Attenti ai giornalisti e ai professori, sono loro le spie che dovremmo temere

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Per l’ MI5, il controspionaggio britannico, le spie che non “vediamo” e che “dovremmo temere” maggiormente si nascondono nel tessuto più trasversale della società, che si estende tra le sfere politica, culturale ed economico-industriale. Non si tratta degli agenti con copertura diplomatica da cui dovremmo guardarci — il loro ruolo è noto e, come accade di consueto, difficilmente si avvicinerebbero personalmente a una fonte di basso livello — ma di altri profili: giornalisti, accademici e lobbisti rappresentano le principali minacce nel campo di battaglia dello “spionaggio 2.0”, che non è solo ed esclusivamente cibernetico ma passa ancora attraverso la componente fisica per ottenere informazioni sensibili da profili intermedi che si ritengono “al sicuro” e credono di poter condividere solo dati di importanza marginale.

Se avete visto l’ultima serie di Slow Horses — adattamento della saga di spionaggio vergata da Mick Herron — avrete già una percezione dei rischi attuali e delle tecniche che possono essere adottate nella vita di tutti i giorni per ottenere una serie di informazioni che, sommate, possono mettere a rischio qualsiasi server. E infatti, nella realtà, sono proprio i profili di secondo o terzo livello a essere «sotto attacco»: donne e uomini perfetti per essere usati come cavalli di Troia — per diffondere propaganda inconsapevole o su commissione; per partecipare a campagne di disinformazione, misinformazione o controinformazione “spesata” o “imboccata”; o per essere infettati da spyware che, iniziando a raccogliere informazioni apparentemente di poco conto, possono poi condurre all’acquisizione di dati davvero sensibili.

La spie nella società a contatto con la politica

Per i vertici dell’MI5, che stanno lavorando a una campagna informativa per arginare i danni e sensibilizzare gli inglesi a guardarsi sempre le spalle, è diventato estremamente difficile distinguere un “approccio benigno da uno adottato da o per conto di uno stato a fini di interferenza o spionaggio“; e gli agenti dell’intelligence straniera che operano sotto copertura possono fingersi “diplomatici, giornalisti, accademici o lobbisti“, nascondendo i loro legami con lo stato per ottenere ciò che il loro mandante desidera: le vostre informazioni più utili. E questo, possiamo starne ben certi, non è un pericolo riguarda solo il Regno Unito, ma tutte le parti del mondo, compresa ovviamente l’Italia, considerato il suo peso nella politica estera, nell’industria bellica, e il suo ruolo nella Nato, nel Mediterraneo Allargato, negli equilibri geopolitici di questo nuovo assetto multipolare.

Quando Stati stranieri rubano informazioni vitali del Regno Unito o manipolano i nostri processi democratici, non solo danneggiano la nostra sicurezza a breve termine, ma erodono anche le fondamenta della nostra sovranità e la capacità di proteggere gli interessi dei nostri cittadini. Chiunque legga queste linee guida ha a cuore il ruolo che svolge nella democrazia del Regno Unito. Agisci oggi stesso per proteggerla, e per proteggere te stesso“, ha recentemente dichiarato Sir Ken McCallum, il direttore dell’MI5, la vecchia Sezione 5 dell’Intelligence Militare addetta al controspionaggio e alla sicurezza interna del Regno Unito con in collaborazione con lo Special Branch, le unità antiterrorismo e ovviamente l’intelligence estera, l’arcinoto MI6, cerca di tutelare la maggiore potenza militare del continente europeo dalla proliferazione di agente esteri potenzialmente nocivi per il Regno e per gli altri membri dell’Alleanza Atlantica di cui lo UK fa parte.

Profili a rischio e informazioni privilegiate

I profili a rischio diventano un bersaglio per gli agenti inviati o reclutati dagli “attori statali” esteri perché possiedono “informazioni che consentono ad altri Stati di comprendere le priorità e le attività politiche e strategiche“. Queste informazioni non devono essere necessariamente “informazioni classificate“, ricordano gli agenti segreti inglesi, poiché anche “altre informazioni privilegiate”, apparentemente irrilevanti, nelle mani giuste — ossia di un servizio informazioni avversario che sa come impiegarle, unendole o incrociandole con altre — possono diventare estremamente preziose. Possono servire per ricostruire situazioni, condizioni o catene di comando; per raggiungere altri profili considerati obiettivi reali di operazioni di spionaggio più rilevanti; o per influenzare decisioni su questioni economiche o di politica estera orientandole secondo gli interessi di altri attori statali.

