Nei giorni scorsi ha fatto discutere l’ipotesi che il governo italiano potesse aver firmato un accordo per l’uso dei servizi di Starlink, il provider di comunicazioni satellitari di SpaceX, azienda di proprietà di Elon Musk, dal valore di 1,5 miliardi di dollari per la gestione dei servizi di crittografia degli apparati dello Stato. Lanciata da Bloomberg, smentita da Palazzo Chigi e Giorgia Meloni, ripescata in maniera ambigua su X, social di Musk, dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dallo stesso magnate americano di origini sudafricane, la notizia apre comunque un dibattito importante sulle prospettive della geopolitica della tecnologia in cui è coinvolta l’Italia.
SpaceX? In Italia c’è già
Sono essenzialmente tre le questioni-chiave da affrontare guardando agli affari di Musk in Italia e alle prospettive spaziali del sistema-Paese. In primo luogo, va capito come un eventuale sbarco di SpaceX nei servizi pubblici italiani si sommerebbe all’attività commerciale ordinaria di Starlink nel Belpaese.
Nei mesi scorsi Musk, via SpaceX, aveva presentato una querela contro Telecom perché ostacolerebbe lo sdoganamento dei servizi internet veloci nella Penisola, negando lo spettro di banda a Starlink. Della vicenda avevamo parlato, sottolineando come per negare lo spazio di banda all’azienda di Musk Telecom avrebbe addotto ragioni di sicurezza.
Ad oggi, SpaceX ha siglato un importante accordo-quadro con Telespazio, società partecipata da Leonardo (67%) e da Thales (33%) che offre servizi spaziali e di connettività, per la commercializzazione dei servizi Starlink, attivo da giugno. Telespazio vuol dire Leonardo, e Leonardo vuol dire parlare della sfera della sicurezza nazionale. Dunque lo Stato, di fatto, indirettamente con Starlink opera già ed è difficile pensare che un accordo diretto tra governo e azienda possa scavalcare un quadro ben costituito. Se trattative sono in corso, probabilmente riguardano una sfera securitaria superiore all’ordinario quadro informativo e commerciale, con cui un braccio operativo dello Stato è già in campo.
La corsa degli Usa alle reti italiane
Veniamo quindi al secondo punto: l’inserimento dell’interesse di SpaceX e delle forniture Starlink per l’Italia nel quadro di crescente attenzione americana per tutto ciò che riguarda le reti e le telecomunicazioni, oltre che i flussi dati, sul suolo italiano. Il Belpaese è piattaforma fondamentale delle comunicazioni a stelle e strisce attraverso le dorsali che connettono Europa, Mediterraneo, Medio Oriente e Africa, hub strategico per importanza logistica, presenza di reti primarie di cavi sottomarini e schieramento militare americano, terreno d’azione prediletto in Europa per molti apparati a stelle e strisce.
In Italia si è mossa di recente la pianificazione strategica dei giganti della finanza Usa, dal fondo di private equity Kkr, che ha acquisito la rete primaria e secondaria di Telecom, alla sempre presente BlackRock, attiva nella raccolta di quote di aziende come Enel e Leonardo. Aggiungiamo a ciò l’impennata degli investimenti di aziende come Microsoft nei data center e vedremo che l’interessamento di Musk, ampliando allo spazio questo quadro, è complementare a un trend consolidato. A cui l’oggettiva visibilità e divisività dell’uomo più ricco del mondo aggiunge un elemento di attenzione particolare.
Chi controlla le nostre comunicazioni
Questo ci porta all’ultimo punto oggetto di discussione, forse il più critico, quello della sicurezza delle comunicazioni e dell’effettivo controllo dell’Italia sui flussi informativi che la attraversano, fisicamente o no.
Tra cybersicurezza in cui sono coinvolti gruppi israeliani, fondi e magnati americani attivi nel controllo di importanti infrastrutture di rete, satelliti in mano a Musk notiamo come Roma, al pari del resto d’Europa, sia oggettivamente in ritardo. Facciamo nostro l’auspicio di Emanuel Pietrobon, analista geopolitico di MasiraX, che sull’ex Twitter ha scritto che “i sistemi per la protezione crittografica delle comunicazioni sensibili non andrebbero acquistati da aziende estere, anche se di paesi alleati” ma “dovremmo puntare su un servizio autarchico o su un progetto comunitario”.
Servirà tempo per averlo: il progetto europeo Iris2, lanciato di recente, sarà operativo a fine decennio, in ritardo rispetto a Starlink e rivali cinesi. Anche per questo di Musk sarà, per diverso tempo, difficile fare a meno di parlare in un’Italia che su reti e informatica è sempre più una proiezione della superpotenza americana.