Perché il boom spaziale della Cina spaventa gli Usa

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Spazio /

Un anno fa la China Aerospace Science and Technology Corporation (Casc), ossia la principale azienda statale cinese responsabile di tutte le più importanti operazioni spaziali nazionali civili e militari del Paese, spiegava che nel 2024, in collaborazione con la China National Space Administration (Cnsa), più o meno il corrispettivo d’oltre Muraglia della Nasa statunitense, erano previsti circa 70 lanci per spedire in orbita centinaia di satelliti, oltre a navicelle cargo e veicoli con equipaggio. Missione più che riuscita.

Nella corsa allo Spazio la Cina fa tremendamente sul serio e adesso anche gli Stati Uniti sembrerebbero essersene accorti. L’ultimo report pubblicato dal Center for Strategic and International Studies (Csis) è una specie di doccia fredda per l’amministrazione guidata daDonald Trump. Nel paper si legge infatti che il settore spaziale commerciale cinese – e dunque non solo quello statale – sta crescendo a un ritmo “sbalorditivo” con implicazioni per la sicurezza nazionale statunitense che dovrebbero allarmare Washington.

Dal 2024, e cioè da quando il Dragone ha aperto l’industria spaziale agli investimenti privati, c’è stato un vero e proprio boom. Il numero di aziende impegnate nel settore è salito da poche decine a 600, tra chi offre attività di lancio e chi si occupa di comunicazioni satellitari.

Lo sprint spaziale della Cina preoccupa gli Usa

In Cina la febbre per lo Spazio sta raggiungendo vette elevatissime. Nel Paese si moltiplicano città dedicate alla produzione aerospaziale e aumenta anche la quantità di siti e strutture destinate al lancio di razzi porta-satelliti. E ancora: almeno 10 start-up sono emerse come concorrenti dei razzi statali Long March, quelli che fin qui hanno detenuto il monopolio del trasporto in orbita di satelliti nazionali.

Ma per quale motivo una simile tendenza dovrebbe preoccupare gli Stati Uniti? Il Csis ha sottolineato che molte aziende commerciali cinesi collaborano strettamente con lo Stato e contribuiscono a creare ecosistemi spaziali a beneficio dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla). “Gli Stati Uniti si concentrano sulle minacce spaziali dell’esercito cinese e sui suoi piani lunari. Non prestano invece attenzione agli sviluppi spaziali commerciali della Cina, che si stanno muovendo a una velocità e su una portata impressionanti”, ha spiegato Kari Bingen, ex funzionario del Pentagono e responsabile del suddetto report.

Nello specifico ci sono due società cinesi, Guowang e Thousand Sails, che prevedono ciascuna di lanciare nello Spazio oltre 10.000 satelliti, entrando così in diretta concorrenza con la costellazione Starlink di SpaceX. Il tutto avviene inoltre mentre la Cina sta spingendo per la costruzione di reti a banda larga in orbita terrestre bassa con duplici applicazioni civili e militari.

Last but not least, Pechino sta anche creando enormi “gigafabbriche” automatizzate per sfornare satelliti a ripetizione con una capacità produttiva stimata di 4.100-5.000 satelliti all’anno (rispetto al tasso annuo di 500 di appena tre anni fa).

L’agenda di Pechino

Il Financial Times ha scritto che la Cina starebbe perseguendo una strategia quadripartita, coltivando al contempo un solido ecosistema spaziale commerciale, incentivando le start-up, attirando investitori e industrializzando su larga scala. L’obiettivo? Diventare una potenza spaziale, migliorare l’economia e avvantaggiare le forze armate.

Un altro aspetto rilevante, ha fatto notare il Csis, è che Pechino sta impiegando sul fronte spaziale lo stesso modello industriale utilizzato per raggiungere la supremazia in altri settori, come quello dei veicoli elettrici, ricorrendo a direttive centrali, concorrenza locale, sussidi industriali e liberalizzazione selettiva del mercato per promuovere l’innovazione e incrementare la propria quota di mercato globale.

“La posta in gioco va ben oltre razzi e satelliti. I sistemi spaziali commerciali stanno diventando sempre più parte integrante dell’infrastruttura che sostiene le comunicazioni globali, l’accesso all’informazione, l’attività economica e il potere nazionale. I Paesi che plasmeranno questo ecosistema influenzeranno il più ampio contesto strategico globale”, si legge ancora nel paper.

La road map cinese è intanto già fissata: atterraggio dei primi taikonauti sulla Luna entro il 2030; l’istituzione di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare nel decennio successivo; il completamento e mantenimento operativo della stazione spaziale Tiangong (con rotazione regolare degli equipaggi); l’invio di missioni con equipaggio su altri corpi celesti, fino a diventare centro preminente dell’innovazione della scienza spaziale.