Il grande gioco di Elon Musk: SpaceX compra xAI e si avvicina lo sbarco a Wall Street

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Elon Musk sta riorganizzando il suo impero imprenditoriale e la sua compagnia di punta, SpaceX, ha messo in campo 250 miliardi di dollari per acquistare xAI, controllata al 53% dall’uomo più ricco del mondo e che ha come soci il fondo saudita Kingdom Holdin, il principe di Riad Alwaleed bin Talal, investitori Usa come Vy Capital, Valor Equity Partners, l’onnipresente BlackRock e vecchie conoscenze del venture capital a sostegno delle tecnologie Usa come Andreessen Horowitz e Sequoia Capital.

L’affare SpaceX-xAI

xAI, come noto, gestisce la piattaforma social X (ex Twitter) e il sistema d’intelligenza artificiale Grok, che Musk intende applicare anche per governare i nuovi robot umanoidi Optimus. La sua integrazione porterà il valore di SpaceX, di recente capitalizzata a 1000 miliardi di dollari, sopra il trilione: ora, a 1,25 trilioni di dollari per la precisione.

Ciò fa di SpaceX la più grande compagnia privata e non quotata del pianeta, e rende più realistiche le prospettive del fondatore di Tesla di arrivare a una valutazione da 1.500 miliardi di dollari al momento dello sbarco in borsa. La corsa all’Ipo di SpaceX è talmente imponente che è sostenuta da quattro colossi finanziari Usa: Bank of America, Goldman Sachs Group, JPMorgan Chase e Morgan Stanley sono infatti gli advisor dell’operazione.

La corsa verso la borsa del gioiello di Musk

Previsto inizialmente per il 28 giugno, l’ingresso di SpaceX a Wall Street potrebbe garantire la Ipo più grande della storia se la previsione di Musk di raccogliere 50 miliardi di dollari di capitali si concretizzerà, ma andrà capito se l’integrazione di xAI sarà completata in tempo.

I fini industriali di questa fusione, nel frattempo, appaiono chiari: mettere l’intelligenza artificiale di xAI al servizio della capacità di proiezione spaziale della parent company del sistema di comunicazioni internet satellitari Starlink e del progetto di vettori spaziali riutilizzabili Starship, consolidandone la leadership di mercato e aprendo a un ruolo crescente dell’IA negli affari del gruppo.

I data center nello spazio, sogno di SpaceX

In sostanza il principale obiettivo sarebbe la realizzazione di data center orbitanti alimentati a energia solare come alternativa ai costosi hub terrestri per elaborare la capacità di calcolo dell’intelligenza artificiale e ridurre l’impatto ambientale ed energetico dello sviluppo dell’inferenza e della potenza di calcolo; non sarebbe la prima proposta di questo tipo nel contesto di un settore che sta già guardando allo spazio per esternalizzare l’impattante processo di sviluppo degli algoritmi di frontiera.

L’IA di xAI al servizio del business di SpaceX, SpaceX in campo per espandere la rivoluzione IA oltre le orbite: la scommessa sarebbe importante anche guardando agli obiettivi industriali dei soci di Musk nell’azienda guidata da Gwyne Shotwell.

L’ambizione di Google e la sfida dell’IA

Tra questi spicca Google, sempre più in rimonta col sistema Gemini su OpenAI di Sam Altman e la sua ChatGpt nel mercato dei linguaggi naturali e che nel 2015 entrò in SpaceX con il 7% del capitale investendo 900 milioni di dollari. Una valutazione che potrebbe trasformarsi in iper-plusvalenza in caso di Ipo, con la quota a 111 miliardi di dollari se il target di 1,5 trilioni sarà raggiunto in borsa, e che al contempo contribuirebbe agli affari di Mountain View nell’intelligenza artificiale.

“Musk prevede di utilizzare la Starship di SpaceX, il veicolo di lancio 
più potente mai costruito, per creare un’enorme costellazione di satelliti, molto simile all’attuale  costellazione Starlink , come data center del futuro”, nota Axios, sottolineando che se la scommessa del magnate di origini sudafricane avrà successo “Google vince alla grande, anche se sta perseguendo il suo progetto rivale, il Progetto Suncatcher“. In un mondo ove 500 miliardi di dollari saranno spesi nel 2026 per l’investimento in conto capitale per i data center, esternalizzare parte della spesa nello spazio mira a cercare di costruire decise economie di scala.

Convergenza con Tesla?

In prospettiva, l’integrazione SpaceX-xAI apre la strada a un consolidamento del business di Musk anche nella direzione della sua compagnia più nota, Tesla. L’azienda produttrice di auto elettrice di Austin sta virando sempre più sulla diversificazione del business e aprendo la strada all’aumento della produzione di robot umanoidi Optimus per applicazioni industriali e nel sostegno alla manifattura, con l’obiettivo di sfornarne fino a un milione di unità l’anno.

Esiste la possibilità che sul lungo periodo i business di Musk confluiscano in un unico gruppo? Per Bloomberg, “la capacità di Tesla di produrre sistemi di accumulo di energia potrebbe aiutare SpaceX a utilizzare l’energia solare nello spazio per alimentare i data center” e si segnala il fatto che “Musk ha anche discusso dell’utilizzo dei razzi Starship di SpaceX per trasportare i robot Optimus di Tesla sulla Luna e su Marte”.

In prospettiva esiste la possibilità, dunque, che Musk sia a capo di un maxi-conglomerato con ramificazioni critiche nei settori vitali per la sicurezza nazionale e lo sviluppo tecnologico Usa, come in buona parte è già ora (SpaceX appaltatore di punta della Nasa, Grok utilizzata dal Pentagono) ma con il surplus di avere una potenza di fuoco direzionata e coordinata. Dalla supremazia spaziale a quella IA, molto nel futuro degli Usa potrebbe passare dai gruppi di Musk. Il cui ruolo è evidentemente più strategico fuori dalla politica piuttosto che, come accaduto tra il 2024 e il 2025, nel cuore del deep state del mondo vicino al presidente Donlad Trump.

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