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La definiscono “l’alternativa europea a Starlink” e, per alcuni, potrebbe addirittura sostituire i satelliti di Elon Musk in tutto il continente. I riflettori sono puntati sull’azienda francese Eutelsat, improvvisamente finita al centro del dibattito mediatico dopo che l’uomo più ricco del mondo ha ventilato l’ipotesi di staccare il suo servizio satellitare all’Ucraina.

I satelliti di Starlink hanno infatti fin qui consentito a Kiev di migliorare le proprie comunicazioni sul campo di battaglia, effettuare attacchi con droni, bypassare le interferenze russe del segnale e neutralizzare ogni tentativo nemico di intercettazione. Se Musk, per qualsiasi motivo, dovesse decidere di spegnerli, il Governo ucraino finirebbe in un “buco nero”.

In attesa di capire quando, come e se procederanno i negoziati di pace tra Stati Uniti e Russia, l’Europa non ha intanto alcuna intenzione di dover dipendere da Musk, passato agli occhi di Bruxelles da genio assoluto a nuovo nemico pubblico numero uno. Ecco quindi che si moltiplicano le voci di commentatori che vorrebbero Eutelsat al centro di una nuova strategia dell’Unione Europea, smarcata dagli Stati Uniti e più indipendente. Ci sono però alcuni problemi di fondo da considerare.

Chi controlla Eutelsat

Innanzitutto, cos’è Eutelsat? Parliamo di un’azienda francese che produce satelliti per la connettività dati. L’azienda invia i suoi satelliti nello spazio – utilizzando razzi come quelli di SpaceX di Musk – dispiegandoli sia in orbita terrestre bassa (Leo) che in orbita geostazionaria (Geo). Nel 2023 ha unito le sue operazioni con quelle della britannica OneWeb, diventando il secondo operatore satellitare al mondo con una rete di 650 satelliti (contro i quasi 7.000 di Starlink).

Fin qui niente di strano. Arriviamo però ad una domanda decisamente più scomoda: chi controlla Eutelsat? La società – dal 2005 quotata alla Borsa di Parigi – ha sede a Parigi, ma in seguito alla fusione con OneWeb ha assunto una struttura azionaria piuttosto complessa. Al suo interno troviamo investitori istituzionali, Governi europei e anche fondi extra Ue.

Ed è proprio questo l’aspetto più preoccupante, visto che l’azionista principale del colosso europeo dei satelliti, dopo la fusione con OneWeb, è diventato il super conglomerato indiano Bharti Enterprises del miliardario Sunil Bharti Mittal, con oltre il 24%. Seguono la banca d’investimento statale francese Bpifrance (quasi il 14%), il governo del Regno Unito (circa l’11%) e la società di consulenza britannica Sb Investment Advisers (poco meno dell’11%). Troviamo anche una quota (circa il 7%) nelle mani del fondo sovrano cinese China Investment Corporation (Cic).

Troppe mani sui satelliti europei

Se l’Ue teme che Musk possa rivelarsi inaffidabile, sostituire Starlink con Eutelsat rischia di non risolvere il problema di fondo, visto che i satelliti europei sono controllati non solo da entità francesi e britanniche, ma anche da un magnate indiano e da un fondo cinese, ovvero da due player che non condividono necessariamente le stesse esigenze geopolitiche e spaziali di Bruxelles.

Il controllo dell’azienda, in ogni caso, rimane saldamente nelle mani di Parigi e Londra, entrambi ben felici di sfruttare il piano ReArm Europe per piazzare i loro satelliti sulle teste di ucraini ed europei. Come ha evidenziato il Financial Times, Eutelsat ha fatto sapere che i colloqui con i Governi europei si sono concentrati sull’utilizzo di una combinazione delle sue costellazioni satellitari (OneWeb e i satelliti Geo) per rafforzare la connettività satellitare in Ucraina e nella regione del Mar Nero.

Nel frattempo, nel corso dell’ultimo mese, le azioni sono schizzate alle stelle: +350%. L’amministratrice delegata, Eva Berneke, ha riferito di essere in trattativa con diversi Governi europei e di poter fornire 40.000 terminali a Kiev. Insomma, grazie a Eutelsat i satelliti del continente non saranno sotto il controllo di Musk, ma rischiano comunque di finire in mani non propriamente affidabili.

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