Immaginare due satelliti che si muovono nello spazio con la precisione di una coreografia, allineati a 150 metri di distanza e capaci di simulare un’eclissi solare quando serve, può sembrare quasi un esercizio di fantasia, invece è quello che l’Europa sta facendo davvero con la missione Proba-3, un progetto guidato dall’Agenzia Spaziale Europea che segna un punto di svolta nello studio della corona solare. Lanciata nel dicembre 2024 su un razzo indiano, la missione è entrata nel vivo solo pochi mesi dopo, producendo già dieci eclissi artificiali perfettamente riuscite e offrendo agli scienziati qualcosa che fino a oggi era raro e imprevedibile, cioè la possibilità di osservare la parte più esterna dell’atmosfera solare con continuità e controllo, senza dover attendere gli allineamenti naturali tra Sole, Luna e Terra che si verificano solo una volta ogni 18 mesi circa.
Il meccanismo è ingegnoso ma semplice nel concetto, un satellite – detto Occulter – si posiziona davanti al Sole e blocca la luce proprio come fa la Luna durante un’eclissi, mentre l’altro – il Coronagraph – osserva ciò che rimane visibile attorno, cioè la corona, grazie a un telescopio di precisione sviluppato dal Royal Observatory of Belgium, un sistema chiamato ASPIICS. Per funzionare però serve un allineamento perfetto al millimetro, una precisione che viene mantenuta in orbita grazie a una combinazione di GPS, laser, tracciatori stellari e collegamenti radio, e che consente ai due satelliti, poco più grandi di una lavatrice, di mantenere la formazione per diverse ore mentre il Sole viene oscurato e osservato con un livello di dettaglio mai raggiunto prima, soprattutto nella parte più interna della corona dove si concentrano molte delle dinamiche ancora poco comprese del nostro astro.
Un laboratorio spaziale per osservare l’energia solare
Le immagini raccolte finora, secondo quanto riferito dal responsabile scientifico Andrei Zhukov, non hanno bisogno di elaborazioni complesse per mostrare strutture coronali nitide e dettagliate, e questo è già di per sé un successo notevole, visto che fino a oggi le osservazioni della corona dipendevano quasi esclusivamente dalle eclissi naturali o da strumenti a bordo di sonde che però portavano con sé sia l’occultatore che il telescopio, e quindi avevano un campo visivo più limitato. In questo caso invece, separando fisicamente i due strumenti su satelliti distinti, è possibile avere una visuale molto più ampia e stabile, tanto da rendere visibili anche le regioni più vicine al bordo solare dove avvengono fenomeni particolarmente energetici
Ed è proprio qui che Proba-3 apre nuove strade, perché la corona è una delle grandi incognite dell’astrofisica solare: parliamo di una zona che si estende per milioni di chilometri sopra la superficie del Sole ma che raggiunge temperature altissime, fino a 1,1 milioni di gradi Celsius, ben più della superficie stessa che invece si ferma a circa 5.500 gradi. Nessuno ha ancora una spiegazione definitiva su come ciò sia possibile, ma una delle ipotesi riguarda il ruolo dei campi magnetici e delle onde di plasma che si propagano proprio in quella zona, fenomeni che Proba-3 potrebbe aiutare a chiarire osservando con regolarità e continuità tutto ciò che accade lì, anche in termini di espulsioni di massa coronale e tempeste solari che possono influenzare i sistemi elettrici e di comunicazione sulla Terra.
Quello che colpisce è anche la durata delle osservazioni, perché mentre un’eclissi naturale concede al massimo pochi minuti di totalità, Proba-3 ha già ottenuto sessioni da cinque ore e punta ad arrivare a sei, offrendo agli scienziati una quantità di dati mai vista prima, e permettendo di registrare in tempo reale l’evoluzione di eventi complessi che prima potevano essere solo ipotizzati attraverso modelli teorici. È un passo avanti concreto, non solo tecnologico ma anche concettuale, perché cambia il modo in cui possiamo osservare e comprendere una stella che, pur essendo così vicina, resta ancora piena di misteri.
