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Spionaggio

Ambasciatori scomparsi e ambasciate bloccate, prosegue la guerra fredda tra Londra e Pechino

Royal Mint Court: il progetto della più grande ambasciata cinese in Europa, bloccato e al centro di accuse di spionaggio.

La scomparsa dell’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Zheng Zeguang, sta lasciando un vuoto strategico nella rete diplomatica della Cina a Londra. Zheng non compare in pubblico da agosto 2025, e la sua assenza viene collegata all’arresto di Liu Jianchao, ex capo del Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese, figura chiave delle relazioni estere di Pechino, coinvolto in un’indagine anticorruzione. Liu, considerato fino a pochi mesi fa un possibile ministro degli Esteri, è stato rimosso dal suo incarico e sostituito da Liu Haixing, senza dichiarazioni ufficiali.

Un colpo alle reti diplomatiche e di intelligence

L’arresto di Liu ha avuto effetti a catena: indebolimento delle catene di comando diplomatiche, rallentamento delle operazioni di influenza esterna e, secondo diverse fonti, un impatto diretto sulle attività rivolte a dissidenti cinesi residenti nel Regno Unito. Questo vuoto politico si somma a un contesto già teso per il progetto della nuova ambasciata cinese nel complesso di Royal Mint Court, destinata a diventare la più grande rappresentanza diplomatica cinese in Europa. L’edificio, a pochi passi dalla Torre di Londra, è percepito dai servizi britannici come una potenziale base di attività di intelligence, vista la vicinanza a infrastrutture sensibili come cavi in fibra ottica strategici.

La battaglia per l’ambasciata

Il progetto è bloccato da tre anni. Dopo il no del consiglio locale di Tower Hamlets nel 2022, Pechino ha spinto per una revisione a livello nazionale. L’intervento diretto di Xi Jinping ha portato il governo di Keir Starmer ad assumere il controllo del dossier. La decisione finale, inizialmente prevista per settembre, è stata rinviata per la seconda volta a dicembre 2025. Questi ritardi stanno imbarazzando Downing Street e alimentano accuse di eccessiva prudenza verso la Cina per proteggere relazioni economiche.

La tensione è amplificata dai recenti scandali di spionaggio: il capo dell’MI5 ha definito la Cina una “minaccia quotidiana” per la sicurezza britannica, dopo il caso di due cittadini accusati — e poi prosciolti — di lavorare per Pechino. Ex consiglieri e parlamentari, tra cui Dominic Cummings, hanno definito l’ambasciata “un centro di spionaggio”, mentre gruppi di protesta hanno manifestato contro il progetto lo scorso febbraio. Pechino ha liquidato le accuse come “calunnie infondate” e insiste sulla natura diplomatica dell’edificio.

Diplomazia bloccata e guerra fredda silenziosa

L’impasse non è unilaterale. Mentre la Cina attende l’approvazione per Londra, il Regno Unito non riesce a far ripartire il progetto della propria ambasciata a Pechino, un investimento da 100 milioni di sterline bloccato da mesi. Il veto del ministero della Sicurezza di Stato della Repubblica Popolare Cinese sulla diffusione dei dettagli del progetto cinese conferma il clima di sospetto reciproco.

Questa paralisi diplomatica è il riflesso di tensioni più ampie: sanzioni, accuse di interferenze, sorveglianza dei dissidenti di Hong Kong e un progressivo irrigidimento dei rapporti bilaterali. La vicenda della nuova ambasciata a Londra non è solo una questione urbanistica: è uno dei fronti più visibili della nuova guerra fredda tra Cina e Regno Unito, combattuta attraverso la diplomazia, l’intelligence e l’economia.

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