C’è molto più di un contratto industriale dietro la visita imminente di Emmanuel Macron ad Hanoi. Il presidente francese, sempre più impegnato a ritagliarsi un ruolo globale, punta questa volta al cielo del Sud-Est asiatico. L’obiettivo: siglare un accordo per la fornitura al Vietnam di un satellite per telecomunicazioni targato Thales Alenia Space. Ma, come spesso accade, la vera posta in gioco è ben più alta: si tratta di influenza, prestigio e futuro.
Il Vietnam è un Paese in piena trasformazione digitale. La terza costellazione satellitare nazionale, Vinasat-3, potrebbe fare da leva per colmare il divario tra città e campagne, abilitando servizi avanzati come telemedicina e amministrazione elettronica. Thales Alenia Space, già operativa nel Paese, si candida a diventare il partner ideale. Ma il contesto è tutt’altro che semplice.
Hanoi, con la sua postura equilibrata tra Cina, USA, Russia e UE, non si lega facilmente. La trattativa è ostacolata da scandali passati, come quello che ha travolto Nguyen Thi Thanh Nhan, figura chiave nei rapporti con i fornitori occidentali, oggi latitante. E lo spettro di quel passato pesa anche su Parigi.
La diplomazia high-tech di Parigi
Thales Alenia Space, leader europeo del settore, porta in dote tecnologia e reputazione. Ma deve fare i conti con la concorrenza americana (Lockheed Martin) e con un Vietnam che vorrebbe sviluppare in casa le proprie capacità satellitari. A complicare tutto, le dinamiche interne al potere vietnamita, tra ambizioni divergenti e priorità mutevoli.
Macron sa che un successo ad Hanoi varrebbe molto più di una vittoria commerciale. Sarebbe la conferma della “diplomazia high-tech” francese, già sperimentata in Mongolia e in Africa. Ma sa anche che un fallimento alimenterebbe la narrativa di un’Europa che promette, ma non incide.
Un memorandum d’intesa potrebbe essere il compromesso. Un modo per restare in partita, senza sbilanciarsi troppo. Perché nello spazio, come nella geopolitica, conta saper lanciare. Ma ancora di più, saper atterrare.
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