C’è un’ombra che si allunga sulle colline di Tolosa, silenziosa ma densa di significato. Lì, dove il campus di Airbus Defence and Space svetta come simbolo dell’orgoglio tecnologico europeo, i servizi segreti francesi hanno puntato gli occhi su un dettaglio apparentemente minore, ma che rischia di trasformarsi in un cuneo nelle fondamenta della sicurezza europea: un’antenna, piccola e discreta, installata da Emposat, una società cinese che dietro la facciata di connettività globale potrebbe nascondere ben altri obiettivi.
La vicenda ha tutte le caratteristiche di un thriller geopolitico: un avamposto cinese nel cuore della capitale spaziale francese, un satellite Airbus venduto all’Azerbaigian e improvvisamente fuori uso, un’ondata di sospetti che risale lungo la catena di comando fino a Parigi. E intanto, a migliaia di chilometri di distanza, anche la Repubblica Ceca decide di alzare un muro contro Pechino, bloccando l’espansione di Emposat sul proprio territorio con un provvedimento senza precedenti. Ma siamo davvero davanti a una semplice contesa economica o si sta aprendo, silenziosa e invisibile, una nuova guerra fredda dello spazio?
Tolosa: la “grande orecchia” cinese alle porte di Airbus
L’accusa è pesante: la stazione satellitare che Emposat ha installato nei pressi del campus Airbus potrebbe essere molto più di un innocuo hub per le telecomunicazioni. Secondo gli 007 francesi, si tratterebbe di una stazione d’ascolto capace di intercettare comunicazioni sensibili, di carpire informazioni strategiche dai satelliti europei e persino di condurre azioni di guerra elettronica.
Non è la prima volta che il colosso aerospaziale europeo finisce nel mirino. Pochi giorni dopo la scoperta dell’antenna, un satellite Airbus venduto all’Azerbaigian ha smesso di funzionare. Coincidenza? I militari francesi non ci credono: intravedono piuttosto il segno di un attacco mirato, un test per verificare fino a che punto le infrastrutture critiche europee possano essere vulnerabili.
Emposat, però, si difende. Sostiene di essere solo un fornitore di connettività, impegnato a “collegare il mondo”. Ma la sua vicinanza al governo cinese e il ruolo ambiguo delle aziende private nella strategia di “fusione civile-militare” di Pechino alimentano sospetti sempre più concreti.
Praga chiude le porte: un segnale all’Europa
Se la Francia osserva con allarme, la Repubblica Ceca ha già agito. Il governo di Praga ha vietato a Emposat di costruire una stazione satellitare a Hodonín, appellandosi alla legge sulla sicurezza degli investimenti stranieri. Una mossa inedita, che sancisce un cambio di paradigma: l’Europa comincia finalmente a prendere sul serio il rischio di affidare pezzi della propria infrastruttura critica a soggetti legati a potenze rivali.
Dietro la decisione ceca c’è la memoria recente di attacchi informatici, come quelli attribuiti al gruppo APT31, collegato al Ministero della Sicurezza di Stato cinese. L’ombra lunga di Pechino sembra proiettarsi sulle reti digitali, sui porti, persino sulle basi NATO. E ora, sull’industria spaziale.
Emposat: cavallo di Troia o semplice player globale?
In Africa, Emposat e altre aziende cinesi hanno costruito e gestiscono il 70% delle reti 4G. In Europa, il timore è che stia replicando lo stesso modello: infrastrutture civili che possono essere riconvertite rapidamente in piattaforme militari per la cybersorveglianza e persino per attacchi informatici.
L’industria spaziale, per sua natura, è già un terreno duale, dove la tecnologia per fini civili può diventare strumento bellico. E se c’è una cosa che la Cina ha dimostrato di saper fare, è proprio sfruttare questa ambiguità.
L’Europa in ritardo: tra Airbus e la frammentazione militare
Il campus di Airbus a Tolosa non è un luogo qualsiasi: qui si progettano velivoli strategici come l’Eurofighter Typhoon e satelliti di nuova generazione per le comunicazioni militari. La presenza di un “grande orecchio” cinese nelle vicinanze non è solo un problema di spionaggio industriale. È una minaccia diretta alla sovranità europea.
La Commissione Europea lo ha capito. Ha avviato il progetto EUCINF, affidato proprio ad Airbus Defence and Space, per sviluppare strumenti di cyber‑difesa e controspionaggio. Ma basterà? Con il 78% degli acquisti militari UE che finiscono fuori dall’Europa, la frammentazione resta il tallone d’Achille del Vecchio Continente.
La nuova corsa allo spazio
Intanto, Pechino avanza. Le antenne di Emposat spuntano come funghi, i porti cinesi circondano il Mediterraneo e le navi militari del Dragone solcano anche l’Atlantico. Ogni infrastruttura può diventare un avamposto militare nascosto, un nodo nella rete globale della supremazia cinese.
A Tolosa, come a Praga, qualcuno comincia a capire che il prezzo della distrazione potrebbe essere altissimo. La guerra fredda dello spazio è già cominciata. E l’Europa deve decidere se vuole essere giocatore o semplice pedina.

