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Spazio

La Nasa completa LEMS, il nuovo strumento per registrare i terremoti della Luna e valutare i rischi sismici

Il sismometro ha superato i test necessari al volo e sarà portato al Polo Sud lunare per rilevare lunamoti e impatti, studiando la struttura interna della Luna anche durante la gelida notte del satellite
LEMS, stazione di monitoraggio dell'ambiente lunare (fonte: NASA)

La Nasa ha ufficialmente terminato i test su LEMS (Lunar Environment Monitoring Station), il primo carico scientifico progettato per finire direttamente nelle mani degli astronauti del programma Artemis, che avranno il compito di piazzarlo sul suolo lunare. Assemblato nei laboratori del Goddard Space Flight Center, nel Maryland, lo strumento ha incassato il via libera definitivo per il volo, anche se l’agenzia spaziale deve ancora decidere su quale navetta imbarcarlo. Il piano, in ogni caso, è già tracciato: LEMS volerà verso il Polo Sud lunare per mettersi in ascolto continuo dei movimenti sismici.

Sotto la scocca nasconde due sismometri ad altissima sensibilità, incaricati di registrare i tremori innescati dai “lunamoti” e dagli impatti dei meteoriti. L’obiettivo è mappare con precisione inedita la struttura interna del satellite e valutare i rischi sismici per gli equipaggi che in futuro cammineranno su quel terreno. Aver completato l’hardware rappresenta un giro di boa decisivo per la scienza targata Artemis, che punta a riportare l’uomo sulla Luna per costruirvi una presenza duratura. Per ora, in attesa di un biglietto per lo spazio, LEMS riposa nella camera bianca del centro Goddard.

Dall’eredità di Apollo ai terremoti del Polo Sud

Con questo progetto, la Nasa riannoda un filo interrotto oltre cinquant’anni fa: tra il 1969 e il 1972, infatti, i pionieri del programma Apollo piazzarono una rete di sismometri nella fascia equatoriale della faccia visibile della Luna, apparecchiature che rimasero in ascolto fino al 1977, intercettando circa 13.000 vibrazioni e offrendo agli scienziati la prima vera radiografia interna del satellite tramite le onde sismiche. Il meccanismo, in fondo, è lo stesso che usiamo sulla Terra: studiando come le vibrazioni viaggiano nel sottosuolo, si intuisce cosa si nasconde nelle profondità.

Ma se i sensori dell’era Apollo coprivano un fazzoletto limitato di suolo, LEMS sposterà il raggio d’azione in un territorio vergine e strategico come il Polo Sud, destinato a diventare il crocevia delle future esplorazioni. Stando all’agenzia, i nuovi sensori sfidano ogni record precedente per compattezza, sensibilità e risparmio energetico; la vera novità, però, risiede nell’architettura modulare. La stazione è pensata come un sistema aperto, pronto a ospitare in futuro anche strumenti scientifici diversi e a trasformarsi in una piattaforma multiuso per obiettivi che andranno ben oltre quelli del primo volo.

Una stazione autonoma nel gelo della notte lunare

Il vero grattacapo per gli ingegneri è stato progettare una macchina capace di cavarsela da sola, sopravvivendo al deserto ostile della Luna senza la minima manutenzione. LEMS – che ha le dimensioni di un piccolo bagaglio a mano – trae energia da un pannello solare flessibile integrato; una volta posizionato sul terreno, dovrà sbrigare il lavoro in totale autonomia seguendo una rigida tabella di marcia, per poi trasmettere a Terra i pacchetti di dati. Ma la bestia nera della missione si chiama “notte lunare”: un buio profondo che dura circa due settimane terrestri, durante le quali le temperature al Polo Sud crollano a picco, minacciando di congelare l’elettronica.

A differenza di vecchie sonde che si affidavano a riscaldatori a radioisotopi, il nuovo sismometro gioca la carta dell’isolamento: il sistema sfrutta materiali coibentanti di ultima generazione, cablaggi a bassa conduzione e un termoregolatore per gestire il calore immagazzinato di giorno. Un bilanciamento chirurgico studiato per evitare la cottura dei circuiti sotto il sole e, al contempo, arginare la dispersione termica nel buio pesto. Un dettaglio non da poco, che permette di tagliare drasticamente il peso e i consumi di uno strumento destinato a operare a lungo e in perfetta solitudine.

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Un laboratorio permanente per le future missioni Artemis

Prima di apporre la firma finale sul progetto, i tecnici hanno torchiato LEMS sottoponendolo a cinque mesi di prove estreme per simulare l’inferno del viaggio e dell’ambiente lunare. Lo strumento ha dovuto incassare i test sulle violente vibrazioni del lancio, sugli sbalzi termici e sui bombardamenti di radiazioni, senza contare le simulazioni necessarie per assicurarsi che gli astronauti riescano a maneggiarlo e installarlo senza intoppi. L’orizzonte di questo hardware, di fatto, supera i confini di una singola spedizione: la Nasa guarda a LEMS come alla prima pietra di un vero e proprio avamposto scientifico permanente, capace di lavorare da solo e di evolversi nel tempo.

L’idea di poter agganciare nuovi sensori su uno scheletro già rodato permetterà di ampliare la rete di monitoraggio senza dover ripartire ogni volta dal foglio bianco. Tradotto in ottica Artemis, significa affiancare alla presenza umana un occhio robotico che continua a scrutare e registrare anche quando gli equipaggi ripartono verso la Terra. I dati raccolti aiuteranno a decifrare definitivamente i segreti sotterranei del Polo Sud; fino ad allora, però, il sismometro resterà a Goddard, aspettando la chiamata che lo porterà a bordo di una navetta diretta verso la Luna.

Fonti:

NASA, NASA Completes Astronaut-Deployed Science Instrument for Lunar Surface, 2026. Disponibile su: https://science.nasa.gov/missions/artemis/nasa-completes-astronaut-deployed-science-instrument-for-lunar-surface/

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