La notizia dell’investimento britannico da 163 milioni di euro in Eutelsat, il gruppo satellitare francese, potrebbe sembrare un’operazione commerciale ordinaria, dettata da logiche di mercato. In realtà, è un tassello di una strategia molto più ampia, che intreccia la competizione tecnologica globale, le ambizioni europee e la fragilità delle relazioni transmaniche.
Partiamo dal dato di fatto: Eutelsat è uno degli ultimi baluardi europei nella corsa allo spazio dominata da colossi americani e cinesi. In particolare, deve fronteggiare la rete Starlink di Elon Musk, che negli ultimi anni ha consolidato una posizione quasi monopolistica nella fornitura di connessioni satellitari globali. Il rafforzamento della quota britannica in Eutelsat (10,89%) rivela la volontà di Londra di non restare esclusa da questa partita, nonostante la Brexit l’abbia formalmente estromessa da molte politiche industriali e tecnologiche dell’Unione Europea.
C’è però un paradosso che non può sfuggire: la Gran Bretagna si avvicina di nuovo a Parigi proprio mentre la sua strategia post-Brexit continua a oscillare fra orgogliosa autonomia e necessità di riannodare legami strategici con l’Europa continentale. La visita di Stato di Emmanuel Macron a Londra e questo investimento vanno letti in questa chiave: un tentativo di costruire un asse franco-britannico capace di rispondere alle sfide comuni – dalla gestione dei flussi migratori a Calais alle ambizioni spaziali e digitali.
Una piccolo passo verso l’autonomia dagli Usa
Ma quanto è solido questo asse? Qui emergono le contraddizioni. La Francia sogna da anni un’autonomia strategica europea, sostenuta soprattutto da Parigi e Berlino, mentre Londra continua a muoversi in una logica anglosassone che la porta più vicina a Washington che a Bruxelles. In questo contesto, l’operazione Eutelsat sembra più una mossa tattica che strategica, un modo per la Gran Bretagna di comprare influenza in un settore cruciale senza impegnarsi davvero in un progetto europeo integrato.
Il vero nodo, però, è geopolitico. Lo spazio e le comunicazioni satellitari sono ormai il nuovo terreno di scontro tra potenze. Chi controlla le costellazioni satellitari, controlla anche le comunicazioni civili e militari, le infrastrutture critiche e persino i mercati finanziari. L’Europa, finora, ha mostrato tutte le sue debolezze: dipendenza dagli USA per la sicurezza, frammentazione industriale, visione politica miope. L’operazione Eutelsat può rappresentare un piccolo passo verso l’affrancamento, ma è ben lontana dall’essere una svolta.
Infine, non va dimenticato l’elemento migratorio, richiamato nella cornice del vertice. L’impegno britannico nello spazio tecnologico coincide con la pressione su Macron per contenere i flussi di migranti dalla Francia verso la Manica. Anche qui, Londra cerca di ottenere il massimo con il minimo investimento: qualche centinaio di milioni a Eutelsat e qualche pattuglia in più a Calais per proteggere i propri confini, lasciando a Parigi l’onere politico.
In sintesi: l’alleanza franco-britannica è una necessità dettata dalle circostanze più che una vera scelta di campo. Finché Londra non scioglierà l’ambiguità tra “Global Britain” e vicinanza all’Europa, e finché Parigi non convincerà Berlino a investire davvero in una strategia industriale comune, operazioni come questa resteranno mosse episodiche, destinate a essere travolte dalla potenza di fuoco dei giganti americani e cinesi.