Da quasi trent’anni, ogni nuova amministrazione statunitense ha potuto contare su un documento strategico unico: il Global Trends del National Intelligence Council. Non un oracolo, ma una bussola: scenari a vent’anni che servono a capire come mutano poteri, economie, demografie, tecnologie. Il fatto che l’edizione attesa nel 2025 non sia uscita rompe una tradizione iniziata nel 1997 e segnala qualcosa di più profondo: la politicizzazione dell’intelligence.
Tulsi Gabbard e la linea dura
La decisione porta la firma della nuova direttrice della National Intelligence, Tulsi Gabbard, nominata da Donald Trump dopo la rielezione del 2024. Ex congresswoman con posizioni spesso non allineate ai democratici, Gabbard ha attuato una vera rivoluzione: trasferito il NIC dal campus CIA a quello dell’ODNI, ridotto programmi di inclusione, chiuso uffici interni e vantato risparmi di bilancio. Scelte presentate come efficienza, ma lette da molti analisti come un restringimento dell’autonomia tecnica dell’intelligence.
Il nodo politico: Venezuela e Alien Enemies Act
Lo scontro frontale è arrivato quando due analisti del NIC hanno prodotto un assessment che ridimensionava le accuse di Trump al Venezuela sul sostegno ai cartelli della droga e al Tren de Aragua. Un’analisi che negava i legami diretti tra Caracas e i narcos, dunque incompatibile con la giustificazione presidenziale per invocare l’Alien Enemies Act. Risultato: i funzionari rimossi e il rapporto strategico congelato.
I precedenti e la diffidenza di Trump
Non è un caso isolato. Già nel primo mandato, Trump aveva ostacolato la diffusione del “Global Trends 2040”, poi pubblicato sotto Biden. L’ex presidente non ha mai nascosto la sua diffidenza verso la comunità di intelligence, colpevole a suo avviso di elaborare scenari ostili alle sue linee politiche. La tradizione del Global Trends, che nel 2017 si fermò al rapporto “2035” diffuso poco prima del suo insediamento, porta dunque un marchio di conflittualità che oggi si ripete.
Le implicazioni istituzionali
Il punto non è solo la pubblicazione o meno di un documento. La mancata uscita significa privare la classe politica americana di una cornice analitica di lungo periodo, un “orizzonte di incertezze limitate” che serve a orientare la strategia. La politicizzazione spinge invece a piegare i dati al volere del potere di turno, rischiando fallimenti analitici costruiti a tavolino. In questo scenario, il pericolo è duplice: perdita di talenti, attriti interni, migrazioni di professionalità verso il settore privato; ma anche indebolimento della capacità di deterrenza e prevenzione, terreno fertile per operazioni di controspionaggio da parte di potenze rivali.
La partita globale
Tutto ciò accade mentre le grandi incertezze globali — la competizione USA-Cina, il conflitto russo-ucraino, la ridefinizione delle catene economiche ed energetiche — chiederebbero al contrario analisi indipendenti, solide e prospettiche. Senza di esse, la politica americana rischia di navigare a vista. Con un paradosso: più il mondo diventa interdipendente e complesso, più la prima potenza globale sembra rinunciare a dotarsi degli strumenti critici per interpretarlo.

