L’Italia detta il ritmo nella corsa allo spazio: pronta a definire la nuova agenda europea

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Nella giornata del 9 luglio, il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, ha visitato a Roma la Space Smart Factory di Thales Alenia Space, sito industriale avanzato in via di completamento presso il Tecnopolo Tiburtino e parte del programma Space Factory 4.0 finanziato attraverso fondi Pnrr. L’iniziativa, promossa da Asi e portata avanti da Thales Alenia Space insieme ad altri partner industriali italiani, punta a creare un’infrastruttura produttiva altamente digitalizzata che sarà capace di realizzare satelliti su larga scala, con tecnologie di ultima generazione e in tempi competitivi rispetto agli standard internazionali. La visita è stata anche l’occasione per un confronto istituzionale tra lo stesso Aschbacher e le autorità politiche italiane, tra cui il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, entrambi impegnati nel rafforzamento della presenza italiana nella cooperazione spaziale europea e nella preparazione della prossima conferenza ministeriale dell’ESA prevista a novembre a Brema. 

L’incontro, tenutosi in concomitanza con le celebrazioni per i 50 anni dell’ESA, ha posto l’accento sulla volontà del governo italiano di svolgere un ruolo di primo piano nella definizione della nuova agenda spaziale europea, candidandosi alla presidenza della prossima ministeriale ESA. La posizione italiana si fonda su un impegno strutturale che coinvolge l’intera filiera spaziale nazionale, un comparto in crescita che integra ricerca pubblica, industria pesante e nuove realtà imprenditoriali nel campo della Space Economy. Lo stabilimento di Roma rappresenta la punta di diamante di questo sistema e mira a diventare un hub strategico per la produzione spaziale europea, un modello replicabile a livello continentale che integra grandi gruppi e PMI in un’unica piattaforma di progettazione, produzione e innovazione.

A confermare la centralità della struttura, la delegazione ESA presente alla visita includeva i direttori delle principali divisioni dell’agenzia, tra cui Simonetta Cheli (Osservazione della Terra), Geraldine Naja (Commercializzazione) e Laurent Jaffart (Connettività e comunicazioni sicure), prova di un’attenzione che cresce verso le capacità industriali italiane in vista delle scelte strategiche di fine anno. 

L’Italia vuole guidare la governance europea dello spazio 

In occasione della visita del numero uno dell’ESA, il ministro Urso ha ribadito che l’Italia intende giocare un ruolo centrale alla prossima ministeriale dell’agenzia, in programma a Brema il 26 e 27 novembre, un appuntamento che definirà le priorità programmatiche e i livelli di finanziamento dei progetti spaziali europei per il triennio 2025–2027. Il governo italiano ha espresso la volontà di candidarsi alla presidenza della conferenza, puntando a imprimere una direzione strategica fondata sulla cooperazione tra Stati membri, sul rafforzamento delle capacità tecnologiche interne all’Unione e sulla creazione di un ecosistema produttivo più competitivo a livello globale. Nel corso del confronto con Aschbacher, il ministro ha ribadito la necessità di avviare fin da subito un dialogo costante tra la direzione ESA, gli Stati membri e le autorità nazionali, per garantire una governance più efficace e una distribuzione razionale delle risorse, in un contesto in cui il budget previsto per la prossima ministeriale è stimato attorno ai 23 miliardi di euro, cifra che richiede una pianificazione realistica ma anche ambiziosa. 

Oltre agli aspetti legati alla governance, l’incontro ha toccato anche il ruolo in crescita dell’Italia nel quadro industriale europeo, con la Penisola che oggi si colloca al terzo posto per contributo al bilancio dell’ESA, subito dopo Germania e Francia. In questo scenario, l’Italia non solo intende rafforzare la propria posizione ma si propone come attore guida per una nuova fase della politica spaziale europea, attraverso un maggiore coordinamento istituzionale, l’integrazione delle capacità industriali e una visione a lungo termine che punti alla sovranità tecnologica del continente. Il governo, insieme all’Asi, ha già avviato il percorso di preparazione alla ministeriale interagendo con il Comitato interministeriale per le politiche spaziali (Comint), le aziende di settore, i centri di ricerca e le delegazioni degli altri paesi membri. L’obiettivo è arrivare a Brema con una proposta strutturata e con una piattaforma di priorità condivise, capaci di orientare il prossimo ciclo di investimenti dell’Unione Europea nel settore spaziale.