Alimentare una determinata narrazione, accentuare una critica o creare un fronte interno utile alla destabilizzazione — attuale o futura — rientra nelle opzioni di un’intelligence avversaria che può costruirsi una rete di informatori eccellenti anche senza reclutarli direttamente, semplicemente ingannandoli e tenendoli “buoni” o all’oscuro delle reali intenzioni della spia. O può condurre una strategia di guerra cognitiva poggiando i suoi pilastri sulla propaganda diretta a influenzare la scena politica di un Paese avversario.

Le trappole al miele sono un metodo antico ma ancora efficiente, soprattutto con l’avvento di Internet. È noto il caso di un ufficiale americano che rivelò dati sensibili a una donna conosciuta online dietro la quale si celavano, in realtà, i servizi segreti russi. Ancora più pericoloso è il ricatto: quando agenti stranieri utilizzano informazioni su un profilo per influenzarne le azioni. In questi casi, strategie basate su catfishing e phishing, anche con l’ausilio di malware, sono molto diffuse e segnalate come rischi frequenti.

Il controspionaggio inglese sottolinea che la maggior parte degli approcci verso un “bersaglio” saranno ovviamente “legittimi e non degni di alcuna preoccupazione”, ma le attività di spionaggio e interferenza che li hanno indotti hanno invece una natura ingannevole e/o coercitiva: un’interazione apparentemente genuina può rapidamente trasformarsi in qualcosa di più maligno. È noto, per esempio, il caso di reclutatori russi che hanno utilizzato il revenge porn per costringere giovani ucraini a compiere atti di sabotaggio. Dopo averli approcciati su Telegram e intrattenuto conversazioni amichevoli, avrebbero infettato i loro telefoni e computer con malware, accedendo alle gallerie personali per poi minacciarli di diffondere contenuti privati qualora non avessero portato a termine una missione.

Un rischio continuo di spionaggio

Come ricordano gli agenti inglesi, le attività di spionaggio – ossia la raccolta segreta di informazioni a vantaggio di uno Stato straniero – possono essere portate avanti tramite “agenti umani, attacchi informatici o altri mezzi”.

Anche in tempo di pace, gli attori statali cercano di “raccogliere informazioni classificate e altre informazioni di valore per loro, prendendo di mira coloro che ritengono abbiano accesso a tali informazioni o potrebbero ottenerne l’accesso”. Anche le “operazioni di informazione” (o meglio, di disinformazione) sono uno strumento di interferenza utilizzato dalle potenze ostile per destabilizzare un avversario o compromettere le capacità del suo processo decisionale o democratico.

Diffondere informazioni false o manipolate, appositamente create per ingannare l’opinione pubblica, può avere una portata estremamente maggiore se veicolate da un esponente politico sotto ricatto. Allo stesso modo, la pratica dell’hack-and-leak – ossia l’utilizzo di strumenti informatici per accedere a materiale rubato e rilasciarlo selettivamente nel dominio pubblico – può rappresentare il fine ultimo di un avvicinamento malevolo da parte di una delle spie che dovremmo “temere”, ma che spesso lasciamo avvicinare sottovalutando il nostro e il loro “ruolo”.

Il controspionaggio inglese rimarca come il Regno Unito sia “bersaglio di interferenze e spionaggio strategico a lungo termine da parte di elementi degli Stati russo, cinese e iraniano”, che in modi diversi cercano di promuovere i propri interessi economici e strategici e di danneggiare le istituzioni democratiche occidentali. Un rischio non certo sconosciuto all’AISI, la nostra Agenzia informazioni e sicurezza interna, e all’ACN, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Proprio di recente, un membro attivo di quest’ultima agenzia mi ha rivelato come ogni giorno l’Italia sia bersaglio di “centinaia di attacchi informatici” sventati. Segno che qualcuno vuole le nostre informazioni. E non si tratta solo di dati di carattere militare: anche la nostra identità e la nostra posizione lavorativa possono essere utili alle spie dalle quali dovremmo guardarci le spalle.

Lo spionaggio e il ruolo svolto dall’intelligence sono sempre stati elementi affascinanti quanto decisivi per gli equilibri regionali e globali. Conoscere, analizzare, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei processi della diplomazia e nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa e dello Spionaggio, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!