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Spazio

Una rete di 156 sensori: come funziona Xingyan, l’occhio spaziale del Dragone

Una costellazione di satelliti per monitorare gli oggetti in orbita e aiutare gli operatori commerciali a ridurre i rischi di collisione. Ma anche per allentare la dipendenza dai dati di tracciamento stranieri, un aspetto sempre più necessario nel bel mezzo...

Una costellazione di satelliti per monitorare gli oggetti in orbita e aiutare gli operatori commerciali a ridurre i rischi di collisione. Ma anche per allentare la dipendenza dai dati di tracciamento stranieri, un aspetto sempre più necessario nel bel mezzo delle crescenti tensioni geopolitiche.

Nel momento in cui scriviamo la Cina sta lavorando a Xingyan, soprannominata anche Star Eye, una costellazione di sorveglianza spaziale formata da 156 satelliti operativi per identificare altri satelliti e detriti, rilevare movimenti anomali e fornire, ogni mezzora, informazioni rilevanti.

Lo sviluppatore Xingtu Cekong, uno spin-off della società leader nei dati geospaziali Zhongke Xingtu, con sede nella provincia dell’Anhui, ha dichiarato che 12 satelliti saranno lanciati entro il 2027, mentre l’intero network sarà pronto dopo il 2028.

Servirà dunque ancora del tempo per vedere all’opera lo Star Eye ma le basi sono già state gettate. Nel frattempo Pechino ha lanciato il Kaiyun-1, il primo dei 24 satelliti di una parallela costellazione denominata Guangshi e gestita da Beijing Kaiyun United, altra spin-off di Zhongke Xingtu.

L’importanza della Space Situational Awareness

La Space Situational Awareness (SSA) è la pratica di caratterizzare, tracciare e prevedere la futura posizione degli oggetti nello Spazio intorno alla Terra. Finora l’unica rete del genere pienamente operativa coincide con il Geosynchronous Space Situational Awareness Programme dell’esercito statunitense, che utilizza cinque satelliti attivi in orbita geosincrona per monitorare altri veicoli spaziali e indagare su attività insolite.

Il concetto di “consapevolezza della situazione spaziale” ha preso forma negli anni ’90, si basa su reti di radar e telescopi terrestri, nonché su sensori che controllano l’attività in orbite basse e alte. Con migliaia di nuovi satelliti lanciati ogni anno, sistemi del genere sono diventati essenziali per consentire di gestire il traffico ed evitare collisioni.

C’è però un altro aspetto da considerare: la richiamata tecnologia è dual use. Significa cioè che i dati raccolti per aiutare gli operatori commerciali a evitare detriti e collisioni possono anche rilevare le mosse di satelliti stranieri e supportare una pianificazione militare. In ogni caso Hu Yu, presidente e responsabile del progetto Xingtu Cekong, ha chiarito che Xingyan è stato progettato per supportare le attività spaziali commerciali.

Xingyan, l’Occhio delle Stelle

Ogni satellite di Xingyan trasporterà un mix di telecamere e sensori, tra cui dispositivi di imaging a campo largo, a infrarossi e multispettrali, monitor elettromagnetici e processori di bordo, oltre a utilizzare l’intelligenza artificiale per rilevare i rischi e supportare la prevenzione automatizzata delle collisioni.

Una volta che gli occhi della rete dovessero rilevare detriti e altri oggetti in orbita, ne determinerebbero la posizione per inviare i dati a Terra per consentire la loro elaborazione. “Dopo aver elaborato i dati, invieremo le strategie risultanti ai satelliti in modo che possano evitare collisioni e, in ultima analisi, proteggere le risorse spaziali”, ha spiegato Hu.

Il progetto si articolerà in due step: una dorsale iniziale di 12 satelliti ad alte prestazioni, come anticipato, seguita da 144 satelliti a basso costo per ampliarne la copertura. Entro la metà del 2026 la Cina dovrebbe lanciare i primi due satelliti di prova. Non è da escludere che, in futuro, Star Eye possa anche offrire servizi dati a terze parti, come compagnie assicurative e istituti di ricerca.

La China National Space Administration ha intanto pubblicato un piano d’azione triennale per promuovere il settore aerospaziale commerciale. Un piano che include il monitoraggio e l’analisi dei detriti spaziali; la creazione di un database dinamico degli stessi; il supporto dell’emissione di allerte precoci; la gestione delle collisioni in orbita tra veicoli spaziali commerciali; la risposta alle emergenze in caso di incidenti imprevisti.

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