È stata diffusa dalla Nasa la suggestiva immagine di NGC 2264, un ammasso giovane di stelle noto informalmente come Christmas Tree Cluster, già individuato nel 2023 per la sua disposizione che ricorda la forma di un albero di Natale. L’effetto visivo nasce dalla combinazione di tre diversi set di dati raccolti in lunghezze d’onda distinte: i raggi X dell’Osservatorio Chandra della Nasa, le osservazioni ottiche del telescopio WIYN da 0,9 metri della National Science Foundation su Kitt Peak e i dati infrarossi del Two Micron All Sky Survey (2MASS).
La scelta cromatica — blu e bianco per le stelle rilevate nei raggi X, verde per il gas della nebulosa, bianco diffuso per le stelle riprese all’infrarosso — è stata effettuata per rendere più intuitiva la struttura dell’ammasso. L’immagine è inoltre stata ruotata di circa 150–160 gradi rispetto alla tradizionale orientazione astronomica, in modo che la parte “apicale” dell’ammasso coincidesse visivamente con la cima di un albero.
Questa composizione mette in evidenza diversi livelli del sistema: le stelle giovani e attive, il gas che costituisce l’ambiente della nebulosa e il campo più statico delle stelle di primo piano e di sfondo. Il risultato è un’immagine scientifica che, pur non modificando i dati, appare straordinariamente simile a un albero addobbato nello spazio.
Giovani stelle in evoluzione
NGC 2264 si trova a circa 2.500 anni luce di distanza dalla Terra, all’interno della Via Lattea: le sue stelle hanno età comprese tra uno e cinque milioni di anni, quindi sono oggetti celesti estremamente giovani dal punto di vista astronomico. Come accade per tutte le stelle in questa fase iniziale, presentano un’attività intensa, irregolare e spesso violenta. L’Osservatorio Chandra – che rileva i raggi X – permette di identificare proprio queste stelle più turbolente, che nella composizione appaiono come punti blu e bianchi.
Le variazioni di luminosità tipiche di queste stelle possono dipendere da diversi fenomeni: alcune fluttuazioni sono dovute alla presenza di macchie stellari che modificano l’emissione luminosa man mano che la stella ruota. Altre variazioni nascono dalla presenza di gas che oscura temporaneamente la luce o, al contrario, dall’accrescimento di materiale residuo proveniente dai dischi di gas che circondano le stelle più giovani. L’animazione rilasciata dalla Nasa mostra le stelle che “lampeggiano”, come luci di un albero di Natale, ma questo effetto è un artificio grafico: nella realtà le stelle variano in modo indipendente, senza alcuna sincronizzazione.
Le osservazioni nei raggi X sono fondamentali per capire come nascono e si evolvono le giovani stelle, in quanto sono in grado di rivelare la loro attività magnetica e i processi energetici iniziali: questi fenomeni, infatti, influenzano anche i dischi di gas e polveri che spesso danno origine ai pianeti. Pur senza parlare direttamente di sistemi planetari, la Nasa descrive dinamiche tipiche delle fasi in cui questi sistemi possono formarsi.
La struttura che forma “i rami” dell’albero
Al di là delle giovani stelle attive, l’immagine di NGC 2264 mostra un ambiente più ampio e complesso: le strutture verdi ottenute dalle osservazioni ottiche del telescopio WIYN rivelano il gas diffuso della nebulosa, che appare come un insieme di filamenti e macchie che ricordano la forma dei rami e degli aghi di un albero. Si tratta principalmente di idrogeno e polveri illuminate dalla radiazione delle stelle vicine: questi materiali rappresentano il residuo della nube molecolare originale dalla quale l’ammasso si è formato, il che rende la loro osservazione di grande utilità per ricostruire l’evoluzione del sistema.
I dati infrarossi di 2MASS consentono invece di penetrare le regioni più dense della nebulosa, mostrando stelle che alla luce visibile potrebbero risultare attenuate o invisibili.
Comprendere la distribuzione di gas, polveri e stelle è essenziale per studiare come le nubi si contraggano, come si formi una popolazione stellare e quali condizioni permettano la nascita di nuove stelle.
Un laboratorio per studiare la formazione stellare
L’interesse scientifico per NGC 2264 non deriva solo dalla sua forma suggestiva: l’ammasso è un caso di studio importante per la ricerca sulla formazione stellare. La coesistenza di stelle molto piccole — inferiori a un decimo della massa solare — e stelle più massicce rende il cluster un ambiente ideale per comprendere come la massa influenzi l’evoluzione stellare nelle prime fasi.
La combinazione di dati in raggi X permette di osservare come queste stelle interagiscono con il loro ambiente, come la radiazione influisce sul gas residuo e come l’ammasso si evolve nel tempo. Le informazioni raccolte da Chandra e dagli altri telescopi costituiscono una base utile anche per confronti con le osservazioni del telescopio spaziale James Webb, che operando principalmente nell’infrarosso è in grado di individuare dettagli ancora più fini nelle strutture di gas e polveri.
NGC 2264 è quindi un esempio emblematico di come una regione di formazione stellare possa essere osservata attraverso più lunghezze d’onda per ottenere una visione completa dei processi in atto. L’immagine, per quanto affascinante, non è un semplice prodotto estetico: è una rappresentazione visuale di fenomeni fisici reali che permettono agli astronomi di ricostruire la storia evolutiva delle stelle e del gas che le circonda.

