La “battaglia dei miliardari” per lo spazio ha un solo, grande vincitore certo: gli Stati Uniti. E non è solo la sfida tra Jeff Bezos e Elon Musk a dover interessare, ma il portato geopolitico che l’emersione di un duopolio spaziale potrebbe garantire.
Dopo che nella giornata del 16 gennaio il razzo New Glenn della Blue Origin, l’azienda del patron di Amazon fondata 25 anni fa per i voli spaziali, ha finalmente raggiunto le orbite il magnate statunitense si è unito al collega di origini sudafricane nel possedere un vettore capace di portare un’azienda privata nello spazio. Se i progressi di Blue Origin proseguiranno, SpaceX, l’azienda di Musk, si troverebbe di fronte un rivale competitivo ma, al tempo stesso, si amplierebbero le prospettive operative su cui si muove l’azienda cruciale per il sistema Starlink e i razzi Falcon e Starship.
Semplificando, potremmo dire che in prospettiva gli Usa potranno contare su SpaceX per la sicurezza e i voli commerciali, su Blue Origin per la ricerca scientifica e tecnologica se, dopo esser partito con cinque anni di ritardo rispetto alle origini, il razzo prodotto dall’azienda del fondatore di Amazon riuscirà a garantire profondità alla sua azione. In particolar modo, nota Space Insider, da un lato “sono gli atterraggi dei booster di classe orbitale di SpaceX che hanno trasformato da soli il settore. Essendo la parte più costosa del razzo, riutilizzare i booster dopo ogni volo fa risparmiare all’azienda decine di milioni; anche se SpaceX fa pagare ai clienti più del quadruplo del costo di lancio marginale, quei prezzi non sono comunque paragonabili a nessun altro nel settore”.
Ma, dall’altro, ” ha anche qualche innovazione al suo attivo. Una di queste è il suo progetto Blue Alchemist , un metodo per realizzare pannelli solari dalla polvere lunare” e ha brevettato il Be-4, un motore che “funziona con ossigeno liquido e metano liquido, un nuovo carburante che va di moda di questi tempi”.
Insomma, parliamo di innovazioni nettamente competitive e dinamiche che aumentano sia le dimensioni prospettiche del mercato della nuova corsa allo spazio che la proiezione dominante oltre le orbite della superpotenza americana. Un dato che si aggiunge a quanto emerso di recente con la querelle italiana sul sistema Starlink: c’è una corsa allo spazio dove è l’America a dare le carte all’Occidente. Musk o Bezos, in questo campo, fa poca differenza: siamo, per usare un gioco di parole, satelliti dipendenti dalla superpotenza. E lo rimarremo a lungo