Un’eclissi artificiale ogni 19 ore
Proba-3 ha una cadenza regolare e quasi elegante nella sua operatività, ogni 19 ore e 36 minuti i due satelliti eseguono una nuova eclissi artificiale e lo fanno con una sincronizzazione talmente precisa che l’ombra proiettata dall’occultatore misura appena otto centimetri di diametro, ma è sufficiente per oscurare completamente il disco solare dal punto di vista del coronografo. Questo permette di ottenere immagini nitide e stabili senza l’accecamento causato dalla luce solare diretta, un problema che ha sempre reso difficile l’osservazione della corona con strumenti convenzionali.
In orbita a 60.000 chilometri di altezza, ben oltre le interferenze dell’atmosfera terrestre, i due veicoli mantengono la loro formazione usando sistemi autonomi basati su navigazione stellare, GPS e sensori ottici, un insieme di tecnologie che non solo migliora la precisione ma riduce anche il bisogno di intervento umano da Terra, rendendo la missione sostenibile nel lungo periodo e capace di generare un flusso costante di dati per tutta la sua durata prevista, che dovrebbe superare i due anni. Durante questo tempo si stima che saranno prodotti circa 200 eventi di eclissi, con oltre mille ore di totalità, un numero impressionante se si pensa che per ottenere un simile volume di dati con eclissi naturali servirebbero secoli.
Ma ciò che rende questa missione particolarmente importante è anche il suo valore come banco di prova per le tecnologie future, perché la precisione di volo millimetrica, la gestione autonoma della formazione e l’affinamento della visione coronale potrebbero essere usati in altre missioni per osservare stelle diverse dal Sole o per creare strutture in orbita che richiedono coordinazione estrema tra più satelliti. Proba-3 non è solo un laboratorio spaziale per la fisica solare, è anche una dimostrazione di ciò che la cooperazione scientifica europea può ottenere quando si investe con visione, e quando la curiosità riesce a guidare la tecnologia.
Il Sole visto da vicino: la missione Proba-3 riguarda tutti noi
Quando si parla di missioni spaziali come Proba-3 il rischio è sempre quello di considerarle affascinanti ma lontane, quasi astratte, come se tutto ciò che avviene a 60.000 chilometri da qui non potesse avere effetti concreti sulla nostra quotidianità, e invece è proprio il contrario, perché studiare il Sole – in particolare la sua corona – significa capire meglio quei fenomeni che generano il vento solare, le tempeste magnetiche e le espulsioni di massa coronale che, quando colpiscono la Terra, possono disturbare le comunicazioni, i GPS, le reti elettriche e persino le orbite dei satelliti.
Non si tratta quindi solo di ricerca pura o di curiosità scientifica, ma di uno sforzo concreto per proteggere e migliorare le infrastrutture su cui si basa gran parte della nostra società tecnologica, un lavoro di prevenzione che parte dallo spazio e che si costruisce con missioni come questa, dove la precisione millimetrica non è un dettaglio tecnico ma il presupposto per capire meglio il mondo che ci circonda. Verrebbe da dire che Proba-3 non osserva solo il Sole ma ci aiuta a vedere più chiaramente anche noi stessi, il nostro rapporto con l’ambiente, il modo in cui gestiamo le risorse e affrontiamo le sfide globali.
C’è qualcosa di potente nella possibilità di generare un’eclissi su richiesta, come se l’uomo avesse trovato un modo per piegare le leggi della natura senza violarle, ma solo accompagnandole con intelligenza. E forse è proprio questo che rende la scienza così affascinante: la capacità di osservare, capire e costruire strumenti che non dominano la realtà, ma la esplorano con rispetto, e la rendono più comprensibile per tutti.

