Basta dare un’occhiata ai numeri per capire perché SpaceX continui a essere la regina indiscussa delle orbite. La creatura di Elon Musk domina letteralmente il settore aerospaziale del lancio dei razzi, controlla circa il 70% di questo particolare mercato mondiale e, nel 2025, ha rappresentato l’82% dei 4.517 satelliti sparati in orbita a livello globale. L’intera Cina, tanto per fare un confronto, si è classificata al secondo posto con un modestissimo 8% (l’Europa occupa il terzo gradino del podio con il 3%).
Qual è la posta in palio finale? Fornire servizi di comunicazione ad alta velocità trasmettendo onde radio verso la Terra. Ecco, Pechino intende ridurre il gap con SpaceX e ha dimostrato di voler far sul serio in occasione dell’ultimo Mobile World Congress Shanghai, la più grande fiera asiatica delle telecomunicazioni. L’evento ha per la prima volta in assoluto dedicato un’area alle comunicazioni satellitari con una trentina di aziende a esporre i loro prodotti. Tra queste potrebbe (o potrebbero) esserci i nuovi rivali cinesi spaziali di Musk. Il Dragone sta del resto lavorando duramente per potenziare il suo settore delle comunicazioni satellitari scommettendo su startup private sostenute da grandi aziende nazionali.
Un esempio? La casa automobilistica Geely Holding ha dichiarato di voler piazzare 5.700 satelliti in orbita attraverso la sua sussidiaria Geespace. La strada è ancora lunga. La sfida è complessa ma non impossibile.
La corsa cinese a SpaceX
Secondo quanto riportato dal quotidiano Beijing News, dal 2023 in poi oltre 60 tra aziende e organizzazioni cinesi hanno presentato domanda all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, per assicurarsi slot di lancio per oltre 240.000 satelliti.
Citiamo la Shanghai Yuanxin Satellite Technology, controllata dal governo municipale di Shanghai, che ha riferito di aver fin qui lanciato 200 satelliti per le comunicazioni con la previsione di raddoppiare le unità entro il 2027 (per fornire servizi di comunicazione ad alta velocità servono più di 300 satelliti attivi). Le sue attività rientrano nelle ambizioni delineate dal governo centrale cinese, che nel 2014 ha deciso di dare impulso al settore attirando ingenti capitali privati.
La citata Geespace di Geely è soltanto la punta dell’iceberg. Nel momento in cui scriviamo possiede una sessantina di satelliti in orbita terrestre bassa e fornisce servizi di comunicazione alle pattuglie marittime governative. Le sue intenzioni? Arrivare a 70 satelliti entro la fine dell’anno corrente e a 5.700 in un futuro non troppo lontano.
Guai a sottovalutare Geespace, che, in attesa di estendere i propri servizi alle case automobilistiche (a partire da Geely), può sfornare 500 satelliti all’anno ed è anche in grado di produrre internamente componenti chiave come i semiconduttori.
I nuovi rivali da tenere in considerazione
Abbiamo parlato di Geespace e Shanghai Yuanxin Satellite Technology. Nella lista dei player spaziali più strategici del Dragone vale la pena includere anche Tongyu Communication, che fornisce antenne per satelliti per telecomunicazioni, e Starway, che realizza invece apparecchiature per la ricezione di segnali da satelliti per telecomunicazioni e la loro distribuzione a smartphone e Pc.
Non manca chi è pronto a tuffarsi in Borsa. Beijing MinoSpace Technology, che ha una capacità produttiva annua di 150 satelliti, di cui circa 30 già in orbita, ha presentato domanda di quotazione sul mercato Star di Shanghai, e cioè quello dedicato alle società scientifiche e tecnologiche. La previsione coincide con una raccolta di 5 miliardi di yuan (737 milioni di dollari) tramite offerta pubblica iniziale (IPO): tutti fondi che saranno utilizzati per costruire una rete di satelliti per l’osservazione (e per altri scopi).
Sulla stessa lunghezza d’onda Adaspace Technology, che punta però alla quotazione in Borsa a Hong Kong. Questa azienda, che ha da poco stretto una partnership con il colosso cinese di internet Tencent Holdings, sviluppa reti satellitari di data center basate sull’intelligenza artificiale e prevede di lanciare 100 satelliti del genere entro il 2028, per poi arrivare a quota 2.800.
Al netto delle ultime novità, tra i pretendenti del Dragone più accreditati per sfidare SpaceX troviamo SpaceSail, un’azienda sostenuta dal governo municipale di Shanghai e dall’Accademia cinese delle Scienze, e creata da Shanghai Spacecom Satellite Technology (ne abbiamo parlato qui); controlla solo poche centinaia di satelliti in orbita terrestre bassa – rispetto agli oltre 10.000 di Starlink – ma sostiene di averne ora un numero sufficiente per avviare la sua prima applicazione commerciale.
Restano in ogni caso due ostacoli generalizzati che frenano la rincorsa di Pechino a SpaceX. Il primo: oltre la Muraglia il costo per il trasporto di merci in orbita terrestre bassa è da tre a sette volte superiore a quello sfruttato da Musk negli Usa. Il secondo: diverse aziende spiegano che la loro capacità di lancio di razzi è ancora insufficiente per sognare in grande.