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Spionaggio

00-Ursula: perché von der Leyen vuole un piccolo servizio segreto a sua disposizione

00-Ursula: von der Leyen vuole un'intelligence per la Commissione europea. Gli scenari operativi e il rischio doppione.

Un’unità di intelligence espressamente dedicata alle esigenze della presidenza della Commissione Europea? Ursula von der Leyen ci pensa. Secondo quanto hanno riportato diversi alti funzionari comunitari al Financial Times, la presidente della Commissione Europea vorrebbe instaurare un sistema d’intelligence al servizio del Segretariato Generale, l’organo tecnico che guida l’azione della Commissione stessa, rispondente direttamente al suo presidente.

Non un’agenzia vera e propria, ma una “cellula” operativa capace di affiancare con costanza i vertici della Commissione Europea. I quali, con questa struttura al loro fianco, vedrebbero assumere sempre più le fisionomie di un vero e proprio apparato di governo, e non il vertice di un organo formalmente collegiale.

Comando verticale sull’intelligence europea

“L’unità, che verrà costituita all’interno del segretariato generale della Commissione, prevede di assumere funzionari provenienti da tutta la comunità di intelligence dell’Ue e di raccogliere informazioni di intelligence per scopi comuni, hanno affermato quattro persone informate sui piani”, nota il Financial Times.

Interessante notare come Von der Leyen intenda istituire questa struttura sotto il cappello del Segretariato Generale della Commissione Europea, apparato che è di fatto la cinghia di trasmissione per il controllo da parte del presidente dei lavori della Commissione stessa, ne detta l’agenda, decide i tempi e i modi dei meeting e ne tiene verbali e tracce.

Di fatto, il Segretario Generale è il capo di gabinetto della Commissione e la sua attuale fisionomia è quella costituita ad uso e consumo della commissione di Jean Claude Juncker da Martin Selmayr, il superfunzioanrio tedesco che in un anno, dal marzo 2018 all’agosto 2019, espanse e ramificò il sistema consegnando alla neo-eletta e connazionale Von der Leyen una macchina operativa funzionante e governabile da parte del presidente della Commissione.

Un’intelligence per l’Unione Europea? C’è già…

Non è un caso che dall’insediamento di Frau Ursula in avanti la presidenza abbia sempre più iniziato a sembrare la carica del leader di un esecutivo piuttosto che l’espressione di un potere “primum inter pares“. Chiedere e avocare poteri d’intelligence, per quanto solo a livello informativo, rientra in tale cambio di fisionomia. E per von der Leyen significa entrare, una volta di più, nel merito operativo di altre amministrazioni. La notizia da non sottovalutare, infatti, è che l’Europa una funzione d’intelligence interna la ha già a sua disposizione.

Per la precisione parliamo di un Direttorato del Servizio d’Azione Esterno Europeo rispondente direttamente all’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, oggi l’estone Kaja Kallas.

Come funziona Eu-Intcen

Questo organo è l’European Union Intelligence and Situation Centre (Eu-Intcen), basato a Bruxelles, che fa ciò che la cellula di Von der Leyen mira a replicare: raccogliere informazione dalle agenzie nazionali e sviluppare report di sicurezza e scenari operativi a disposizione dell’azione della Commissione, principalmente con funzioni di early warning sulle minacce comuni, analisi di scenario e profilazione dei rischi.

Insomma, in nome dell’accentramento del potere c’è il rischio che Von der Leyen finisca per costruire un doppione di ciò che già esiste. “Ursula von der Leyen sta ora rasentando la follia totale, creando la sua CIA a Bruxelles”, ha scritto ironicamente Yannis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco, su X. Se di follia si tratta, è follia lucida e dettata da ciò che Frau Ursula pensa sia il potere. Salvo poi spesso dimenticarsi del modo migliore per amministrarlo.

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