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Un maggior generale 51enne, fervente nazionalista dichiarato, padre di undici figli e con visioni messianiche sul ruolo di Israele in Medio Oriente: David Zini è il prescelto indicato da Benjamin Netanyahu per succedere a Ronen Bar, capo del servizio segreto interno (Shin Bet) che si dimetterà dall’incarico il 15 giugno dopo un lungo braccio di ferro col capo del governo.

Un nazionalista messianico alla guida dello Shin Bet

Maggior generale in servizio nell’Israel Defense Force dal 1992, quando aveva 18 anni, Zini è una figura estremamente controversa. La sua fama di combattente valoroso che ha attraversato tutta la storia militare di Israele dell’ultimo trentennio e partecipato a delicatissime operazioni sul terreno in ogni teatro operativo va di pari passo con una visione del mondo molto vicina a quella delle frange estremiste di partiti come Potere Ebraico o Sionismo Religioso che da destra puntellano la coalizione guidato dai conservatori-nazionalisti del Likud, partito di Netanyahu. E quindi, giocoforza, la sua nomina è ritenuta funzionale a far rientrare la “fronda” dello Shin Bet, su cui Netanyahu ha provato a scaricare le colpe per i massacri di Hamas del 7 ottobre 2023 e di cui ha maltollerato l’attivismo sul “Qatargate” di Tel Aviv.

La volontà di Bar di vederci chiaro sulla presunta corruzione di funzionari vicini al Primo Ministro da parte del Qatar per favorire la distensione Doha-Tel Aviv ha segnato definitivamente i rapporti tra Netanyahu e colui che assieme al capo del Mossad David Barnea è il principale esponente dell’intelligence dello Stato Ebraico. Da tempo Netanyahu cercava di licenziare Bar, che ha annunciato dimissioni per il prossimo 15 giugno dopo che l’Alta Corte di Tel Aviv ha dichiarato il siluramento deciso dal governo politicamente motivato e di conseguenza illegittimo. Giusto ieri l’Alta Corte ha criticato la postura del governo, ma Netanyahu ne ha sfidato il mandato per la seconda volta dopo aver provato a marzo a nominare a successore di Bar l’ex capo della Marina Eli Sharvit, salvo poi fare dietrofront dopo che era emersa la contrarietà di questi alla controversa riforma giudiziaria del governo.

La nomina di Zini sarebbe stata propiziata dal consigliere militare di Netanyahu, il Maggior Generale Roman Gofman, e garantirebbe Bibi su più fronti: il generale è un colono, residente nella comunità di Keshet, sulle alture del Golan nella Siria occupata da Israele, e dunque piace all’estrema destra. Inoltre, nota il Times of Israel, “suo fratello, Shmuel Zini, sia il “braccio destro” del miliardario americano Simon Falic , vicino a Netanyahu e alla sua famiglia”, e la moglie di Netanyahu, Sara, l’avrebbe caldeggiato come capo di Stato Maggiore dopo le dimissioni di Herza Halevi, prima che Netanyahu puntasse a marzo su Eyal Zamir, su cui Zini si è riscattato colloquiando con il premier sulla nomina a sua insaputa, nonostante in virtù del suo ruolo di capo del Comando di Addestramento abbia lo stesso Zamir come superiore diretto.

La carriera militare di Zini

Ufficiale pluridecorato, Zini, nota Jfeed, “ha iniziato la sua carriera militare come commando in Sayeret Matkal , l’unità di forze speciali più prestigiosa d’Israele, prima di passare alla Brigata Golani, dove ha prestato servizio come ufficiale e comandante nella Zona di Sicurezza israeliana nel Libano meridionale. Ha combattuto in operazioni chiave, tra cui l’Operazione Scudo Difensivo in Cisgiordania e la Seconda Guerra del Libano”.

In seguito, “guidò la Brigata Alexandroni e temporaneamente guidò la Brigata Golani durante l’Operazione Margine Protettivo, dopo che il suo comandante fu ferito. Zini fondò poi la Brigata Commando delle IDF e ne divenne il primo comandante, supervisionandone la formazione e la dottrina operativa”, arrivando a ben comportarsi il 7 ottobre 2023 durante la risposta all’incursione di Hamas dove “Zini combatté personalmente contro i terroristi nel kibbutz Mefalsim, contribuendo a respingere gli aggressori”.

Un video di quella giornata (visionabile a questo link, con immagini forti e crude) lo mostra circondato dai suoi uomini attorniato da cadaveri di jihadisti abbattuti dalle unità dell’Idf. Ma se della capacità militare del nominato come successore di Bar non si ha motivo di discutere, diverso è il giudizio sulla sua capacità di guidare l’intelligence interna, di coordinare operazioni sotto copertura e soprattutto di bilanciare il ruolo operativo con le problematiche necessità politiche che la carica di direttore dello Shin Bet impone.

I dubbi su Zini capo dello Shin Bet

Che farà Zini, il quale a marzo 2023 suggerì con lungimiranza di preparare l’Idf a respingere attacchi a sorpresa, delle indagini dello Shin Bet sulle reali responsabilità del 7 ottobre? Cosa ne sarà delle indagini sul Qatargate, che potrebbero colpire il suo patrono politico? E soprattutto, può un nazionalista messianico ben gestire la logica dell’intelligence, che chiede invece di seguire un metodo fondato sull’analisi meticolosa prima ancora che sull’ideologia, sulla raccolta di fonti prima ancora che sui preconcetti? Tutti elementi, questi di cui è lecito dubitare. E viene il sospetto che la priorità di Netanyahu sia controllare, non rafforzare, un’intelligence interna troppo simile a un vero e proprio contropotere.

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