Perché la Corea del Nord ha deciso di puntare sulle armi spaziali

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Spazio /

“La Commissione militare centrale del Partito ha fissato gli obiettivi chiave per dotare il nostro esercito di nuove armi strategiche segrete e speciali, ha esaminato attentamente i nuovi piani di difesa e ha approvato i programmi a lungo termine”. Un mese fa, in occasione del nono Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (ne abbiamo parlato qui), Kim Jong Un annunciava una svolta passata quasi sotto traccia.

La Corea del Nord, spiegava il suo leader, avrebbe accelerato il rafforzamento della propria Difesa. La lista di jolly citata dal presidentissimo comprendeva “sistemi missilistici balistici intercontinentali per il lancio da terra e sottomarino”, “sistemi di attacco senza pilota basati sull’intelligenza artificiale” e di guerra elettronica, ma anche “armi speciali per colpire i satelliti nemici in caso di conflitto”, nonché “satelliti da ricognizione avanzati”.

“Tra cinque anni, con l’attuazione del nuovo piano di sviluppo della difesa nazionale, la nostra capacità di difesa nazionale aumenterà enormemente, raggiungendo un livello che i nostri avversari non possono raggiungere”, ha promesso Kim. Per la prima volta, almeno a giudicare dalle dichiarazioni ufficiali, le armi spaziali sono state elevate a un’area di sviluppo ad alta priorità. Cosa significa? Semplice: a differenza di precedenti retoriche o ambigue allusioni, c’è una direttiva politica diretta che riflette adesso un cambiamento qualitativo nelle ambizioni militari della Corea del Nord.

Kim punta sulle armi spaziali

Come ha spiegato Foreign Policy, tra le voci inserite nel suo nuovo piano di difesa quinquennale, la Corea del Nord ha elencato “risorse speciali per attaccare i satelliti nemici in tempi di emergenza”.

È difficile capire cosa si intenda per “risorse speciali”. Il termine adottato da Pyongyang è volutamente vago, ma comprende comunque l’ipotesi di un’arma anti satellite ad ascesa diretta (Asat). Un’ipotesi che potrebbe comportare missili lanciati da terra in grado di raggiungere altitudini orbitali tali da interferire con i satelliti nemici.

Paesi come Cina, India e Russia hanno già sviluppato capacità simili, e l’attuale tecnologia missilistica balistica nordcoreana potrebbe fornire una base adeguata per raggiungere uno scopo del genere. In base a quanto sappiamo, gli Stati Uniti hanno testato e mantengono una capacità Asat latente, ma non gestiscono né riconoscono di possedere queste armi.

La Corea del Nord può già lanciare missili in orbita terrestre bassa in modo affidabile. La sua sfida, semmai, consiste nel raggiungere la precisione necessaria per colpire effettivamente un satellite, qualcosa che storicamente manca ai suoi sistemi di guida.

Una risposta al Golden Dome di Trump?

Eventuali test anti satellite nello Spazio potrebbero avere effetti molto più gravi dei fin qui numerosi test missilistici effettuati da Kim. La distruzione di un satellite in orbita bassa genererebbe infatti detriti di lunga durata.

Non solo: il riferimento nordcoreano a “risorse speciali” lascia intravedere anche un’ipotesi più preoccupante coincidente con lo sviluppo di una capacità anti spaziale nucleare, basata sulla detonazione di una testata ad alta quota per produrre impulso elettromagnetico e radiazioni in grado di mettere fuori uso numerosi satelliti nemici.

Fantascienza? Mica tanto. È una delle opzioni tecnicamente più semplici per uno Stato dotato di armi nucleari e missili balistici. Altro aspetto da considerare: Pyongyang avrebbe relativamente poco da perdere nello Spazio avendo attualmente in orbita un solo satellite con capacità limitate.

Last but not least, questa possibile strategia enunciata all’ultimo Congresso va letta anche alla luce del progetto statunitense di difesa missilistica Golden Dome: una vasta rete di satelliti, con sensori infrarossi e futuri intercettori spaziali, pensati per individuare e distruggere missili balistici nelle fasi iniziali o intermedie del volo.

Ecco: un sistema del genere potrebbe compromettere seriamente la capacità della Corea del Nord di colpire il territorio statunitense, e quindi la credibilità del suo deterrente nucleare. Colpire o neutralizzare i satelliti del sistema difensivo Usa rappresenterebbe, dal punto di vista di Kim, un modo per aggirare questa vulnerabilità e preservare la propria capacità di deterrenza.