Un account che dichiara legami diretti nientemeno che con il Mossad e parla in farsi, la lingua più diffusa in Iran, è apparso su X pochi giorni dopo la fine della guerra tra Tel Aviv e Teheran. “Portavoce ufficiale del Mossad in Farsi”, si presenta così l’account che usa come foto profilo il simbolo del servizio segreto estero di Tel Aviv e come immagine di copertina uno screen del celebre video che mostrerebbe gli operativi del Mossad in campo nella notte tra 12 e 13 giugno per avviare l’assalto alle batterie antiaeree e alle strutture militari iraniane.

Il profilo sembra rivolgersi direttamente alla popolazione iraniana, e cosa più importante non considerare affatto la fine delle ostilità dirette tra Israele e Iran come la conclusione della guerra. “Cari cittadini iraniani, sapete che faremo tutto il possibile per garantire che non vi venga fatto alcun male”, si legge in un criptico post del 27 giugno, in cui si aggiunge che “la nostra guerra è contro il regime oppressivo della Repubblica Islamica”. Il profilo che rivendica di parlare a nome dell’intelligence israeliana guidata da David Barnea e che sarebbe il primo ufficiale sui social della storia del Mossad addirittura aggiunge che ai cittadini iraniani è consigliato “tenersi lontano dal personale dei Guardiani della Rivoluzione”, “evitare i veicoli di proprietà del regime” e, soprattutto, di “fare attenzione, perché i leader si nascondono nei tunnel e si stanno proteggendo: siete in pericolo”.
Un’altra coppia di post, della giornata di oggi, ricordano rispettivamente che Esmail Qaani, capo della Quds Force dei Pasdaran dato per morto all’inizio della guerra e poi tornato in campo nel conflitto, non è “uno dei nostri”, smentendo le presunte accuse che lo vedevano fare il doppio gioco per Israele, e che l’Ayatollah Ali Khamenei “ha deciso che il suo successore come rappresentante di Dio sulla terra, leader della comunità sciita e Guida Suprema sarà suo figlio, Mojtaba Khamenei”, fatto che porta a stigmatizzare “quello stesso leader che si opponeva alla monarchia e al passaggio del potere dal padre al figlio”. Vengono pubblicati anche video anti-regime del giornalista Menashe Amir, già responsabile delle trasmissioni in lingua persiana di Voice of Israel.
C’è molto caos attorno a questo account, che peraltro permette di leggere determinate tecniche moderne dell’intelligence in maniera approfondita. Partiamo da un presupposto: non sarebbe strano se un servizio di informazione e sicurezza, peraltro così ben inserito come il Mossad, provasse a parlare direttamente al nemico. Casi recenti non mancano, ivi compresi i continui inviti dell’MI6 britannico e, soprattutto, della Cia americana per far sì che i cittadini di Paesi rivali, come Russia e Cina, passino al campo occidentale, come peraltro dimostrato da un recente e molto discusso video orientato proprio agli abitanti della Repubblica Popolare.
Certo, sarebbe ancora meno strano se a fare ciò fosse l’intelligence che più al mondo ha puntato con maggior forza sul fattore umano nel secondo dopoguerra. Ma al contempo la human intelligence del Mossad si è strutturata tramite canali sotterranei e forme di arruolamento molto più discrete. Uno scenario che si può pensare è che la guerra con l’Iran abbia bruciato o reso inservibili molti contatti diretti e dunque il profilo, con tanto di fornitura di alcuni numeri da contattare, potrebbe servire a un reclutamento fresco utile anche a saggiare il capitale umano convocabile alla corte di Tel Aviv.
Al contempo, creare un profilo in Farsi può consolidare l’immagine di un Mossad onnipresente in Iran, capace di muoversi indisturbato dietro le linee nemiche, pronto ad ascoltare ovunque il regime di Khamenei, come a ricordare che la partita non si è conclusa il 24 giugno ma è solo tornata a inabissarsi sotto forma di quella guerra-ombra che i servizi israeliani conducono da almeno un decennio contro Teheran. Una mossa del genere può condizionare indirettamente il regime iraniano se la pressione crescerà in maniera tale da aumentare la paranoia e la sindrome d’assedio tra i vertici di Teheran, a prescindere da quale sia la realtà.
Queste ipotesi valgono qualora si confermasse che l’account punti direttamente al Mossad. Possibile, visto che dal team di David Barnea non è arrivata alcuna smentita (ma sarebbe stata credibile?) e che un’altra pagina molto seguita su X si definisce esplicitamente “Commentario del Mossad” rivendicando la sua estraneità alla struttura organizzativa dell’agenzia e limitandosi a divulgare e analizzare le notizie che riguardano la sicurezza di Israele. Possibile, dunque, ma non certo. Anche questo è il combinato disposto tra guerra ibrida e cognitiva che porta le spie del XXI secolo in una nuova dimensione, caratterizzata da un dato di fatto: non esiste alcun cessate il fuoco o trattato di pace nelle guerre coperte e asimmetriche. Esse continuano a prescindere dalla realtà dei conflitti cinetici. Israele e Iran lo dimostrano costantemente.
