Scoperta una Super-Terra potenzialmente abitabile a soli 18 anni luce dal nostro pianeta

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Un corpo roccioso, grande circa quattro volte la Terra e situato nella zona abitabile della sua stella, è stato individuato a meno di 20 anni luce di distanza. Si chiama GJ 251c e orbita attorno a una nana rossa nella costellazione dei Gemelli, a circa 18,2 anni luce dal nostro pianeta. La scoperta, frutto di oltre vent’anni di osservazioni astronomiche, rappresenta uno dei risultati più promettenti nella ricerca di mondi potenzialmente abitabili al di fuori del nostro Sistema Solare.

Gli astronomi della Pennsylvania State University e dell’Università della California, Irvine, che hanno guidato lo studio, hanno spiegato che il pianeta rientra nella cosiddetta “zona Riccioli d’Oro”, ossia la fascia orbitale in cui la temperatura consente la presenza di acqua liquida sulla superficie, a condizione che esista un’atmosfera stabile. Secondo i ricercatori, GJ 251c è una “super-Terra”, una categoria di pianeti rocciosi più grandi e massicci del nostro, ma non abbastanza da diventare giganti gassosi.

La vicinanza e la posizione del pianeta lo rendono un bersaglio scientifico di primaria importanza: in termini astronomici, è “praticamente dietro l’angolo”, come hanno sottolineato gli studiosi. La possibilità di analizzare un mondo di questo tipo, in orbita attorno a una stella così vicina, apre scenari del tutto nuovi per la comprensione dell’abitabilità planetaria e per la ricerca delle cosiddette biofirme atmosferiche.

La scoperta di GJ 251c: vent’anni di dati

La rivelazione di GJ 251c è il risultato di un lungo lavoro di analisi delle oscillazioni gravitazionali della sua stella madre, GJ 251. Il pianeta è stato individuato grazie alla tecnica della velocità radiale, che misura il leggero spostamento dello spettro luminoso di una stella causato dall’attrazione gravitazionale di un corpo in orbita.

Gli astronomi hanno combinato i dati raccolti da diversi telescopi nel corso di due decenni, tra cui quelli provenienti dal telescopio Hobby-Eberly in Texas, equipaggiato con lo Habitable-Zone Planet Finder (HPF), uno spettrografo ad altissima precisione che opera nel vicino infrarosso. A questi si sono aggiunte le misurazioni più recenti ottenute dallo spettrografo NEID installato sul telescopio WIYN al Kitt Peak National Observatory in Arizona.

L’incrocio di questi dati ha permesso di isolare il segnale di un secondo pianeta nel sistema, distinto dal già noto GJ 251b, scoperto nel 2020 e troppo vicino alla stella per ospitare condizioni compatibili con la vita. Il nuovo mondo, GJ 251c, compie invece un’orbita ogni 54 giorni e mostra una massa di circa quattro volte quella terrestre, valori che lo collocano pienamente nella categoria dei pianeti potenzialmente abitabili.

Secondo gli studiosi, il rilevamento è stato tutt’altro che semplice: l’attività magnetica e convettiva della stella produce un “rumore” di fondo che può confondere i segnali planetari. Gli scienziati hanno spiegato che individuare una variazione così sottile nel comportamento della luce stellare richiede un livello di modellazione e precisione tecnologica senza precedenti, un vero banco di prova per gli strumenti di ultima generazione.

Una stella instabile e un equilibrio fragile

Nonostante l’entusiasmo della scoperta, la questione dell’abitabilità di GJ 251c rimane aperta: la stella madre, GJ 251, è una nana rossa, un tipo di astro noto per la sua instabilità e per i frequenti brillamenti che rilasciano enormi quantità di radiazione nello spazio. Questo fenomeno può compromettere gravemente la capacità di un pianeta di mantenere un’atmosfera protettiva.

Gli esperti ricordano che sistemi simili – come quelli di Proxima Centauri b o TRAPPIST-1 – hanno mostrato segni di erosione atmosferica dovuti proprio ai violenti venti stellari delle loro nane rosse. Tuttavia, nel caso di GJ 251c, la situazione potrebbe essere più favorevole: la stella è leggermente più massiccia e calda di molte altre nane rosse, spostando così la zona abitabile a una distanza maggiore. Ciò potrebbe aver permesso al pianeta di evitare le peggiori conseguenze dei brillamenti stellari.

Gli astronomi ipotizzano che, qualora GJ 251c disponesse di un’atmosfera densa e di un campo magnetico abbastanza potente, potrebbe essere riuscito a mantenere almeno in parte la propria protezione naturale. Ma per confermare questa ipotesi, serviranno strumenti ancora più avanzati: gli scienziati hanno segnalato, inotre, che il James Webb Space Telescope non dispone della sensibilità necessaria per analizzare direttamente la sua atmosfera, ma i futuri osservatori spaziali – come l’Habitable Worlds Observatory – potrebbero finalmente rivelarne la composizione.

Il significato di GJ 251c nella ricerca della vita

Per gli astronomi, GJ 251c rappresenta molto più di un nuovo puntino nel catalogo dei 6.000 esopianeti oggi conosciuti: la sua vicinanza, la massa intermedia e la collocazione nella zona abitabile lo rendono uno dei candidati più strategici per lo studio comparativo dell’evoluzione planetaria e per la futura ricerca di tracce di vita.

La scoperta, frutto della collaborazione tra istituzioni accademiche e strumenti di punta, testimonia il progresso metodologico dell’astrofisica moderna. Gli scienziati coinvolti hanno osservato che siamo “al limite delle capacità attuali” e che solo la prossima generazione di telescopi potrà fornire un ritratto dettagliato del pianeta.

In termini più ampi, GJ 251c ricorda quanto la ricerca di mondi abitabili sia ormai una frontiera non solo scientifica ma anche culturale: ogni nuova scoperta accende la riflessione su come la vita possa emergere e adattarsi in condizioni differenti dalle nostre. Se le indagini future dovessero confermare la presenza di un’atmosfera stabile, questo piccolo pianeta a 18 anni luce potrebbe diventare una pietra miliare nella storia dell’astrobiologia, segnando il passaggio da una ricerca teorica a una esplorazione diretta dei mondi potenzialmente abitabili nel nostro vicinato cosmico.