angelo con la connivenza del proprietario, da cui riceveva e inviava messaggi in codice al comando alleato per coordinare operazione clandestine oltre le linee, comunicare gli spostamenti delle truppe tedesche, riceve informazioni per “accogliere” spie, sabotatori, armi da consegnate alla Resistenza.

Diplomatosi al liceo “Terenzio Mamiani”, laureatosi a soli 21 anni in Giurisprudenza, si era arruolato come volontario nel Regio Esercito, dove esibiva il grado sottotenente, e combatté sul fronte francese e sul quello greco-albanese, distinguendosi per il coraggio dimostrato in un’azione di guerra a Kurvelesh, dove venne ferito.

Nel 1943, anno che lo trova distaccato a Roma, si trova a respingere l’occupazione tedesca che seguì la firma dell’Armistizio, decidendo, di lì in poi, di combattere i tedeschi e rimanere fedele all’Italia combelligerante del Sud. Passate le linee, si mise a disposizione della Quinta Armata statunitense che lo incorpora quindi nell’OSS. Addestrato dagli americani come agente alle operazioni clandestine, verrà rimandato a Roma con “radio e cifrari” con la missione di comunicare i movimenti e la consistenza delle truppe occupanti. È allora che riceve il nome in codice di “Cervo”.

La sua uniforme di sottotenente del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza come Sottotenente ausiliario, gli consentiva una certa libertà di movimento anche nelle ore del coprifuoco, rendendolo una risorsa estremamente preziosa per chiunque fosse coinvolto nelle operazioni clandestine. Ragione per cui divenne uno degli agenti fondamentali agli ordini di Tompkins, la spia americana plenipotenziaria di Roma.

Nella fase più complessa dell‘avanzata Alleata verso il centro Italia, in vista della “liberazione della Capitale” che sarebbe avvenuta solo in 4 giugno del 1944, Maurizio Giglio, l’agente Cervo, che era sopravvissuto per anni a un ginepraio di delatori, doppiogiochisti, retate, rastrellamenti delle SS, intercettazioni dei messaggi radio con apparati appositamente inviati a triangolare l’origine delle “onde radio”, di controlli incrociati di documenti e versioni e cacce all’uomo per sgominare le reti clandestine, cadrà, come altri, nelle mani della temibile Banda Lock.

Torturato per giorni e giorni presso il covo di Via Tasso, tra le vessazioni e il dolore, Giglio non rivelerà mai la posizione di Tompkins a Roma, la spia americana, né altri dettagli sulla rete clandestina che operava per gli Alleati dietro le linee. Assumendosi con enorme coraggio la responsabilità delle operazioni di spionaggio, venne mandato a morire alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944. Aveva 23 anni. Insieme a lui era anche il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Alla Medaglia di bronzo ricevuta per il coraggio dimostrato sul fronte greco mentre si trovava “Alla testa di un reparto di volontari del suo battaglione eseguiva un colpo di mano su importante postazione nemica e Ferito continuava nel suo compito senza allontanarsi dal suo reparto fino ad operazione compiuta“, si aggiungeva, postuma, la Medaglia d’oro al Valor militare con tale menzione: “… alla conclusione dell’armistizio in territorio liberato desideroso di combattere contro i tedeschi. Assunto dal servizio informazioni della 5ª Armata americana dopo un breve periodo di addestramento, ritornava in territorio occupato munito di apparato radiotrasmittente ed, arruolatosi nella polizia della pseudo repubblica sociale, svolgeva intelligente, preziosa opera informativa. Sorpreso mentre eseguiva delle fotografie, fermato e sottoposto ad indagini con sangue freddo ed astuzia riusciva a confondere i suoi avversari ed otteneva la liberazione. Arrestato dai fascisti in seguito ad indicazione strappata al suo radiotelegrafista fu sottoposto a feroci interrogatori e torture senza nulla rivelare sul suo servizio. Veniva poi barbaramente trucidato per rappresaglia, immolando la giovane vita generosamente offerta per la liberazione della Patria dalla oppressione nazifascista.”

Ieri ho trovato a Roma questa targa in ricordo di Giglio. Una targa tanta volte ignorata, come tante altre presenti nelle nostre città, per pura sbadataggine. Questi uomini sono stati il tutto, così giovani. Mentre noi spesso siamo parte di un niente da formarsi. Dovremmo prestare più attenzione a ciò che hanno sacrificato per i posteri. Un concetto tanto ripetuto da essere quasi banale. Eppure vale ancora ricordarlo attraverso in ricordo di Maurizio Giglio. Nome in codice “Cervo”.

La targa in memoria di Maurizio Giglio a Largo della Gancia, nel Quartiere Prati – Delle Vittorie a Roma