Autonomia strategica, difesa spaziale e nuovo quadro normativo

Durante l’incontro con Aschbacher, anche il ministro Crosetto ha confermato l’intenzione dell’Italia di rafforzare la componente strategica della cooperazione spaziale, rimarcando come lo spazio sia diventato un asset essenziale non solo per l’economia ma anche per la sicurezza e la difesa. L’Italia è difatti uno dei pochi Paesi al mondo a disporre di una filiera industriale completa che va dai vettori di lancio ai moduli orbitanti, dai satelliti ai sistemi di comunicazione avanzata, con un settore che coinvolge oltre 500 aziende tra grandi gruppi, PMI e start-up. In quest’ottica, il potenziamento di programmi come Cosmo SkyMed, Galileo, Iride e le nuove costellazioni in orbita bassa viene visto come leva strategica per garantire la capacità autonoma di accesso allo spazio da parte dell’Europa, in un contesto geopolitico che richiede sempre più indipendenza tecnologica. 

Il rafforzamento della leadership italiana passa anche attraverso strumenti normativi più adeguati e coerenti con le trasformazioni in atto nel settore. È stato infatti recentemente approvato il primo quadro normativo nazionale dedicato allo spazio, la Legge 89/2025, che assegna all’Asi nuove funzioni di regolazione, vigilanza e coordinamento tecnico per tutte le attività aerospaziali civili, trasformando l’agenzia in un punto di riferimento istituzionale per l’intero comparto. La norma prevede anche l’istituzione di un Fondo nazionale per la Space Economy che, collegato al piano Pnrr, ha l’obiettivo di supportare la crescita del settore e di promuovere la partecipazione delle imprese italiane – in particolare le PMI – nei principali programmi europei e internazionali. In parallelo, anche a Bruxelles si sta lavorando su uno “Space Act” europeo e i documenti normativi italiani potrebbero rappresentare una base utile per la futura armonizzazione delle regole nel contesto UE, favorendo l’adozione di standard comuni e la nascita di un mercato interno europeo dello spazio più solido e integrato. 

Verso Brema tra transizione industriale, costellazioni e Space Economy

Il percorso che porterà l’Italia alla prossima ministeriale ESA si concentra su una serie di priorità operative già definite dall’Agenzia Spaziale Italiana. Tra queste spicca la necessità di rafforzare il controllo del trasporto spaziale attraverso l’attuazione della risoluzione di Siviglia sul futuro dei lanciatori Ariane e Vega, garantendo all’Europa una capacità autonoma e regolare di accesso all’orbita. Altro obiettivo è la piena implementazione della costellazione Iride, sviluppata insieme all’ESA e progettata per rafforzare la capacità nazionale di osservazione della Terra, integrandosi con i sistemi europei Copernicus e con quelli già esistenti come Cosmo-SkyMed e Prisma. Il focus sarà inoltre sul supporto attivo agli attori commerciali emergenti del settore spaziale, con l’obiettivo di migliorarne la competitività internazionale e favorirne l’accesso alle grandi commesse pubbliche e ai programmi comunitari. 

Il presidente dell’Asi, Teodoro Valente, ha messo in evidenza come la preparazione alla ministeriale sia entrata in una fase operativa e che gli incontri con il settore industriale, accademico e istituzionale proseguano senza sosta per definire una proposta coerente con le ambizioni italiane e con la nuova fase geopolitica globale. Secondo Valente, l’Italia ha l’opportunità di posizionarsi come punto di riferimento nel futuro programma europeo, contribuendo in maniera concreta all’autonomia strategica del continente senza rinunciare però ai tradizionali partenariati transatlantici e ai nuovi rapporti con paesi extra-UE. Nei prossimi mesi saranno determinanti anche i negoziati bilaterali con gli altri Stati membri, il confronto con la direzione ESA e la definizione dei livelli di contribuzione nazionali, passaggi necessari per consolidare il ruolo dell’Italia come Paese guida nel nuovo ciclo della Space Economy europea.