Secondo quanto riportato dal Times nelle scorse settimane, Taiwan sarebbe al centro di un’invasione spionistica architettata dai vertici del Ministero della Sicurezza di Stato di Pechino con il benestare del presidente cinese Xi Jinping. L’idea che si sta facendo largo, in questo momento di crisi internazionali e conflitti attivi e latenti, che è le spie cinesi potrebbero “rovesciare Taiwan” dall’interno per evitare l’azione militare che tutti temono e per cui l’Esercito Popolare di Liberazione cinese sembra continuare a prepararsi, sviluppando sistemi di trasporto che si ipotizzano essere pensati proprio per un‘invasione su vasta scala di un obiettivo oltremare.
Come riporta il noto giornale britannico, “tra le 159 persone accusate di aver passato segreti a Pechino ci sono soldati, generali e assistenti presidenziali“. “Uno lavorava per il presidente, un altro per il ministro degli Esteri. Essi includevano soldati semplici, ufficiali militari e almeno un ex generale“. È questo il tipo di profili scelti per fare da quinta colonna a Taiwan, “spie cinesi” spaventano l’isola già sottoposta a una forte pressione militare. Ma quanto può influire veramente questa strategia silenziosa sul destino di Taiwan?
Secondo un rapporto dell’Ufficio per la sicurezza nazionale di Taiwan, le 159 persone accusate di spionaggio per la Cina dal 2020 appartenevano per buona parte alle forze armate della Repubblica Popolare Cinese. “Sei su dieci erano presenti o ex membri delle forze armate, tra cui 43 ufficiali“. Un altro rapporto afferma invece che l’intelligence cinese starebbe sfruttando una combinazione di “bande criminali e false aziende, strozzini, templi buddisti e organizzazioni civiche” come agenti di disturbo per “prendere di mira soldati di ogni grado con problemi finanziari e ricattarli per convincerli a condividere i segreti“. Aumentando il timore che “ovunque” nell’apparato della difesa di Taiwan possano nascondersi spie reclutate con le buone o con le cattive.
Molti di questi profili scelti o reclutati dal Guoanbu, abbreviazione del complicato nome dei servizi segreti cinesi, sarebbero interni ai partiti di governo, ai think tank che fanno consulenze, uno addirittura sarebbe stato un consigliere del presidente Lai Ching-te.
Una sovversione “vecchio stile”
Come è noto, Taiwan è sottoposta a crescenti pressioni militari e politiche da parte del Governo centrale di Pechino che già la considera “Cina” e che ha recentemente affermato, attraverso la figura di Xi Jinping, di non aver bisogno di invadere un’isola che già appartiene alla Repubblica.Questo nonostante i taiwanesi considerino la loro isola “autonoma” come uno Stato di fatto, respingendo la pretesa di lunga data della Cina continentale di esercitare la propria sovranità.
Sebbene la maggior parte dei Paesi occidentali non riconosca Taiwan indipendente, gli Stati Uniti si sono sempre opposti ai cambiamenti unilaterali dello status quo attraverso la forza, e si sono impegnati – anche per interessi economici legati alla fondamentale produzione di microchip che forniscono il mondo intero – e si impegnano a fornire armi per la difesa dell’isola dalle brame del Dragone.
La proliferazione delle spie sull’isola, reclutate per svelare segreti ma specialmente per “minare” dall’interno l’ideologia autonomista dei taiwanesi, e le operazioni di propaganda dei cyber-guerrieri di Pechino, sembrerebbe convalidare l’idea che il Governo cinese stia ricorrendo alla “sovversione vecchio stile”, per evitare di ricorrere alle armi, conseguendo i suoi obiettivi attraverso il denaro, l’ambizione e il ricatto.
Un tenente colonnello dell’esercito taiwanese è stato giudicato “colpevole di aver complottato per rubare un elicottero CH-47 Chinook” con l’obiettivo di farlo atterrare su una nave cinese e trarre segreti che potrebbero esserti rivelati utili all’intelligence di Pechino. La sua ricompensa sarebbe stata di 15 milioni di dollari. È stato condannato a nove anni di prigione.

