Una spy-story nel bel mezzo dell’ambasciata Usa a Gerusalemme: il New York Times ha recentemente raccontato che l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee, aperto sostenitore delle rivendicazioni espansioniste di Tel Aviv, ha incontrato nella sede della legazione Usa a Gerusalemme il controverso Jonathan Pollard, ex ufficiale della Marina condannato negli Anni Ottanta all’ergastolo negli Usa per spionaggio contro Washington proprio a favore dello Stato Ebraico.
Un incontro enigmatico
L’incontro ha rotto una consuetudine che vede i funzionari americani non dialogare con ex esponenti delle forze armate o dell’intelligence con condanne alle spalle. “Pollard ha dichiarato di aver ringraziato Huckabee per i suoi sforzi a sostegno della sua liberazione”, nota il New York Times, sottolineando i rapporti consolidati tra i due e che “Huckabee, ex candidato repubblicano alla presidenza, aveva chiesto la liberazione di Pollard più di dieci anni fa”.
La vicenda richiamata dall’incontro tra i due rimanda al torbido periodo della fine della Guerra Fredda, quando lo spionaggio americano era attivo su ogni fronte e nella “nebbia di guerra” del caso Iran-Contras, del sostegno Usa ai mujaheddin afghani e della fine del confronto bipolare si inserì anche Pollard, classe 1951, texano nato da famiglia ebraica, fu nel 1979 assunto dal Navy Field Operational Intelligence Office (Nfoio), un ramo del Naval Intelligence Command, l’agenzia di informazioni della Us Navy e iniziò un confronto costante con alti ufficiali, arrivando a seguire diverse operazioni con il Sudafrica del regime dell’Apartheid.
Pollard, spia d’Israele negli Usa
Dal 1984, entrò in contatto con Aviem Sella, veterano dei caccia di Tel Aviv e futuro comandante dell’Aeronautica Israeliana a cui iniziò a passare documenti in cambio di pagamenti ma, soprattutto, in nome di una fedeltà alla sua identità che lo portò a ritenere inaccettabile il fatto che spesso Washington nascondesse informazioni a Tel Aviv. L’intelligence israeliana, per bocca dell’ex vice capo del Mossad Ram Ben Barak, ha negato che l’operazione fosse autorizzata da Israele ma al contempo tuttora è molto difficile definire il perimetro e l’entità delle informazioni sensibili fornite da Pollard allo Stato Ebraico.
Arrestato e processato, nel 1987 fu condannato all’ergastolo e da allora iniziò una vasta campagna israeliana per far uscire dal carcere la spia che aveva portato Tel Aviv a guardare nel profondo nei segreti della superpotenza patrona dello Stato Ebraico. La richiesta di grazia per Pollard unì i premier di Israele, da Yitzhak Rabin a Benjamin Netanyahu, che nel 1998 si scontrò durante il suo primo governo con l’opposizione di ben sette ex capi del Pentagono – tra cui perfino neoconservatori filoisraeliani di ferro come Donald Rumsfeld e Dick Cheney– che presero pubblicamente posizione contro il rilascio. Nel luglio 2015 Pollard è stato poi scarcerato anche col contributo di Huckabee su decisione dell’amministrazione di Barack Obama.
Pollard sempre più vicino ai nazionalisti di Israele
Trasferitosi in Israele nel 2020, Pollard fu accompagnato nello Stato Ebraico sul jet privato di Sheldon Adelson, miliardario ebreo vicino a Donald Trump, la cui vedova Miriam è una delle grandi donatrici del tycoon. Ha ottenuto dal governo una pensione paragonabile a quello degli ex agenti dell’intelligence e ha preso posizioni sempre più palesemente vicine all’estrema destra israeliana.
Nel 2021 ha paragonato Joe Biden a un capo degli Amalek, il mitico popolo nemico di Israele nella Bibbia; ha dichiarato che le famiglie degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023 da Hamas danneggiavano la strategia bellica di Israele e ha sostenuto la deportazione dei gazawi, proponendo l’Irlanda come destinazione. Inoltre, ha stretto una forte amicizia con Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale che gli ha proposto anche una candidatura nelle liste di Potere Ebraico.
In una recente intervista a I24, nota Al Jazeera, “Pollard ha attaccato duramente i membri dell’amministrazione Trump, criticando gli inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff, che hanno assunto ruoli di primo piano nei colloqui di pace per porre fine alla guerra di Israele contro Gaza”.
Il suo incontro con Huckabee ha saldato dunque due difensori delle scelte di Israele, sostenitori dell’espansione messianica dell’influenza di Tel Aviv e della guerra di Gaza, in una fase in cui Washington lavorava per contenere la foga bellica del governo Netanyahu. Rivelare oggi l’incontro significa rendere palese l’esistenza di una fetta di apparato americano che mette gli interessi di Israele al primo posto.
C’è il sospetto che Huckabee possa essere un membro di questa corrente, ben radicata nel campo evangelico conservatore più radicale. Il fatto che l’incontro non apparisse nell’agenda ufficiale dell’ambasciatore ed ex governatore dell’Arkansas e che la Cia e la Casa Bianca non ne fossero al corrente la dice lunga. Il ritorno di Pollard in auge mostra quanto una componente di destra americana ed una del nazionalismo israeliano continuino a parlare la stessa lingua. E questa lingua oggi proferisce anatemi contro ogni prospettiva di una pace a Gaza.
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