Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Una telefonata inattesa con una voce spettrale e un messaggio inquietante. Non si è trattato di uno scherzo, ma di un messaggio minatorio lanciato dal Mossad, il servizio di spionaggio che si occupa delle operazioni all’estero dello Stato di Israele, che voleva “mettere in guardia“, ma più fondamentalmente intimidire e spingere verso l’ipotesi di abbandonare il campo o “passare al nemico“, uno o più vertici militari dell’Iran, dopo il primo attacco sferrato il 13 giugno.

La voce spettrale, che si rivolge al suo interlocutore in persiano, e mirava a “spaventare” i vertici del militari dell’Esercito iraniano e del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica che non sono finiti direttamente nel mirino delle armi di precisione e dei droni suicidi indirizzati e lanciati dallo stesso Mossad. Tra le vittime, il generale Hossein Salami, comandante delle Guardie della Rivoluzione Islamica; il generale Mohammad Bagheri, veterano delle Guardie della Rivoluzione Islamica e capo di stato maggiore delle forze armate iraniane; il fisico nucleare Fereydoon Abbasi-Davani; l’ammiraglio Ali Shamkhani, gravemente ferito.

Avete 12 ore per fuggire“, dichiara la registrazione audio ottenuta e diffusa in esclusiva dal Washington Post. Ennesimo tassello della complessa operazione pianificata e condotta dall’intelligence israeliana per confondere i funzionari militari iraniani prima di diffondere il caos nel segno della celebre strategia del “Divide et impera“.

Del resto l’operazione di bombardamento e sabotaggio, per quanto ben pianificata e riuscita, non poteva raggiungere, essa sola, l’obiettivo finale che Israele brama: il rovesciamento della teocrazia islamica e la fine politica del suo nemico esistenziale nella ragione. La guida spirituale e concreta di tutti i suoi avversari nella regione, da Hamas ai miliziani Houthi dello Yemen, fino ai mal ridotti Hezbollah libanesi, devastati nella catena di comando dall’operazione condotta sempre e comunque dal silenzioso e letale Mossad. Sono passati appena 9 mesi dall’esplosione dei Walkie-talkie e dei Beeper sabotati dagli 007 israeliani.

Fotogramma del commando del Mossad che armava sistemi di precisione in territorio iraniano il 13 giugno, prima dell’inizio dell’Operazione Rising Lion

Una guerra di spie senza scrupoli

Nella guerra di spie non c’é quartiere, non ci sono regole, non ci sono zone franche se non per interessi che si adeguano al momento. E le spie di Israele sono note non solo per la loro efficienza, ma per l’essere prive di scrupoli quando di tratta di colpire i loro nemici. Questa campagna segreta di destabilizzazione ha infatti dei toni surreali.

Almeno 20 figure di alto profilo sono state chiamate al telefono, dimostrando che erano sulla lista nera del Mossad, e hanno ascoltato una voce alterata elettronicamente che annunciava “la loro morte” se non avessero “cessato di sostenere il regime dell’ayatollah Ali Khamenei”, la guida suprema dell’Iran.

“Posso avvisarti ora: hai 12 ore per scappare con tua moglie e tuo figlio. Altrimenti, sei sulla nostra lista in questo momento”, avverte la voce spettrale. Secondo quanto rivelato dalle fonti del Washington Post, che devono essere estremamente vicine all’apparato di intelligence israeliano, a uno dei generali iraniani sarebbe stato chiesto di produrre un contenuto video in cui annunciava la decisione di non sostenere il regime iraniano, confondendo la catena di comando e assecondando le intenzione degli israeliani che vogliono fagocitare una rivoluzione interna. Il video doveva essere inviato attraverso la piattaforma Telegram.

Nessun segnale di defezione ma un “dialogo” aperto

Per i funzionari occidentali, non sono stati riscontrati “segnali di defezioni tra i membri di alto rango dell’esercito iraniano o dell’Irgc“. Questo nonostante un funzionario israeliano abbia affermato che l’operazione di persuasione con toni minatori si sia affidata, oltre alle telefonate, alla consegna di lettere di avvertimento infilate sotto la porta, o comunicazione ricevute tramite i coniugi, che sono stati scelti e contattati dal Mossad per evidenziare il fatto che fossero comunque “riconosciuti” come tali.

“Capiscono perfettamente di essere noti a noi e che la nostra penetrazione di intelligence è al 100%”, ha dichiarato una fonte a conoscenza dell’operazione, che ha spiegato come “alcuni alti funzionari iraniani sono stati contattati più volte, il che ha portato a un dialogo tra loro e l’intelligence israeliana“. Il risultato di questo “dialogo” non è ancora alla nostra portata. Dal momento che il cessate il fuoco annunciato dal presidente statunitense Donald Trump è durato appena il tempo dello stupore del mondo per l’annuncio, e la guerra dei 12 giorni prosegue. Senza dati certi sui risultati dell’attacco dei bombardieri strategici sui siti nucleari che rappresentato il cuore del programma nucleare iraniano e lo spettro di una deterrenza che Washington e Tel Aviv non vogliono concedere a Teheran. O almeno, non certo all’Iran degli Ayatollah. Anche a costa di una imprevedibile e preoccupante escalation.

Lo spionaggio e il ruolo svolto dall’intelligence sono sempre stati elementi affascinanti quanto decisivi per gli equilibri regionali e globali. Conoscere, analizzare, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei processi della diplomazia e nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa e dello Spionaggio, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto