Alternative fur Deutschland è stata ufficialmente designata come organizzazione estremista dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, Bfv), l’agenzia dell’intelligence tedesca che monitora le attività potenzialmente anticostituzionali sul fronte interno e offre un presidio avanzato tanto al controspionaggio quanto alla minaccia delle attività eversive alla Repubblica Federale.
Si tratta di una novità assoluta: mai era successo che un partito fresco del secondo posto alle elezioni federali, prossimo a diventare la prima forza d’opposizione e forte del consenso di un quinto dei tedeschi ottenesse una designazione che apre alla possibilità legale di intercettare le comunicazioni dei suoi leader, di sorvegliarli e di chiedere conto delle attività politiche della formazione. Come si è giunti a tale designazione? Il comunicato del Bfv è esplicito e parla chiaro: Afd è accusata di aver messo a terra un’agenda politica che “viola la dignità umana“, propugnando l’obiettivo di “escludere determinati gruppi della popolazione dalla pari partecipazione alla società, di sottoporli a un trattamento iniquo incostituzionale e di attribuirgli così uno status giuridicamente svalutato”.
La remigrazione e le altre politiche sotto accusa di Afd
Sinan Selen, vicepresidente del Bfv che da fine 2024 fa le veci della leadership dell’agenzia dopo la fine del mandato dell’ex presidente Thomas Haldenwang, ha tenuto a sottolineare che non è solo l’attuale attività politica di Afd ad aver giustificato l’etichettatura di formazione estremista ma che è da ben tre anni che l’indagine andava in corso. “Abbiamo preso in considerazione una moltitudine di dichiarazioni e posizioni di rappresentanti di partito di alto rango provenienti da tutta la Germania e abbiamo integrato nel rapporto anche i più recenti sviluppi organizzativi”, ha notato Selen.
Nonostante la sua leader Alice Weidel abbia assunto toni libertari e vicini a posizioni tipiche della destra angloamericana, come il movimento Maga di Donald Trump, più che schiettamente nazionalisti nella recente campagna elettorale, tramite i suoi esponenti Afd ha parlato più volte in campagna elettorale di “remigrazione”, ovvero dell’idea di rispedire nei Paesi d’origine milioni di stranieri, indipendentemente dalla titolarità a vivere o meno in Germania; ha mantenuto una giovanile, Junge Alternative, schierata su posizioni oltranziste tanto da essere sciolta dalle autorità nel marzo 2025 per istigazione all’odio; ha visto molti suoi aderenti rendersi protagonisti di episodi borderline, come quello di gennaio di Karlsruhe, in cui i giovani dell’Afd infilarono nelle cassette della posta degli immigrati dei biglietti riproducenti quelli per i viaggi aerei, come ad augurare loro un viaggio di sola andata dalla Germania.
Il Bfv, con sede a Colonia e supervisionato dal Ministero dell’Interno alla cui guida Alexander Dobrindt (Csu) sostituirà Nancy Faeser (Spd) martedì prossimo, ha parlato di questi temi in un report che secondo Der Spiegel sarebbe lungo ben 1.100 pagine. Secondo il settimanale amburghese, il report sarebbe stato pronto da tempo, ma non è stato pubblicato in passato per non influenzare la campagna elettorale conclusasi a febbraio. Le indiscrezioni notano che nei mesi precedenti, Afd avrebbe dato ulteriori elementi agli inquirenti per alimentare la sua immagine estremista.
La deriva estremista di Afd
Secondo Der Spiegel, infatti, “nelle elezioni statali della Germania dell’Est dello scorso anno in Brandeburgo, Turingia e Sassonia, l’AfD non ha cercato di nascondere le proprie posizioni”. In effetti, prosegue la testata, “l’associazione regionale del Brandeburgo pubblicò annunci nazionalisti in cui la vita di bianchi e biondi veniva distrutta da individui dall’aspetto sinistro, simili a migranti, che trasformerebbero i mercati in piazze di vendita della droga e le stazioni ferroviarie in scene del crimine, suggeriscono le immagini create con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”.
Selen, primo funzionario di origine turca a arrivare alla vicepresidenza di un’agenzia federale d’intelligence e a lungo avvocato costituzionalista, ha sottolineato nell’analisi del provvedimento che “decisiva per la nostra valutazione è la concezione etnica del popolo da parte dell’Afd , che svaluta intere fasce della popolazione tedesca e ne viola la dignità umana. Questa concezione del popolo si riflette nella posizione generale anti-immigrazione e anti-musulmana del partito”.
Cosa succede ora? Le prospettive politiche sono tutte da determinare. La definizione arriva poco prima dell’insediamento del cancelliere entrante Friederich Merz, che guiderà un governo di coalizione Cdu-Csu-Spd alleando cristiano-democratici e socialdemocratici nell’esecutivo sorto dopo polemiche sui presunti flirt dell’ex manager di BlackRock con Afd su immigrazione e chiusura delle frontiere. Se da un lato sicuramente è impossibile pensare a una futura ripresa di questo dialogo, un primo effetto di tale designazione per Afd, dall’altro bisognerà capire se in virtù dell’etichetta estremista decisa dal Bfv si produrranno ripercussioni politiche.
Il sentiero stretto per governo e Afd
Il governo userà la definizione del Bfv per perseguire di fronte alla Corte costituzionale di Karlsruhe la messa al bando dell’Afd? Sarebbe indubbiamente scivoloso, in questa fase, mettere fuorilegge il primo partito d’opposizione in una fase critica per la Germania. E soprattutto ciò non andrebbe nella direzione di risanare il malcontento per la gestione della politica e dell’economia da parte del governo di Olaf Scholz su cui Afd, dopo anni di crisi, ha costruito la sua fragorosa risalita.
Oppure, in alternativa, ci sarà una scossa interna a Afd? Il partito è giunto al suo apogeo e alcuni sondaggi lo danno perfino primo nei sondaggi: davvero in nome delle dichiarazioni xenofobe di alcuni suoi membri e delle uscite cariche d’odio e pregiudizi dei suoi colonnelli Weidel intende pregiudicare la corsa al potere? La Germania ha rigide regole costituzionali in tal senso, e una politica esperta come la leader dell’Afd non può ignorarle. La partita è dunque complessa, in un contesto che vede sempre più critico il rapporto tra istituzioni e sistemi di potere in una Germania spaccata. Sarebbe percepito da una parte del Paese antidemocratico mettere al bando Afd. Sarebbe altrettanto irresponsabile continuare a appiccare incendi in nome del consenso come fatto dall’ultradestra negli ultimi anni. E una via d’uscita sembra difficile da trovare.