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Nel grande teatro della competizione tecnologica, dove i titani del nostro tempo si sfidano a colpi di miliardi e visioni futuristiche, si apre un nuovo atto: Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, lancia il suo guanto di sfida a Elon Musk con Project Kuiper, una costellazione di satelliti destinata a portare internet ad alta velocità in ogni angolo del pianeta. Una mossa che non è solo business, ma una battaglia per il controllo di un’infrastruttura cruciale del XXI secolo: la connettività globale. E, come sempre quando si parla di questi due colossi, il duello assume contorni epici, quasi mitologici.

Project Kuiper, annunciato da Amazon nel 2019, è un progetto ambizioso: oltre 3.200 satelliti in orbita terrestre bassa (LEO, Low Earth Orbit) per offrire banda larga a prezzi competitivi, con un occhio di riguardo alle aree remote e scarsamente servite. Un investimento da oltre 10 miliardi di dollari, che Bezos ha deciso di sostenere con la forza del suo impero commerciale e della sua compagnia spaziale, Blue Origin. L’obiettivo? Non solo competere con Starlink, la rete di SpaceX che già conta oltre 8.000 satelliti in orbita e più di cinque milioni di clienti in 125 paesi, ma anche ritagliarsi un ruolo strategico in un mercato che, secondo gli analisti, potrebbe crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

La competizione, però, non è solo una questione di numeri. Starlink ha un vantaggio temporale non indifferente: mentre Musk lanciava i primi satelliti nel 2019, Amazon otteneva i permessi dalla FCC (Federal Communications Commission) e affrontava ritardi nella produzione e nei lanci. Il primo gruppo significativo di satelliti Kuiper, 27 in totale, è stato messo in orbita solo di recente, a bordo di un razzo Atlas V della United Launch Alliance (ULA), segnando l’inizio di una corsa contro il tempo. La FCC, infatti, impone ad Amazon di schierare almeno la metà della sua costellazione – 1.618 satelliti – entro luglio 2026, un ritmo che richiederebbe quasi 95 lanci al mese. Un’impresa titanica, resa ancora più complessa dalle difficoltà produttive: finora, secondo fonti interne, Amazon avrebbe completato solo poche decine di satelliti.

Eppure, Bezos non sembra intimorito. In un’intervista a Reuters, ha espresso fiducia nella capacità di Kuiper di trovare il suo spazio, sottolineando l’“insaziabile domanda” di connettività. “C’è posto per molti vincitori,” ha detto, prevedendo successo sia per Starlink che per Kuiper. Una dichiarazione che sa di diplomazia, ma che nasconde una verità: il mercato della banda larga via satellite non è solo una questione di consumatori privati. Governi, militari, intelligence: tutti guardano con interesse a queste reti, che possono garantire comunicazioni sicure in scenari di crisi, guerre o disastri naturali. Non a caso, Starlink è già operativo in zone di conflitto come l’Ucraina e ha fornito connettività in aree colpite da catastrofi, come il Marocco dopo il terremoto del 2023.

Ma cosa rende Kuiper diverso? Amazon punta sulla sua esperienza nel settore consumer e sull’infrastruttura di Amazon Web Services (AWS), il gigante del cloud computing, per offrire un servizio integrato e scalabile. I terminali Kuiper, presentati nel 2023, sono un esempio: un’antenna grande quanto un vinile per velocità fino a 400 Mbps e un modello più piccolo, simile a un Kindle, per connessioni più leggere, entrambi sotto i 400 dollari. Un’offerta pensata per essere accessibile, in diretta competizione con i terminali Starlink, come il modello Mini. Inoltre, Amazon ha siglato accordi per 83 lanci con ULA, Arianespace, Blue Origin e, ironia della sorte, persino SpaceX, dimostrando una pragmatismo che va oltre le rivalità personali.

Tuttavia, il cammino di Kuiper è irto di ostacoli. Oltre alle difficoltà produttive, c’è la questione dell’affollamento orbitale. Con Starlink, Kuiper, OneWeb e la costellazione cinese Guowang, lo spazio a bassa quota rischia di diventare una giungla di satelliti, aumentando il pericolo di collisioni e interferenze con le osservazioni astronomiche. Gli esperti avvertono: senza una regolamentazione più stringente, il caos è dietro l’angolo. E poi c’è la politica. Musk, con i suoi legami con il governo statunitense e il suo ruolo nel DOGE (un comitato per la riduzione della spesa federale), potrebbe esercitare un’influenza che complichi la vita ad Amazon, soprattutto se quest’ultima dovesse richiedere un’estensione dei termini FCC.

In questo scontro tra titani, emerge una domanda più grande: chi controllerà l’internet del futuro? Musk, con la sua visione di una rete globale che supporti anche le sue ambizioni marziane, o Bezos, con la sua macchina commerciale pronta a integrare la connettività nello sterminato ecosistema Amazon? Una cosa è certa: la guerra dei cieli è appena cominciata, e il suo esito non riguarderà solo i due miliardari, ma il modo in cui miliardi di persone accederanno al mondo digitale. Come in ogni grande saga, il vero vincitore potrebbe non essere chi arriva primo, ma chi riesce a costruire un sistema che duri. E in questo, Bezos e Musk, ciascuno a suo modo, hanno già dimostrato di saper vedere oltre l’orizzonte.

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