Così la Cina sta vincendo la corsa allo Spazio contro gli Usa

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Il Libro Blu spaziale non è un romanzo di fantascienza, ma un report ufficiale che la Cina pubblica ogni anno per fare il punto della situazione sulle attività, gli obiettivi e le strategie spaziali del Paese.

Nell’ultima edizione del 2024 la China Aerospace Science and Technology Corporation (Casc), la principale azienda statale del Dragone responsabile di tutte le più importanti operazioni spaziali nazionali civili e militari, scriveva che, in collaborazione con la China National Space Administration (Cnsa), più o meno il corrispettivo cinese della Nasa statunitense, sarebbero stati effettuati una settantina di lanci per spedire in orbita centinaia di satelliti, oltre a navicelle cargo e veicoli con equipaggio.

Ad alimentare il flusso ci sarebbero stati anche altri 30 lanci programmati dal fiorente settore privato spaziale di Pechino. A distanza di un anno la Cina ha fatto ulteriori passi da gigante e intende bruciare sul tempo l’Occidente nella corsa allo Spazio profondo.

La road map è già fissata: atterraggio dei primi taikonauti (dalla parola cinese “taikong” che significa spazio o cosmo) sulla Luna entro il 2030; l’istituzione di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (Ilrs) nel decennio successivo coinvolgendo diversi partner: dalla Russia alla Bielorussia, dal Pakistan al Sudafrica; completare e mantenere operativa la stazione spaziale Tiangong con rotazione regolare degli equipaggi; inviare missioni con equipaggio su altri corpi celesti e consolidarsi, infine, come centro preminente dell’innovazione della scienza spaziale.

Questione di programmazione (e non solo)

Le tempistiche scandite dalla Cina sono sempre più plausibili, almeno a giudicare dalle continue innovazioni sfornate da Casc, Cnsa e altri player d’oltre Muraglia. In termini di risorse il bilancio spaziale cinese è significativamente inferiore a quello della Nasa, attestandosi nel 2024 intorno ai 14,15 miliardi di dollari; questo settore è però legato a doppia mandata a quello della Difesa, e dunque è lecito supporre che una parte consistente dei fondi destinati all’esercito possano confluire all’interno del richiamato programma spaziale.

Sul fronte opposto l’ultimo bilancio Usa dedicato al dossier spaziale ha toccato quota 24,875 miliardi di dollari. C’è stato un calo rispetto ai 25,4 miliardi del 2023 ma è un altro l’aspetto da considerare: negli anni ’60 la spesa spaziale di Washington sfiorava il 4% del bilancio federale mentre adesso arriva a malapena allo 0,4%.

Come se non bastasse gli obiettivi e i programmi della Nasa cambiano in continuazione a seconda delle esigenze dei vari presidenti che si susseguono alla Casa Bianca. Quelli cinesi, al contrario, sono calibrati dal Partito Comunista Cinese nel medio e lungo termine agevolando così la loro effettiva realizzazione.

Lo sprint della Cina

Gli Stati Uniti hanno lanciato un avvertimento: la Cina sta sviluppando tecnologie militari spaziali ad una velocità incredibile. In particolare, il generale Stephen Whiting, comandante in capo della Us Space Force (Ussf), ha affermato che l’uso dello Spazio da parte della Cina per completare la sua “kill chain” (il processo di identificazione, tracciamento e attacco di un obiettivo) è diventato “molto preoccupante”.

Come ha sintetizzato il quotidiano britannico The Telegraph, Whiting ha individuato tre aree strategiche nelle quali Pechino ha compiuto rapidi progressi: il sistema di puntamento spaziale, le contro-armi spaziali e l’integrazione delle capacità spaziali con le sue forze armate convenzionali.

Il sistema di puntamento spaziale di Pechino, ha specificato il generale, può essere utilizzato dal Dragone per “tracciare e colpire le forze statunitensi e alleate nell’Indo-Pacifico” con attacchi di precisione. Ci sono poi le cosiddette contro-armi, ovvero armi che distruggono o bloccano altri satelliti, lanciati sia da Terra che dallo Spazio; includono attacchi informatici reversibili, Satcom e interferenze Gps, nonché laser ad alta energia, razzi antisatellite ad ascesa diretta (Da-Sat), missili e Asat coorbitali.

L’ultimo aspetto che preoccupa gli Stati Uniti coincide con l’integrazione delle capacità spaziali cinesi con il suo esercito convenzionale, la sua Aeronautica e la sua Marina. Cosa significa? Che “utilizzando servizi spaziali” Pechino avrebbe reso le sue forze armate “più letali, più precise e con un raggio d’azione più ampio”. Parola del generale Whiting.