Il Cremlino e la lunga lista degli oppositori finiti male

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La recente pubblicazione di un memorandum da parte del Direttore dell’Intelligence Nazionale statunitense (ODNI) ha riacceso i riflettori sulle operazioni di assassinio mirato attribuite alla Federazione Russa e, più specificamente, al suo Presidente, Vladimir Putin. Questo documento segreto, reso pubblico grazie al Freedom of Information Act, analizza l’uso di omicidi politici come strumento di politica statale da parte del Cremlino sin dagli anni 2000.

Le accuse contro il Cremlino: una lunga lista di vittime

La pratica degli omicidi mirati non è una novità per la Russia post-sovietica. Da anni, giornalisti, dissidenti e analisti accusano il Cremlino di ricorrere a metodi brutali per eliminare gli oppositori politici. Gli omicidi si sarebbero svolti con modalità che spaziano dall’uso di veleni come il Novichok o il Polonio, fino a esecuzioni dirette con armi da fuoco e incidenti organizzati, come quello che ha coinvolto l’ex leader del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, morto in un sospetto schianto aereo nell’agosto 2023. Uno dei casi più noti è quello dell’ex agente del FSB Alexander Litvinenko, avvelenato con Polonio-210 a Londra nel 2006. Seguirono l’omicidio del politico Boris Nemtsov, ucciso a colpi di pistola a Mosca nel 2015, e la morte sospetta di Mikhail Lesin, ex magnate dei media trovato senza vita a Washington D.C. nello stesso anno.

Il ruolo di Putin e le connessioni con i servizi segreti

Le operazioni di eliminazione sarebbero spesso affidate a membri dei servizi segreti russi, come l’FSB e il GRU. Il caso del cosiddetto “assassino del Tiergarten”, Vadim Krassikov, ne è un esempio. Nel 2019, Krassikov ha giustiziato l’ex combattente ceceno Zelimkhan Khangoshvili in un parco di Berlino. Dopo la condanna in Germania, Krassikov è stato liberato e accolto come un eroe in Russia, nell’ambito di uno scambio di prigionieri. Secondo l’analisi statunitense, gli assassinii ordinati dal Cremlino si estendono anche al di fuori dell’Europa. Nel 2004, due agenti russi furono condannati in Qatar per l’omicidio del leader ceceno Zelimkhan Yandarbiyev, ucciso con un’autobomba.

Il caso recente di Maxim Kusimov

Un esempio recente citato nel dossier è l’omicidio di Maxim Kusimov, un ex ufficiale dell’aeronautica russa che aveva disertato in Ucraina nel 2023. Dopo essersi rifugiato in Spagna, Kusimov è stato assassinato nella sua abitazione nel febbraio 2024. Le modalità del delitto – numerosi colpi di arma da fuoco seguiti dal passaggio di un’auto sul corpo – suggeriscono un’esecuzione professionale. Secondo i servizi segreti spagnoli, Kusimov era stato etichettato come “traditore” dai media russi, con minacce di morte pubblicamente avanzate da membri del GRU.

I metodi: veleni, esplosioni, proiettili

Dai dossier emerge un ampio spettro di tattiche utilizzate dal Cremlino. L’uso del Novichok, un agente nervino sviluppato durante la Guerra Fredda, è stato documentato nel caso di Alexei Navalny, avvelenato nel 2020 e sopravvissuto grazie a cure in Germania. Episodi simili sono stati denunciati dal dissidente Vladimir Kara-Murza, vittima di tentati avvelenamenti nel 2015 e 2017. Anche l’esplosivo viene frequentemente impiegato, come nel caso di Yandarbiyev in Qatar. Il Guardian ha recentemente riportato che alcune operazioni sono così sofisticate da rendere impossibile il tracciamento degli autori, anche in nazioni con avanzate infrastrutture di sicurezza.

Implicazioni geopolitiche e risposte internazionali

L’uso degli omicidi mirati da parte della Russia ha suscitato indignazione a livello internazionale. Tuttavia, le reazioni occidentali spesso si limitano a sanzioni economiche e dichiarazioni diplomatiche. L’efficacia di queste misure è discutibile, considerando la persistenza di tali pratiche. Organizzazioni come Bellingcat e The Insider hanno condotto indagini indipendenti, dimostrando il coinvolgimento diretto dei servizi segreti russi in molte operazioni. Secondo gli analisti, la comunità internazionale dovrebbe adottare misure più severe per proteggere i dissidenti e ridurre l’efficacia delle operazioni russe. Tuttavia, creare una rete di sicurezza che copra potenziali obiettivi su scala globale rappresenta una sfida quasi impossibile. Il dossier statunitense rappresenta un ulteriore tassello nella comprensione delle strategie del Cremlino per eliminare i suoi oppositori. La pubblicazione di questi documenti potrebbe portare a nuove pressioni diplomatiche, ma resta da vedere se sarà sufficiente a fermare una pratica che sembra ormai radicata nella politica estera russa. La lista delle vittime, purtroppo, potrebbe continuare a crescere.